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Prendere in mano il proprio futuro: Superare il conflitto lavorando su problemi comuni Progetto redatto dal Prof. Alberto L'Abate presidente dellassociazione APS IPRI Rete CCP (Italian Peace Research Institute e Corpi Civili di Pace ). Versione in inglese 1 Premesse del Progetto Lattuale situazione del Kossovo è grave. La recente dichiarazione di indipendenza fatta dalla dirigenza kossovara, riconosciuta solo da un certo numero di paesi europei, ma non da altri, e senza tener in alcun conto le paure ed i problemi dei serbi che ancora vivono in questa regione, e che controllano almeno una parte del territorio Kossovaro (Mitrovitza nord), rischia di rinfocolare gli odi antichi tra queste due popolazioni (che la guerra con i morti da ambedue le parti che ogni gruppo considera essere colpa dellaltro aveva intensificato), e di dar vita ad un nuovo conflitto che, se non si riesce a minare alla base questo odio reciproco, può portare anche ad una riesplosione del conflitto armato. Come si è visto nel marzo 2004, basta un piccolo incidente per far esplodere situazioni conflittuali con azioni criminali e vittime di entrambe le parti. Per questo è indispensabile lavorare in questa area, non limitandosi allintervento delle forze armate, che esercitano solo un controllo della violenza (spesso non riuscendoci nemmeno) ma cercando invece di operare con la società civile, per riaprire i canali di comunicazione e di comprensione tra i vari gruppi etnici che vivono in questa area e trovare i punti, ed i bisogni, comuni che ci sono tra i diversi gruppi etnici che vivono nellarea. La comunità internazionale ha messo quasi esclusivamente al centro della propria attenzione il problema dello status del Kossovo, che è terminato con la recente dichiarazione unilaterale di indipendenza, ma che è una indipendenza solo parziale essendo sotto la tutela della stessa comunità internazionale, finora delle Nazioni Unite (Unmik), ma in seguito, se si superano le resistenze dei Serbi, dell Unione Europea (Eulex). Sul problema dello status è molto difficile trovare un accordo tra le due parti dato che partono da storie, miti, e culture completamente diverse luna dallaltra. Lattuale progetto nasce dallidea che, invece che sugli aspetti istituzionali, che rinfocolano gli odi reciproci, si dovrebbe dare molto più importanza alla costruzione di rapporti umani positivi ed alla ricerca, insieme, della soluzione ai tanti problemi comuni che hanno gli abitanti di questa area. Tra questi non solo gli albanesi, i serbi e le altre minoranze (turchi, gorani, rom, bosniaci, haskalia, ecc.), che abitano attualmente nel Kossovo, ma anche quelli che sono scappati e che desidererebbero tornare, ed anche i tanti albanesi che dopo leliminazione illegale della autonomia statuale del Kossovo (1989/90), e nel periodo delloccupazione militare serba di questa area, sono fuggiti da questa zona per non andare a fare il servizio militare con i serbi. Il lavoro fatto in questa area, prima e dopo la guerra dalla Campagna Kossovo (ora sciolta ma che è stata sostituita dallIPRI- Rete CCP), dal Balkan Peace Team, dalla Operazione Colomba, e dallAssociazione per la Pace, per rinforzare i focolai di pace, per superare i pregiudizi reciproci, per costruire una fiducia tra persone di ogni età, e dei giovani in particolare, dei vari gruppi etnici, per proteggere, senza armi, le minoranze a rischio nei loro spostamenti in altre zone, per formare dei formatori al dialogo interetnico e alla riconciliazione ha spesso anticipato il ruolo di veri e propri Corpi Civili di Pace. In complesso sono state portate avanti quelle attività che la TFF (Transnational Foundation for Peace and Future Research, Svedese) definisce di mitigazione del conflitto che tendono a creare una cultura di nonviolenza in cui i conflitti restano, ma si risolvono in modo nonviolento, cercando nello stesso tempo di individuare i cosiddetti obbiettivi sovraordinati, quelli cioè comuni alle parti in conflitto che si possono risolvere solo se i nemici tornano a cooperare. Questa capacità di lavoro comune non può essere ripresa solo dallinterno, ma necessita un contributo esterno che laiuti e la stimoli. Le attività svolte in questa zona dalle suddette organizzazioni, anche se non sono riuscite ad evitare la guerra, e non riescono sicuramente a risolvere lattuale frattura sul problema dello status, sono comunque fondamentali per la creazione di un humus che tenda ad emarginare gli estremismi di ambedue le parti ed a dar vita ad un lavoro comune per la soluzione dei grossi problemi di quella area, e per affrettare un processo di riconciliazione tra le parti. Visto questo, sarebbe importante che