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9 agosto 2015

 

El Salvador, è guerra civile fra il governo e le “maras”

 

Da sempre uno dei posti più pericolosi del mondo, El Salvador è ormai vicino alla guerra civile contro le sue potentissime gang criminali, che da settimane stanno paralizzando il paese nella speranza di costringere lo Stato a negoziare una tregua. Dall’inizio dell’anno alla fine dello scorso mese di luglio sono state uccise 3.000 persone, contro le 1.800 dello stesso periodo del 2014 e le “maras” o “pandillas” ormai cercano di imporre il loro controllo feroce anche sui trasporti pubblici e minacciano i lavoratori costringendoli al coprifuoco.

 

Lo scorso 27 luglio sono stati ritrovati uccisi 10 dipendenti di aziende dei trasporti, cinque di loro erano autisti di pullman che si sono ribellati alle imposizioni della mala. Il fatto è avvenuto durante uno sciopero generale in tutto il paese, con il governo che ha cercato di far fronte alla situazione mettendo a disposizione mezzi alternativi per trasportare la popolazione e dislocando i militari per le strade. “Non negozieremo con i criminali, li perseguiremo fino a portarli in carcere”, ha promesso il presidente Salvador Sánchez Cerén, ex leader dei guerriglieri del Fronte Farabundo Marti per la liberazione nazionale (Fmln), che accusa l’opposizione di centrodestra di alimentare il conflitto. Ma dietro le violenze contro le aziende di trasporti c’è anche e soprattutto il business del “pizzo” imposto in vero e proprio stile mafioso.

 

I “pandilleros” si muovono ormai come un vero soggetto politico e nei giorni scorsi hanno diffuso un comunicato nel quale chiedono scusa alla popolazione per i disagi nei trasporti, definendo lo sciopero un mezzo di pressione contro le autorità affinché cessi la “persecuzione politica”.

 

L’ultimo episodio di violenza – ricorda Radio Vaticana – risale a questa mattina, quando un agente di polizia è stato assassinato da due uomini armati al confine con l’Honduras. Si tratta del quarantesimo poliziotto ucciso da gennaio dalle cosiddette bande di gangster. Nate negli Stati Uniti dagli immigrati salvadoregni, le “maras” contano in Salvador circa 60 mila affiliati, con altri 10 mila rinchiusi in carcere per delitti di ogni genere. Nella capitale, San Salvador, operano le due principali bande, Barrio 18 e Mara Salvatrucha, i cui esponenti si sono resi responsabili di violenze anche in Italia.

 

Oggi, durante l’Angelus a piazza San Pietro, anche papa Francesco ha parlato della situazione in Salvador “dove negli ultimi tempi si sono aggravati i disagi della popolazione a causa della carestia, della crisi economica, di acuti contrasti sociali e della crescente violenza. Incoraggio il caro popolo salvadoregno a perseverare unito nella speranza, ed esorto tutti a pregare affinché nella terra del beato Oscar Romero rifioriscano la giustizia e la pace”, ha detto il Santo Padre.

 

Uda

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