http://www.confagricoltura.it
25/02/2010 

Intanto il “fiume nero” continua a scorrere ed a provocare danni.

Inquinamento del Lambro: Confagricoltura di Milano e Lodi ha scritto a regione, province e prefetture: “va effettuata una bonifica capillare anche di rogge e canali. Semine primaverili a rischio”

Confagricoltura è sempre più preoccupata per le conseguenze dell’inquinamento del fiume Lambro per lo sversamento di migliaia di litri di idrocarburi (gasolio). Intanto l’allarme si estende anche al Po, dalle campagne della Lombardia a quelle delle altre Regioni.  “E’ un disastro ambientale di proporzioni inimmaginabili, le conseguenze si faranno sentire anche in agricoltura”.

Per quanto riguarda il Lambro le preoccupazioni sono state portate all’attenzione del presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, ai presidenti delle Province di Milano (Guido Podestà), Monza (Dario Allevi) e Lodi (Pietro Foroni) e ai prefetti di Milano (Gian Valerio Lombardi) e Lodi (Peg Strano Materia), con una lettera del vicepresidente nazionale di Confagricoltura e presidente di Confagricoltura di Milano e Lodi Mario Vigo.

L’Organizzazione degli imprenditori agricoli ha apprezzato le immediate misure poste in essere per arginare il devastante inquinamento dell’ecosistema. Ha chiesto che ora si avvii un monitoraggio capillare dello stato d’inquinamento delle  acque, dei corsi e dei manufatti, anche in funzione delle imminenti esigenze del comparto primario. A questo riguardo ha sollecitato un coinvolgimento delle rappresentanze del mondo agricolo per avere costantemente sotto osservazione una situazione che potrebbe avere gravi risvolti e ripercussioni per il settore nell’immediato futuro.

La formazione di depositi sulle sponde, sugli alvei e sui relativi manufatti di derivazione impongono necessariamente accurati e tempestivi interventi di bonifica. Vigo ha ricordato come siano a rischio le prossime semine primaverili (per riso in particolare), stante l’incertezza di poter utilizzare acque “salubri” tramite le rogge principali che derivano dal fiume Lambro.

"Va assicurata alle imprese agricole la disponibilità di acque “pulite” - ha sottolineato Mario Vigo -. Diversamente, tanto più in presenza di ordinanze sindacali che vietano l’impiego delle acque del Lambro, le produzioni maidicole e di riso in un’ampia fascia di territorio delle province di Milano e Lodi non saranno praticabili, e ciò con incalcolabili danni economici e gestionali per le imprese agricole e zootecniche che dovranno essere riconosciuti e risarciti”.

L’Organizzazione degli imprenditori agricoli, nella lettera alle autorità, ha posto in evidenza come, in loco, ben dieci comuni della provincia di Milano posti a sud est della città ed undici della provincia di Lodi - quasi tutti a vocazione agricola - siano attraversati dal Lambro e constino di importanti rogge di derivazione per irrigare i campi.

TOP