le organizzazioni italiane che hanno in passato lavorato in questa zona, e che in parte vi stanno tuttora lavorando, si coordinino maggiormente per un progetto comune finalizzato alla messa in moto di un forte processo di riconciliazione tra le parti che si sono combattute per porre le premesse di una valida convivenza nello stesso territorio. Per questo l IPRI- Rete Corpi Civili di Pace (dove sono confluiti i principali collaboratori di Campagna Kossovo) presenta questo progetto con la costante attenzione, non solo di coordinarsi con le altre organizzazioni italiane che intervengono in forme simili, anche se in zone diverse, ma con tutte le organizzazioni locali ed internazionali che operano in quel territorio con il fine comune della mitigazione del conflitto, della ricerca di soluzioni sovra-ordinate, della coesistenza di gruppi etnici diversi e della riconciliazione tra i gruppi che si sono combattuti. [altra versione LIpri-Rete CCP, l Operazione Colomba, e lAssociazione per la Pace propongono tre progetti che si svolgeranno con gli stessi obbiettivi comuni, ma in tre territori diversi, con limpegno però delle tre organizzazioni di creare un coordinamento reciproco che permetta di lavorare in modo simbiotico per avere una maggiore efficacia sulla realtà kossovara nel suo complesso.] Punti di riferimento teorico-pratici: A) Mediazione e Formazione alla Nonviolenza - Campagna Kossovo per la Nonviolenza e la Riconciliazione La Campagna nasce ufficialmente nel giugno 1993, promossa dal Movimento Internazionale della Riconciliazione (MIR), da Agimi (Caritas Idruntina), dai Beati i Costruttori di Pace, e da Pax Christi. Ad essa hanno aderito in seguito altre organizzazioni come il Movimento Nonviolento, alcuni comuni, qualche regione, ed anche le Università di Firenze e di Lecce. Il suo impegno prioritario è stato rivolto a sostenere e a far conoscere la resistenza nonviolenta del popolo albanese del Kossovo, agire sul governo italiano con interrogazioni parlamentari e appelli rivolti alle Commissioni Esteri di Camera e Senato, collaborare con gruppi e movimenti internazionali, facendo anche appelli verso i deputati europei, ed alcuni incontri presso il Parlamento Europeo, per stimolare interventi civili di pace in quellarea, per prevenire lesplosione del conflitto armato appoggiando le attività di questo tipo delle popolazioni locali. Dal 1995 al 1997 è stato realizzato il progetto Ambasciata di Pace a Pristina per: 1) stabilire contatti con i leader e i gruppi di base nonviolenti delle due parti in conflitto e svolgere azioni di riapertura del dialogo (rottura del muro contro muro) e di ricerca di possibili soluzioni al conflitto; 2) appoggiare i focolai di pace, luoghi o enti in cui serbi ed albanesi continuavano a collaborare insieme; 3) studiare le possibili soluzioni che avrebbero potuto evitare lesplosione del conflitto armato sul Kossovo presentandole e discutendole in vari incontri per la mediazione del conflitto (Vienna, Ulcin, Bruxelles, Bolzano, Lecce). In seguito alla guerra la Campagna Kossovo è ritornata nella zona per portare avanti un progetto di formazione di formatori al dialogo interetnico ed alla riconciliazione che ha coinvolto circa quaranta operatori di base (di tutti i vari gruppi etnici che vivono nel Kossovo e in Serbia), circa la metà impegnati nellOSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione Europea-Missione Kossovo), e laltra metà in organizzazioni non governative delle due parti che già in passato si erano contraddistinte per la ricerca del dialogo, e nelluso di tecniche nonviolente, ma che la guerra , e luso delle armi a questa connessa, aveva portato a dimenticare limportanza e la forza delle lotte nonviolente e dei metodi per la riconciliazione dopo i conflitti a questa connessa. Le attività di formazione hanno portato allorganizzazione di vari incontri, in genere di una settimana ciascuno, in parte separati per gruppi etnici diversi, ed in parte congiunti, in varie località (Pristina, Hocrid Macedonia, Firenze). Lequipe di formatori era internazionale (Italia, Belgio, Austria, Svezia) con una lunga esperienza di formazione di formatori anche in situazioni di conflitto grave. Un follow up dellattività ha permesso di vedere come molti dei partecipanti a questi training continuano a lavorare positivamente in questo campo, sia in Kossovo sia in Serbia. In questo stesso periodo, da uno dei responsabili della Campagna, per conto dellUniversità di Firenze, in collaborazione con lEuropean Accademic Task Force per il Kossovo è stato portato avanti anche uno studio sulla situazione delle università kossovare per individuare i metodi per migliorarne lorganizzazione e la qualità delle prestazioni, metodi