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15 novembre 2012

Cia e 007 sono tuoi follower
e tu nemmeno te ne accorgi...
di Claudia Fusani

Non è un gran momento questo a Washington per parlare di 007 e strategie di sicurezza. Volano stellette, lenzuola e poltrone chiave in mezzo agli stracci di affari di cuore e di corna di alti generali e ufficiali. Ma le agenzie non sono, per fortuna, i loro generali.

L’ultima frontiera si chiama social network, Facebook, Twitter, i canali YouTube e la galassia Google per dire solo dei più universalmente noti. Considerati non come vere e proprie spie infiltrate sul campo, ma sicuramente preziosi alleati in quanto contenitori di milioni di informazioni che vanno lette, decrittate e verificate.

Il giornalista statunitense Kerry Davis ha scritto nei giorni scorsi un lungo articolo rilanciato a sua volta da numerosi siti e blog (computerworld.com). Una scuola militare in California, la Naval Postgraduate School, sta lavorando a due progetti che potrebbero cambiare totalmente il modo di fare intelligence. Il primo progetto riguarda un software che sfrutta le Api (application programming interface) di Twitter. Il secondo riguarda esclusivamente la Siria e punta ad analizzare le info tratte dai social network per definire le opzioni politiche della Casa Bianca nel complesso quadrante siriano. La sperimentazione è coperta dal segreto.

Quello che filtra è che tre unità della Difesa stanno testando il software di Twitter, Dynamic network analysis (Dtna) per sondare le opinioni pubbliche in alcuni dei punti caldi del mondo. Il software estrae i dati da Twitter e analizza frasi, parole chiave o hashtag. Il programma è in continuo aggiornamento e sta integrando le informazioni mappandole e geolocalizzandole, che vuol dire contestualizzarle in un territorio con le sue caratteristiche politiche, sociali e geografiche. I servizi segreti potrebbero usare il Dtna per comprendere il "sentimento comune" di un popolo su un argomento. Oppure impedire o semplicemente rispondere più rapidamente a eventuali futuri attacchi alle strutture e rappresentanze locali degli Stati Uniti. L’attacco all’ambasciata Usa di Bengasi, di cui non c’era la minima avvisaglia nei report dell’intelligence, era invece annunciato sui social networok.  Il progetto Siria nasce da un’intuizione del maggiore dell’Esercito Seth Lucente, ufficiale dei servizi segreti che sta frequentando la Naval Psotgraduate school per ottenere il master.

La linea della Casa Bianca è sempre stata di non entrare nel conflitto siriano almeno fino a quando le scorte di armi chimiche non fossero esposte al pericolo di finire in mani poco sicure. Secondo Lucente le classiche attività di intelligence militare sono più antiquate di quelle commerciali, metodi standard costosi, rischiosi e soprattutto lenti. Il progetto Siria prevede di sfruttare i flussi sociali dei media in tempo reale per testare il tipo di raccolta di informazioni veloce. L'analisi dell'utilizzo dei social media in Siria ha già dimostrato che le forze di opposizione sono più attive online del regime di Assad anche perché costrette a dare informazioni nonostante l’accerchiamento e la mancanza di altri mezzi.  La pagina di Facebook Syrian Revolution 2011 ha più di 647mila  "Mi piace". Gli account Twitter dei rivoltosi  - dove gli attacchi, il bilancio delle vittime e, talvolta, i movimenti di truppe sono regolarmente segnalati - hanno oltre 78mila seguaci. La cosa più sorprendente è la mappa di Google aggiornata ogni 24 ore dalle forze rivoluzionarie.

A ogni bandierina corrisponde un ipertesto che rinvia a video con attacchi aerei e movimenti di truppe. Grazie a queste informazioni, Lucente e il suo gruppo si sono posti, tra gli altri, l’obiettivo di individuare in quali aeree del paese c’è il rischio che siti governativi strategici, depositi di armi nucleari, biologiche e chimiche, possano restare incustoditi qualora il regime di Assad dovesse cadere e finire nelle mani del mercato nero. O peggio di gruppi terroristi. Homs è la città più strategica poiché centrale snodo stradale e anche quella che conta il più alto numero di vittime (syrianshuhada.com). I ricercatori hanno preso contatti con Nuclear Threat Initiative, un gruppo no-profit che studia i rischi connessi alle armi di distruzione di massa, per capire il numero di potenziali depositi nella zona di Homs.

Ne hanno trovati quattro: un sito di produzione chimica, una società di fertilizzanti, una raffineria di petrolio e un impianto di recupero di uranio. Attraverso post su Facebook e video di YouTube, hanno analizzato le forze di opposizione nella zona di Homs. Alla fine, hanno individuato per i comandi Usa un gruppo dell'opposizione nei pressi della città per proporgli di sorvegliare e prendersi carico dei siti qualora il governo siriano cadesse.

È chiaro che tutto questo avviene grazie a un’ottima conoscenza dei dialetti e delle lingue. E al netto di scrupolose, per quanto telematiche, verifiche per evitare strumentalizzazioni e depistaggi. Ora si aprirà il dibattito, spioni in rete, privacy in pericolo. Ma è la rete, bellezza. E non possiamo farci niente. 

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