Elogio della pirateria
Dal Corsaro Nero agli Hacker dieci storie di ribellioni creative
di Carlo Gubitosa

Edizioni I Libri di Terre di Mezzo 2005

Un titolo provocatorio per un libro che non istiga alla criminalità, ma propone invece argomenti molto attuali come hacker, copyright, open source, brevetti dei farmaci, biotech, peer-to-peer, multinazionali.
Internet é il più potente strumento di condivisione della conoscenza che l'uomo abbia mai avuto a disposizione; le nuove tecnologie stanno rendendo obsolete le attuali leggi e logiche commerciali concepite in un'epoca in cui la cultura era gestita solo da un'élite.
Ora che tutto è duplicabile e facilmente condivisibile dobbiamo assolutamente ripensare il tema dell'accesso al sapere. Il libro circola sotto licenza creative commons, che garantisce all'autore la paternità dell'opera e il diritto allo sfruttamento commerciale, ma permette il libero scambio tra utenti, oggi vietato dalla legge sul copyright.

http://www.liberarchia.net
marzo 5, 2012

Copyright, pirati e libertà digitali
Intervista a Carlo Gubitosa by Daniele Florian

I primi mesi di questo 2012 hanno visto, tra gli eventi di rilevanza mondiale, un susseguirsi di vicende politiche e giuridiche sviluppatesi attorno al mondo del Web. Mentre da un fronte le potenze mondiali avanzavano proposte di legge quali SOPA, PIPA e la famigerata ACTA, al fine di regolamentare la Rete a danno della libertà di informazione, dall’ altro la maxi-operazione MegaUpload è stata la prima dimostrazione pratica della determinazione con cui le major e il mondo della produzione stanno aprendo il fuoco su un campo di battaglia del tutto nuovo. La particolarità di tali eventi infatti, risiede propro nell’ aver riportato alla luce tematiche di carattere socio-economico che raramente si è soliti affrontare, ma che molto probabilmente contraddistingueranno le lotte del nuovo millennio. Proprietà intellettuale, libero accesso alle risorse culturali, utilizzo delle nuove tecnologie per un nuovo modello di distribuzione, questi sono i pilastri su cui i movimenti sono tenuti ad aprire nuovi dialoghi, consapevoli che anche (e soprattutto) le innovazioni tecnologiche sono portatrici di innovazioni sociali. Per fare il punto della situazione, e chiarire qualche dubbio con un esperto, ho posto qualche domanda a Carlo Gubitosa, scrittore e giornalista italiano caratterizzato dalla sua attività “mediattivista”, e che oltre ad aver trattato temi come la guerra in Cecenia e il G8 di Genova è diventato celebre per le sue teorie riguardo i positivi risvolti culturali e sociali della cosiddetta “pirateria informatica”. Ringraziando fin da ora,

1)
Partiamo dai fatti recenti.
Il provvedimento improvviso che ha portato alla chiusura/sospensione di Megaupload e le imminenti proposte di legge americane del SOPA e PIPA hanno riportato l’ attenzione pubblica su tematiche spesso trascurate quali copyright, pirateria e diritti digitali.
La maggior parte dei siti di informazione hanno quindi espresso la loro contrarietà a provvedimenti troppo coercitivi, chiedendo dei sistemi meno invasivi per proteggere e tutelare il diritto d’ autore.
Quello che però si stenta a proporre, tesi da lei riportata in vari scritti, è che l’ idea stessa di proprietà intelettuale è un concetto obsoleto e vincolante la libera informazione, e che la cosiddetta pirateria informatica non è una minaccia per la produzione intellettuale ma anzi ne può essere promotrice.
Come commenta i recenti episodi alla luce di questo dibattito?

Dico che non va fatta confusione tra Megaupload, un servizio gestito da una societa’ commerciale a scopo di lucro, con la condivisione libera e gratuita che avviene sulle reti ed2k e torrent. Fatte quest doverose differenze, l’operazione poliziesca ai danni di Megaupload mi sembra condotta con piu’ severita’, determinazione e coordinamento internazionale delle retate effettuate contro le organizzazioni che si dedicano al narcotraffico, e mi chiedo: le motivazioni che si nascondono dietro questo pugno di ferro riguardano la tutela dei DIRITTI DEGLI AUTORI o invece la tutela dei PROFITTI DELLE AZIENDE che hanno acquistato dagli autori il diritto di sfruttamento delle loro opere?
Il punto e’ che la condivisione di contenuti e’ come un’Idra a sette teste, per ogni sito che tagli ne riaprono altri due. La soluzione non va cercata nella repressione poliziesca ma nella regolamentazione della condivisione di contenuti in rete. Alla luce dell’articolo 19 della dichiarazione universale dei diritti umani, considero la condivisione GRATUITA di arte e conoscenza come un diritto umano universale e non come una azione criminale. Se diventasse un crimine condividere cultura, allora dovremmo fare retate anche nelle biblioteche pubbliche, come la biblioteca di Bologna che ha recentemente attivato un servizio di “file sharing” per contenuti in formato digitale, che comprende anche musica e filmati.


