La Voce della Russia
12 agosto 2014

Il messaggio al referendum in Ucraina, pubblicato sul quotidiano "Trud" dell’08.10.1991
"Cerchiamo di essere buoni vicini"
di Aleksandr Isaevic Solzenicyn

Con stordimento escono i nostri popoli da sotto le macerie del comunismo, finalmente crollato. Le persone aspettano meritevolmente – e quanto devono ancora attendere? Una vita dignitosa, non travagliata. Ma al momento siamo in un caos pieno di guai.

Così fino ad ora non è stata distribuita alla gente terra arabile, nemmeno piccoli spezzoni. E fino all'era primitiva è stata abbandonata la nostra industria. È avvelenata tutta l'atmosfera della vita. E alcuni procacciatori, nel frattempo, svendono in silenzio o pignorano irrecuperabilmente le nostre ricchezze restanti, il nostro futuro e allora cosa rimarrà a noi? E, soprattutto, ai nostri figli? E per coloro che lavorano, tutto diventa sempre più costoso, i prezzi si innalzano come un muro. E che crescita generale della disonestà, che deformazione delle anime!

Ma in questa catastrofe, almeno, ora non dobbiamo più con le nostre stesse mani provocare nuove lesioni alla gente, nuove ingiustizie per il futuro. Dopo le barricate di Mosca, dopo il crollo moscovita del comunismo di agosto le Repubbliche per la prima volta hanno scoperto una vera e propria opportunità di diventare singoli Stati... Dio benedica che ogni nuovo Stato si metta in piedi con esito positivo. (La confederazione degli Stati indipendenti è solo aria fritta, suono vuoto e sordo, non deve vivere.) Tuttavia, non sarà un bene se i primi passi delle indipendenze verranno accompagnati dalla soppressione di alcune parti di popolazione: le minoranze nazionali appena create. Già da diversi luoghi si sentono dei lamenti: in un luogo vi è violenza di massa, in un altro iniziano a licenziare sulla base della nazionalità, e se priveranno del diritto delle minoranze di educare i loro figli nella loro lingua madre, come hanno fatto i comunisti? La nostra amara esperienza sovietica comune ci ha sufficiente convinto che nessuno senso di Stato può giustificare la violenza contro le persone. A tutti deve essere garantita una vita tranquilla senza oppressioni.

È bello che sia stato indetto un referendum sul territorio dell'ex Repubblica Socialista Sovietica Ucraina. Ma solo se esso sarà tenuto in maniera abbastanza giusta. Ed esorto tutti coloro da cui esso dipende e che possono influenzare a farsì:

- che la domanda sulla scheda elettorale sia molto chiara (non come nel marzo scorso in URSS), dando all'elettore la vera libertà di scelta, senza vaghi travisamenti;

- che, secondo le norme internazionali, non vi sia alcuna pressione sugli elettori o falsificazione e per quanto possibile le commissioni di osservazione siano neutrali;

- che il risultato del referendum venga preso in considerazione separatamente per ogni regione: ogni regione deve decidere se aderire o no al nuovo stato.

Diverse regioni hanno origini storiche molto diverse, diversa composizione della popolazione e la sorte degli abitanti della regione non può essere decisa solo con un vantaggio decisivo sulla media aritmetica dei 50 milioni della vasta Repubblica. Coloro che sono a Leopoli e Kiev, finalmente, demoliscono i monumenti a Lenin, per quale motivo venerano come una cosa sacra, i falsi confini leninisti incisi all'alba sanguinosa del potere sovietico in molti luoghi solo per acquisire stabilità del regime comunista? Con la determinatezza dell'Ucraina a separarsi completamente, che è suo diritto naturalmente, un tale conteggio di voti in questi confini può essere irreparabile per la sorte di molti milioni di abitanti russofoni. E si creeranno zone di tensione in futuro.

Garantite una votazione libera e non contorta e tutti gli obbediranno. Date vera libertà a tutti di scegliere allora, qualunque sia il risultato, sarà l'autodeterminazione rispettata e noi ci congratuleremo vivamente con l'Ucraina che avrà intrapreso il suo cammino su una nuova via statale e culturale.

Noi siamo vicini per sempre. Cerchiamo di essere buoni vicini.

 

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