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giugno 19, 2011

 

Il golpe in Grecia del 1967

 

Nella notte fra il 20 e il 21 aprile 1967, alle 2.30, un reggimento di paracadutisti con a capo il maggiore Gheorghios Konstantopoulos occupò il ministero della Difesa. Quasi contemporaneamente, nell’oscurità della notte, una lunga colonna di mezzi corazzati, guidata dal generale Stylianos Pattakos, si assicurò il controllo della radio e dei centri di comunicazione, del Parlamento e del Palazzo reale. Le unità della polizia militare arrestarono nello notte più di diecimila persone, poi trasferite in “centri di raccolta”. Tra loro anche il primo ministro Panagiotis Kannellopoulos e Gheorghios Papandreu, l’anziano leader dell’Unione di centro, all’epoca il maggior partito greco.

 

Alle 6 del 21 aprile il colonnello Gheorghios Papadopoulos dichiarò di aver preso il potere per difendere la “democrazia” e la “libertà”. Non c’era stata alcuna resistenza. La Greciaera finita in mano ai colonnelli. Il golpe venne attuato applicando il piano Prometeo, predisposto in tutti i paesi aderenti alla Nato, per fronteggiare l’eventualità di una “sollevazione comunista”.

Quello che sorprese di più fu che ad attuarlo fossero stati i colonnelli e non i generali fedeli alla corona. Era infatti cosa nota ad Atene che il re stesse progettando un proprio colpo militare, per evitare che nelle elezioni, fissate per il prossimo 28 maggio, trionfasse nuovamente l’Unione di centro, fondata nel 1961 da Gheorghios Papandreu, ritenuto troppo di sinistra.

La strategia delle destre prese inizio con l’assassinio del parlamentare di sinistra Grigoris Lambrakis, picchiato con spranghe di ferro da alcuni fascisti protetti dalla gendarmeria locale la sera del 22 maggio 1963 aSalonicco, dopo una manifestazione promossa dalla Lega per la pace e il disarmo nucleare. Al suo funerale ad Atene parteciparono almeno 500 mila persone al grido di “Lambrakis Zei!”, “Lambrakis Vive!”. La vicenda ispirò il famoso romanzo di Vassilis Vassilikos, non a caso intitolato “Z”, dallo slogan e dai segni tracciati di nascosto sui muri indicanti la lettera iniziale della parola greca “vive”. Nel 1969  Costa Gavras lo tradusse in un film tra i più visti dell’epoca: “Z, l’orgia del potere”.

Appena un paio di giorni dopo il golpe, manifestazioni di piazza contro i colonnelli ela Ciainfiammarono l’Europa, costringendo i governi  ad esprimere disappunto per l’esito golpista. Il  25 aprile a Napoli, si verificano incidenti fra fascisti e militanti di sinistra che manifestano contro l’aggressione al Vietnam ed il colpo di Stato in Grecia: 16 feriti, 24 fermati ed 1 arresto. Le galere europee si cominciarono a riempire di compagni che portarono i loro occhi attenti in quelle buie celle e mettendo energia ribelle nella più inaspettata rivolta del secolo, quella delle galere.

Il 3 maggio sul “New York Times”, il giornalista Cyrus L. Sulzberg afferma che il golpe militare in Grecia del 21 aprile è stato attuato seguendo un piano della Nato predisposto per prevenire un’eventuale presa del potere da parte dei comunisti. Nel secondo dopoguerra la Greciaaveva conosciuto una sanguinosa guerra civile seguita all’occupazione nazista. Gli accordi di Yalta fra Unione Sovietica, Gran Bretagna e Stati Uniti, avevano assegnato il Paese alla sfera d’influenza inglese. Nell’ottobre del 1944 Winston Churchill fece entrare le truppe britanniche ad Atene dopo la ritirata tedesca. I partigiani dell’Elas (Esercito nazionale popolare di liberazione),  circa 45 mila uomini, in maggioranza comunisti, vengono estromessi dal governo e Churchill prendendo in mano lo scettro dell’anticomunismo fece insediare un governo di coalizione senza i comunisti che vengono messi fuori legge.