2)
Tra le ottime osservazioni che ha fatto ha precisato un fatto importante, ovvero come il diritto di copyright, contrariamente all’ opinione comune, non sia tanto una garanzia dell’ “autore artistico” quanto una pratica richiesta dagli organi economici che veicolano il mondo produttivo.
Megaupload stesso ha offerto un esempio quando a Dicembre scorso era stato pubblicato un video in cui star del panorama musicale e cinematografico supportavano il sito di streaming. Il video è stato poi rimosso a causa di un ricorso presentato dalla Universal Music Group.
La domanda che sorge spontanea è dunque: in che misura la proprietà intelettuale è vera garante e motivazione della produzione immateriale? Se ne può davvero fare a meno senza intaccare la qualità del lavoro svolto?

Io sono personalmente convinto che l’incentivo economico non abbia nulla a che fare con la produzione della vera arte, che non emerge a comando quando si sventolano banconote ma si manifesta come una esigenza insopprimibile dell’animo umano. Detto questo, mi sembra comunque ragionevole garantire agli autori di un’opera un monopolio temporaneo sullo sfruttamento economico delle loro creazioni, che e’ poi l’idea alla base del copyright. Il problema nasce quando il periodo “temporaneo” passa da 14 anni rinnovabili a 28 (cosi’ come previsto dalla prima legge statunitense sul copyright del 1790) a durate che sfiorano il secolo come previsto dalle leggi attuali americane, e quando si pretende di proibire non solo lo sfruttamento economico dell’opera, ma anche gli utilizzi leciti, come la “consultazione gratuita in biblioteca”, che oggi puo’ avvenire anche utilizzando la piu’ grande biblioteca pubblica del mondo chiamata internet. La spinta creativa varia caso per caso, e quindi la motivazione economica va valutata nel contesto in cui si inserisce. Quel che e’ certo e’ che le attuali normative in materia di diritto d’autore non sono orientate all’interesse pubblico, e spesso nemmeno a quello degli autori, ma finalizzate alla tutela delle “societa’ di autori” come la SIAE che in realta’ tutelano solo l’interesse di alcuni privati.


3)
Presa coscienza del fatto che le norme in materia di proprietà intelettuale richiedono modifiche, possiamo considerare nella loro diversità le varie tipologie di risposta che questo problema trova nel globo.
A partire dal famoso Piraten Partei, passando per i cyber-movimenti anonimi della rete e finendo nei difensori dello streaming libero quello che si osserva è una gamma di diverse visioni più o meno riformiste, mirate talvolta ad osservare le leggi vigenti o in alternativa a sostenere la legittimità di mezzi di condivisione ufficialmente illegali.
Quale crede sia, in generale, la posizione che i movimenti politici di oggi dovrebbero assumere nei confronti del problema mirando alla difesa della libera informazione?

Quando sono stato invitato a parlare di pirateria presso la Radio della Svizzera Italiana, ho avuto modo di sfogliare la bozza della legge sul diritto d’autore che era appena stata approvata. Sono rimasto impressionato dalla quantita’ di soggetti pubblici e privati chiamati a discutere di quella legge, dalla piccola associazione locale fino alla grande associazione dei discografici. Basterebbe un processo legislativo aperto, trasparente e inclusivo per avere in Italia leggi piu’ equilibrate sul diritto d’autore, che puniscano il lucro illecito senza criminalizzare la condivisione gratuita. Purtroppo in Italia, anche quando c’era la sinistra al governo, le leggi sul diritto d’autore le hanno sempre scritte le lobby come SIAE, BSA e FIMI.

