Coi Piedi Per Terra Numero 236 del 5 ottobre 2009
10. TERRA.
Clima
di Marina Forti

[Dal quotidiano "Il manifesto" del 22 settembre 2009 col titolo "La crisi fa
bene al clima"]


C'e' un "effetto collaterale" positivo nella crisi delle grandi economie
mondiali? Tutto sommato si', e lo sottolinea l'Agenzia internazionale per
l'energia (Aie): la recessione ha prodotto un "significativo declino" delle
emissioni di anidride carbonica, uno dei principali gas "di serra"
responsabili del riscaldamento dell'atmosfera terrestre. Il motivo e' quasi
ovvio: cala la produzione industriale, quindi l'uso di combustibili fossili,
quindi le relative emissioni di CO2. Secondo i calcoli degli economisti
dell'Aie, nel 2009 le emissioni di anidride carbonica attribuibili ad
attivita' umane saranno diminuite complessivamente del 2,6%, e questo e' il
calo piu' drastico degli ultimi 40 anni - ben piu' drastico di quello
registrato nel 1981, quando shock petrolifero e crisi economica si
tradussero in una diminuzione delle emissioni di anidride carbonica del
1,3%.
Il calo della produzione industriale e' la ragione principale del declino
delle emissioni, ma non l'unico: lo studio dell'Aie aggiunge che diversi
progetti di nuove centrali energetiche a carbone sono stati accantonati o
rinviati, un po' perche' e' scesa la domanda e un po' per mancanza di
finanziamenti. E poi, dicono, si comincia a vedere l'effetto delle politiche
dei governi per tagliare le emissioni: circa un quarto del calo delle
emissioni registrato, dicono, e' attribuibile a regolamentazioni, e anche
questo e' senza precedenti. In particolare, il "merito" va alle
regolamentazioni varate in Europa per attenersi all'obiettivo di tagliare le
emissioni del 20% entro il 2020, alle misure di efficenza energetica varate
dalla Cina e ai nuovi standard di efficenza energetica adottati negli Usa
per le automobili.
Quello dell'Agenzia internazionale per l'energia e' il primo studio
sull'impatto della recessione sul clima, ed e' un'anticipazione del suo
rapporto annuale sull'energia (World energy outlook), che sara' pubblicato
il 10 novembre. E' un'anticipazione piu' che attuale: proprio oggi il
segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon presiedera' un Forum mondiale sul clima a cui parteciperanno i leader mondiali, e c'e' attesa per quanto
potranno annunciare da un lato il presidente Usa Barack Obama, dall'altro il
presidente cinese Hu Jintao, due paesi determinanti nella politica del
clima. Tutto questo mentre e' cominciata la fase finale dei negoziati in
vista del vertice Onu sul clima nel prossimo dicembre a Copenhagen, che
dovrebbe portare a un trattato che sostituisca quello di Kyoto (l'Aie
preannuncia altri dettagli sul calo delle emissioni per il 6 ottobre, a
margine di una nuova tornata di negoziati Onu sul clima in preparazione di
Copenhagen).
Dunque la crisi economica ha questo "effetto collaterale". Ha pero' anche
altri potenziali effetti sulle politiche del clima, e molto meno positivi:
ad esempio quello di far calare gli investimenti in energie rinnovabili come
il solare e l'eolico, che invece sono tra i capisaldi di una transizione a
una economia "low carbon", con basse emissioni di carbonio. Insomma: il
mondo deve usare il calo indotto dalla crisi come "una opportunita'",
sostiene il capo degli economisti dell'Aie, Fatih Birol, e a partire da
questo dato di fatto rilanciare la lotta globale contro il cambiamento del
clima, "invece di lasciare che le emissioni tornino a salire come dopo altri
periodi di recessione", dice in una intervista con l'agenzia Reuter. "Questo
calo delle emissioni e degli investimenti in combustibili fossili avra' un
significato solo se un accordo a Copenhagen lancera' un segnale agli
investitori", dice Birol.



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