Il Noè intossicato di Giovani Bellini

Fonte: http://leonardoboff.wordpress.com/

30 aprile 2014  

http://www3.varesenews.it/

9 maggio 2014

 

Ci restano soltanto quindici anni

di Leonardo Boff

traduzione di Romano e Lidia Baraglia

 

Viviamo come ai tempi di Noè. Col presentimento che sarebbe venuto un diluvio, il vecchio cercava di convincere la gente perché cambiassero stile di vita. Ma nessuno gli dava retta. Al contrario, “Si mangiava e si beveva. C’era chi prendeva moglie e chi prendeva marito finché non arrivò il diluvio e li spazzò via tutti” (Lc 17,27; Gn 6-9).

I duemila scienziati del Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change) che studiano il clima della terra, sono i nostri attuali Noè. La terza e ultima relazione del 13 aprile contiene un grave grido di allarme: abbiamo soltanto quindici anni per impedire che si oltrepassi di 2°C il clima della terra. Se sarà oltrepassato, conosceremo qualcosa del diluvio. Nessuno dei 196 capi di stato ha detto una sola parola. La grande maggioranza continua a sfruttare i beni naturali, facendo affari, speculando e consumando senza fermarsi, come ai giorni di Noè.

Intravedo tre gravi irresponsabilità: una generale e una specifica e una supina ignoranza del Congresso Nordamericano che ha vietato tutte le misure contro il riscaldamento globale; la manifesta cattiva volontà della maggioranza dei capi di Stato; e la mancanza di creatività per montare le travi di una possibile arca salvatrice. Come un pazzo in una società di “saggi” oso proporre alcune premesse. Se hanno qualche merito, è quello di additare un nuovo paradigma di civiltà che ci potrà dare un altro corso alla storia. Eccole:

Completare la ragione strumentale-analitica-scientifica dominante con intelligenza emozionale o cordiale. Senza questa noi non ci commoviamo davanti alla devastazione della natura e non ci impegniamo per riscattarla e salvarla.

Passare dalla semplice comprensione di Terra come magazzino di risorse alla visione della Terra viva, chiamata Gaia, super organismo vivo autoregolante.

Arrivare a capire che, in quanto umani siamo quella porzione della Terra che sente pensa e ama, la cui missione è aver cura della natura.

Passare dal paradigma di conquista/dominazione ancora vigente, al paradigma di cura/responsabilità.

Capire che la sostenibilità sarà garantita soltanto se rispetteremo i diritti della natura e di Madre Terra.

Articolare il contratto naturale stipulato con la natura che suppone la reciprocità inesistente con il contratto sociale, insufficiente, che suppone la collaborazione e la inclusione di tutti.

Non esiste il medio-ambiente ma l’ambiente intero. Quello che esiste è la comunità di vita, con lo stesso codice genetico di base stabilendo relazioni parentali con tutti.

Abbandonare l’ossessione della crescita/sviluppo attraverso la redistribuzione della ricchezza già accumulata.

Dobbiamo produrre per andare incontro alle richieste umane, ma sempre entro le possibilità della Terra e di ogni ecosistema.

Porre sotto controllo la voracità produttivistica e la concorrenza senza limiti a favore della cooperazione e della solidarietà, perché tutti dipendiamo gli uni dagli altri.

Superare l’individualismo con la collaborazione tra tutti, perché questa è la logica suprema del processo di evoluzione.

Il bene comune umano e naturale viene prima del bene comune privato e corporativo.

Passare dall’etica utilitaristica e efficientistica all’etica della cura e della responsabilità.

Passare dal consumismo individualista a una sobrietà condivisa. Quello che avanza a noi, manca a tutti gli altri.

Passare dalla massimizzazione della crescita alla ottimizzazione della prosperità a partire dai più bisognosi.

Invece che continuare a modernizzare in permanenza, ecologizzare tutti i saperi e processi produttivi, cercando di tutelare beni e servizi naturali e far riposare la natura e la Terra.

Opporre all’era dell’antropocene che fa dell’essere umano una forza geofisica distruttiva l’era ecozoica che ecologizza e include tutti gli esseri nel grande sistema terrestre e cosmico.

Dare più valore al capitale umano spirituale inesauribile che al capitale materiale esauribile perché il primo fornisce i criteri per gl’interventi responsabili sulla natura e alimenta permanentemente i valori umano-spirituali della solidarietà della cura dell’amore e della compassione, basi per una società con giustizia,equità e rispetto della natura.

Contro la delusione e la depressione provocate dalle promesse di benessere generali non compiute fatte dalla cultura del capitale, alimentare il principio-speranza, fonte di fantasia creatrice, di nuove idee e di utopie possibili.

Credere e testimoniare che, alla fine di tutto, il bene trionferà sul male, la verità sulla menzogna e l’amore sull’indifferenza. Poca luce potrà scacciare un mondo di tenebre.

 

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