Ma se proprio costa troppa fatica ascoltare i cittadini, basterebbe riprendere i contenuti della proposta di legge presentata a suo tempo dal senatore Semenzato, che ancora oggi e’ il testo piu’ innovativo mai proposto in Parlamento, purtroppo mai discusso e quindi rimasto lettera morta.

http://softwarelibero.it/altri/semenzato-pieroni.shtml

4)
Nel campo del software esistono già innovazioni come i brevetti copyleft, sotto i quali viene distribuito l’ intero mondo Linux.
Crede sia facilmente esportabile questo sistema da quello informatico ad ogni settore produttivo?
 Nel mio libro “Elogio della pirateria” ho raccontato delle “storie di ribellione creativa” accomunate dalla libera condivisione dei saperi. Gia’ oggi esistono condivisioni di semi senza i brevetti imposti dalle multinazionali del biotech, condivisioni di musica, libri e film non soggetti alle regole delle lobby multimediali, condivisione di “ricette” per fare farmaci senza dover sostenere i costi esorbitanti dei detentori dei brevetti. In un certo senso la medicina ha scoperto il copyleft prima dell’informatica, quando Alexander Fleming, per affermare i propri principi etici, ha rinunciato al brevetto sulla penicillina.

5)
A proposito di proposte di legge, ciò a cui stiamo assistendo è un’ intenzione da parte delle istituzioni di andare nel senso del tutto contrario alla tutela dell’ informazione: nonostante siano state ritirate le famose proposte PIPA, SOPA e anche l’ italiana FAVA, i potenti non dimostrano di essersi arresi, presentando la famigerata ACTA, che oltre a regolamentare il Web solleva criticità in merito a brevetti in campo farmaceutico e non solo.
D’ altra parte si sono viste e si stanno oggi susseguendo svariate forme di protesta a tutte queste minacce, dagli attacchi di Anonymous alle piazze piene di cittadini furiosi, tanto che qualcuno ha ironicamente battezzato questi episodi come l’ inizio della Prima Guerra Mondiale del Web.
Pensa forse che effettivamente si stia delineando un nuovo campo di battaglia politica non ancora calpestato? I governi internazionali stanno davvero ponendo maggiore attenzione al controllo mediatico rispetto invece a quanto era importante fino ad oggi? Come crede che si svilupperà questa Grande Guerra Digitale nei prossimi mesi?

Cosi’ come si e’ sviluppata negli ultimi dieci anni, con le lobby che agiscono nell’ombra per affermare concezioni sempre piu’ restrittive e autoritarie del diritto d’autore, regolamenti sempre piu’ repressivi per l’accesso a internet orientato alla condivisione di cultura in rete, e leggi che trasformano in criminali le persone che utilizzano internet come una biblioteca pubblica e non come un mercato globale. Il tutto nella beata ignoranza dei cittadini tenuti al di fuori da questi problemi, indotti erroneamente a pensare che riguardino solo i “tecnici”, e con le soluzioni affidate a piccoli gruppi di attivisti che cercano di sollevare questioni di legittimita’ e democrazia con proposte concrete, ma purtroppo senza essere ascoltati dai partiti resi sordi dalle lobby.


6)
A differenza del resto del Mondo (e d’ Europa) in Italia si è sentito molto meno questo conflitto, sia nelle proteste (ricordo che dopo pochi giorni dalla proposta ACTA la Polonia è scesa in piazza) ma soprattutto nella poca informazione circolante a riguardo, causando un vero disinteresse della popolazione italiana per le questioni politiche legate a rete e brevetti. Vede anche lei questa differenze? Come pensa si spieghi questo divario?

E’ molto semplice: in italia si legge poco, sono rarissimi gli intellettuali non organici all’industria culturale e alle sue regole, e i ragionamenti piu’ avanzati sono quelli che chiedono “equilibrio” tra le esigenze degli utenti e il profitto delle societa’ che monetizzano il copyright. Ma non puo’ esserci nessun compromesso o mediazione possibile sui diritti umani fondamentali, e la dichiarazione universale dei diritti umani stabilisce all’articolo 19 che “tutti hanno il diritto di cercare, ricevere e diffondere informazioni, con ogni mezzo e senza riguardo a frontiere” e io aggiungerei “e senza riguardo ai piagnistei della SIAE”.


7)
Per concludere, che consigli pratici vorrebbe dare ai movimenti di oggi per portare avanti questa campagna all’ insegna della libera informazione?
 Scaricatevi da internet il mio libro “Elogio della Pirateria”, e non fatevi ingannare da chi chiama ladri quelli che vogliono accedere alla cultura, altrimenti sarebbero ladri anche tutti quelli che leggono libri gratis in biblioteca, ascoltano musica gratis alla radio, e guardano film gratis in Tv. 
Tutte le premesse dunque per un nuovo movimento, una nuova consapevolezza inscindibile dall’ utilizzo dei nuovi mezzi di informazione e un campo di discussione tutto da aprire.
Sperando che questo breve scambio di idee possa servire a tutti per iniziare tale percorso, ringrazio ancora una volta Carlo, per la sua disponibilità e perchè uno scrittore che suggerisce di scaricare il proprio libro al giorno d’ oggi si trova assai di rado.

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