Comunicato Stampa del Kck all’opinione Pubblica


Presidenza del Consiglio Direttivo del KCK 16.10.2009-
Nell’incontro del 9 ottobre 2009 il Presidente Abdullah Ocalan ha sottolineato che nella soluzione della questione Kurda si assiste ad un momento di blocco sia per quanto che riguarda i metodi militari che per quelli politici. Per superare il blocco che esiste nella sfera politica e per aprire le vie della soluzione democratica della questione kurda, il Presidente Ocalan ha fatto un appello al nostro movimento di riutilizzare lo strumento dei gruppi di pace. Questo appello che ieri è stato diffuso dalla stampa è stato accolto dal nostro movimento. Nello stesso momento diverse proposte ed idee che sono state presentate dai nostri amici saranno realizzate. Abbiamo quindi deciso di mandare tre diversi gruppi di pace in Turchia.

Uno da Qandil, uno dal campo di Mahmura ed uno dall’Europa. Lo scopo di questi gruppi di pace è di fare un passo avanti nella democratizzazione e pacificazione della Turchia, di ammorbidire la durezza che c’è e creare una atmosfera adatta alla costruzione di un clima di pace. Questo appello, che il nostro Presidente ha fatto, nello stesso momento è rivolto anche allo Stato turco,. Noi, per quello che ci compete faremo di tutto per soddisfare la richiesta dell’appello. La nostra sincerità nella soluzione democratica e pacifica è totale e metteremo ancora una volta in campo la nostra insistenza e decisione.

Questo nostro atteggiamento è causato dal senso di responsabilità nei confronti dei nostri popoli e di un senso responsabilità verso una libera convivenza. Noi speriamo che questi passi possano contribuire a creare degli sviluppi positivi. Dopo tanto tempo, per l’ennesima volta il Presidente Ocalan è stato nuovamente obbligato all’isolamento, le operazioni militari stanno continuando, i politici kurdi ancora vengono arrestati e continuamente calunniati con accuse infamanti, le forze interne ed esterne che non hanno interesse affinché una soluzione democratica venga trovata, lo trovano, invece, nello scontro e stanno facendo delle provocazioni. Come si è visto a Çald&Mac245;ran ancora continuano le uccisioni ignote.

Nello stesso tempo, come nel caso di Ceylan Onkol, ci sono assassinii che rimangono impuniti, sui quali si mantiene un atteggiamento molto irresponsabile da parte della Procura della Repubblica che si rifiuta di indagare sul caso“Non è morta per un colpo di mortaio, non abbiamo responsabilità”. In un ambiente così, la nostra decisione di mandare gruppi di pace deve essere valutata in modo giusto. Noi con questo atteggiamento cerchiamo di superare la mentalità di coloro che vogliono bloccare e stanno bloccando il percorso di pace. Stiamo dalla parte delle popolazioni che veramente vogliono una soluzione democratica. Il nostro movimento il 13 aprile ha preso la decisione di dichiarare un unilaterale periodo di “non azione” al quale il governo della Repubblica turca ha dato diversi nomi. In questo momento questo percorso sembra soffocato.

Nonostante tutte le dichiarazioni dei dirigenti dell’AKP la strada verso una risoluzione si sta restringendo, rischiando di causare gravi danni e pericoli. Comportamenti non responsabili hanno portato il percorso di pace ad essere sabotato, gli stessi comportamento che gradualmente lo stanno mettendo in pericolo. Con questa azione il nostro vero obbiettivo è di fermare nuovi scontri che possono creare altre perdite di vite umane. Tutte le parti che vogliono la pace e la democrazia devono contribuire per poter superare queste momento che sta lentamente soffocando il percorso verso la pace. Dentro il paese come all’estero, l’opinione democratica e pacifica, come chi vuole stabilità devono contribuire a questo percorso e prendere la responsabilità che gli compete.

Chiediamo all’opinione pubblica kurda di capire bene il senso di questa iniziativa, parteciparvi ed accogliere i gruppi di pace come ambasciatori di pace per dimostrare la volontà del popolo al percorso della soluzione democratica. A tutto il popolo del Kurdistan diciamo che non è questo il momento di ammorbidirci, siamo di fronte al bivio di un percorso molto critico. Senza mettere in discussione la sua autodifesa, con manifestazioni popolari forti, deve dimostrare la sua contrarietà alla guerra e a chi vuole la guerra, alzare la voce della pace e lottare per la pace.

Chiamiamo tutte le organizzazioni democratiche in Turchia ed in Kurdistan affinché questi gruppi di pace che organizzeremo possano avere successo per aprire la strada della pace.

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