Il 3 dicembre del 1944, ad Atene, le sinistre proclamarono lo sciopero generale per opporsi alla politica del governo e alle interferenze britanniche, la polizia sparò sui manifestanti facendo 28 morti. Ai successivi funerali gruppi di fascisti ed ex collaborazionisti dei nazisti, reclutati dagli inglesi, spararono dall’alto delle case sulla folla. I morti questa volta furono più di cento. Cominciò così la guerra civile. La sconfitta delle sinistre in armi si consumò nell’estate del 1949. Già dal febbraio del 1948, lo stesso Stalin aveva dichiarato che l’insurrezione greca “doveva rientrare”. La successiva rottura fra Tito e l’Unione Sovietica segnò la fine delle speranze. Anche le frontiere meridionali della Jugoslavia si chiusero per i partigiani greci.

 

 

40 mila i morti della guerra civile, secondo fonti ufficiali, in realtà molti di più. La potenza britannica, in fase calante, passò la mano agli Usa di Henry Truman. Tra il 1947 e il 1948 il governo di Washington sostenne Atene con quasi 200 milioni di dollari in aiuti militari. Successivamente, tra il 1949 e il 1952, gli Stati Uniti  versarono nelle casse della Grecia la cifra record di un miliardo e trenta milioni di dollari, di cui 323 milioni per la difesa. Gli Usa diventarono i padroni del Mediterraneo!

Governata dalla destra e sottomessa agli Stati Uniti andò a formarsi in quegli anni in Grecia non una vera classe imprenditoriale ma una borghesia speculativa e parassitaria che produsse, come in Italia, ladrocini, devastazioni e una massiccia emigrazione di proletari, una media di circa centomila unità annue, un’enormità per un paese di otto milioni di abitanti. Parallelamente continuò ad essere assoluto il controllo di esercito, magistratura, gendarmeria e burocrazia. Quasi senza soluzione di continuità si perpetuò lo stato di polizia imposto con la fine della guerra civile.

La Grecia aderì alla Nato e si modellarono gli apparati militari. Il Kyp, il servizio segreto greco, fu direttamente creato e finanziato dalla Cia. Gli uomini scelti dovevano essere di gradimento statunitense. Le stesse apparecchiature erano americane. Praticamente una filiale. La Cia lavorò alla costituzione di una Gladio greca. Gli accordi furono siglati negli anni Cinquanta. Una forza di circa 3.500 uomini, reclutata anche fra gli ex collaborazionisti dei nazisti.

Nella parentesi socialdemocratica, i famosi 500 giorni di governo, Papandreu riuscì a riformare la scuola, rendendola accessibile alle classi povere, e varò una legge in favore di una reale autonomia e rappresentatività dei sindacati. Incrementò gli investimenti e facilitò il ricorso al credito per gli agricoltori.

Ma quando diede il via a un’inchiesta sul Kyp, svelandone trame e complotti, si aprì un conflitto politico e istituzionale. Il re Costantino, nel luglio 1965, pose il veto a Papa Al vertice dell’esercito operava da sempre una sorta di società segreta: l’Idea, ovvero la Sacra lega degli ufficiali greci. Nel suo seno, fondata da Gheorghios Papadopoulos, si costituì, sotto i buoni auspici della Cia, un’altra organizzazione ancora più segreta: l’Eena, l’Unione dei giovani ufficiali greci. Papadopoulos durante la guerra aveva fatto parte dei Battaglioni di sicurezza che avevano combattuto a fianco dei nazisti, raggiungendo il grado di capitano rastrellando i partigiani nel Peloponneso. Passato, come molti altri collaborazionisti, alle dipendenze degli inglesi, riuscì a distinguersi anche nella repressione contro le sinistre. Successivamente reclutato dal Kyp fu mandato ad addestrarsi negli Stati Uniti. Divenne nei fatti l’agente numero uno della Cia. Con lui nell’Eena: Ioannis Ladas, Dimitrios Ioannidis, Nikolaos Makarezos e Stylianos Pattakos, uomini che hanno avuto un ruolo di primo piano nel golpe del ’67.

Questo gruppo di ufficiali decise di entrare in azione il 21 aprile del 1967. Tutto il piano sarebbe comunque andato all’aria se il re si fosse opposto. Ma Costantino, dopo qualche tentennamento, fu convinto dalla Casa Bianca ad avallare il golpe. Opporvisi avrebbe significato rischiare la sollevazione. Gli inglesi, dal canto loro, si limitarono solo a consigliare al sovrano di inserire alcune persone di fiducia nella nuova giunta alla guida del Paese.

Fu in realtàla Cia ad orchestrare il tutto. Gli americani, a conoscenza del progetto di un colpo di Stato dei generali fedeli al re, previsto per il 13 maggio, decisero di bruciare tutti sul tempo. Per farlo si servirono del colonnello Papadopoulos e dell’Eena. Gli Stati Uniti si garantirono in questo modo un sostegno decisivo nel Mediterraneo orientale.

La strategia di sviluppo delle “dittatura militare”  attraverso i golpe era in piena espansione. In soli quattro anni la Cia aveva favorito soluzioni golpiste in Turchia (1960), nel Vietnam (1963), in Brasile (1964), e a Santo Domingo (1965), ed era solo l’inizio.

14 dicembre1967 a Roma, davanti all’Ambasciata americana, un corteo di protesta contro la guerra al Vietnam e la presenza a Roma di re Costantino di Grecia ritenuto corresponsabile del golpe, è aggredita dai poliziotti armati di catene e manganelli, gli scontri proseguono fino a tarda sera.

13 agosto 1968 è arrestato il giovane attentatore di Papadopoulos,  Alexandros Panagulis.

17 novembre 1968 si conclude il processo ad Alexandros Panagulis ed Elefterios Verivakis, rispettivamente con la condanna a morte e all’ergastolo. L’esecuzione di Panagulis non sarà eseguita grazie alle proteste e agli appelli da tutto il mondo. Il giovane, che rifiutò di chiedere la grazia, riuscì a trasformare la sua difesa in un’accusa al regime greco che ebbe una grande risonanza.

Le proteste contro il golpe in Grecia non si fermarono e investirono anche l’azione dei lavoratori portuali. Il 21 aprile 1970, terzo anniversario del colpo di stato militare in Grecia, per una settimana, i portuali europei boicottano le navi greche.  A Genova i lavoratori rifiutano di scaricare 4 navi, altrettante a Napoli,2 aTrieste.

Il 20 settembre1970 aGenova si uccide dandosi fuoco, per protestare contro il regime militare greco, Costantino Georgakis. Georgakis aveva rilasciato il 29 giugno un’intervista sulle condizioni del suo paese che avrebbe dovuto essere pubblicata il 1° ottobre senza l’esposizione del suo nome, ma gli agenti greci lo hanno individuato ed era partito da Atene l’ordine di rimpatrio.

Il 21 agosto 1973 viene scarcerato Alessandro Panagulis.

La rivolta nel novembre del 1973 degli studenti universitari al Politecnico di Atene, a cui si erano uniti migliaia di lavoratori, repressa con i carri armati che uccisero 24 persone, segnò la svolta. Il generale Dimitros Ioannidis rimosse Papadopoulos ritenendolo troppo debole e accondiscendente. Ioannidis tentò anche di rovesciare l’arcivescovo Makarios, presidente di Cipro, attraverso un colpo di Stato condotto dall’organizzazione filo-ellenica Eoka-B.

La reazione della Turchia che invase la parte nord dell’isola portòla Grecia sull’orlo della guerra.

Nel 1973 gli Usa si liberarono dei golpisti per evitare tensioni con l’altra loro “base mediterranea”la Turchia, anche perché  ormai i golpisti avevano portato a termine il lavoro sporco.

In questi sei anni di potere fascista,la Greciadiventò il laboratorio e il campo di addestramento per tutti i neofascisti europei, italiani in particolare.

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