che poi sono stati anche in parte applicati (vedi corsi estivi vari cui partecipano molti studenti non solo del Kossovo ma anche della Serbia) . B) Partecipazione alla gestione delleconomia locale come antidoto alla marginalizzazione, alla criminalità ed alla violenza - Danilo Dolci Il lavoro di Danilo Dolci in Sicilia, ha puntato su uno sviluppo economico, programmato dalla stessa popolazione, dal basso. Il metodo maieutico di Dolci parte dal presupposto che nessun vero cambiamento si ottiene senza la partecipazione diretta degli interessati. Il suo è un lavoro di empowerment delle persone generalmente escluse dal potere e dalle decisioni. Per esempio, lidea della costruzione della diga del fiume Iato è stata lanciata da un contadino del luogo, semi-analfabeta, che partecipava ai gruppi locali che, organizzati da Dolci, cercavano di rispondere al quesitoCosa fare per migliorare la situazione della zona?. Una volta individuata questa possibile soluzione, che permetteva di evitare che le pioggie forti che venivano in un periodo dellanno togliessero la parte migliore della terra portandola a mare, ed impoverissero perciò il terreno, e nello stesso tempo che avrebbe permesso ai contadini della zona di coltivare ortaggi ed altri prodotti,che richiedono molta acqua ma che sono economicamente molto più vantaggiosi rispetto al grano. Per ottenerne la realizzazione da parte dello stato ci sono voluti circa 9 anni di studi, manifestazioni e lotte nonviolente simboliche, ma, una volta realizzata, con laiuto dei tecnici e dei volontari collaboratori di Danilo e grazie allorganizzazione di una cooperativa contadina per lautogestione delle risorse idriche, la diga ha portato allinnalzamento del livello economico dellarea circostante, mentre lautogestione ha permesso di evitare il controllo mafioso delle risorse stesse, che aveva impedito di trarre benefici dalla precedente costruzione di altre dighe nella stessa Sicilia . Linsegnamento principale che possiamo trarre da questo lavoro, indispensabile per la ricostruzione anche materiale del Kossovo che ha visto spendere, da parte delle organizzazioni internazionali moltissimi soldi senza alcun risultato concreto, è quello che per dar vita ad uno sviluppo economico sono necessari investimenti ma che se questi vengono dallalto senza una attivazione della gente stessa, essi non servono tanto allo sviluppo quanto più che altro ad alimentare la criminalità organizzata o la corruzione,come era successo in Sicilia per altre dighe costruite in precedenza, mentre al contrario se cè organizzazione e lavoro dal basso, i fondi esterni vengono utilizzati nel modo migliore. Mentre in passato, con il movimento della riconciliazione, con lauto-organizzazione dei servizi per gli handicappati, il Kossovo era stato un esempio, a livello mondiale, di attivismo civile importante, uno dei problemi attuali è proprio la passività della popolazione, aggravata dai meccanismi umanitari e decisionali del protettorato internazionale, lattendere dallalto la soluzione ai propri problemi. La passività a sua volta favorisce meccanismi di delega e sfiducia generalizzata che rendono il terreno fertile sia per la criminalità organizzata che per la semplice corruzione, in ogni caso impedendo una reale crescita democratica. La programmazione dal basso in una zona che abbia delle potenzialità agricole ed economiche in genere può essere un elemento forte per superare questo problema. C) Partecipazione alla gestione della politica locale come antidoto alla marginalizzazione, alla criminalità ed alla violenza - Susan Potziba Un altro punto di riferimento teorico importante, è lesperienza di Susan Potziba, una mediatrice americana che ha risolto i problemi di corruzione endemica di una città del Massachusetts, Chelsea, tramite un vasto processo di partecipazione popolare, veicolata tramite gruppi di confronto e luso dei mass-media e gestito internamente con il metodo del consenso. Questo ha portato alla reimmissione nel processo decisionale del comune di categorie tradizionalmente escluse (immigrati, sottoproletariato) che in quanto tali forniscono lhumus adatto alla criminalità organizzata ed alla corruzione istituzionale. Questa esperienza ci porta a riflettere sul concetto di bene pubblico Se la sua gestione non è trasparente o non è partecipata dai cittadini, come fanno essi a rispettarlo? Esso non è considerato pubblico in quanto non si delibera pubblicamente su di esso. Un buon processo deliberativo fa emergere gli interessi del singolo dandogli quasi sempre un aspetto di ricerca del bene comune. Cè il Pubblico quando dei cittadini convinti di poter cambiare le cose prendono il controllo di un problema comune. Con questo lavoro e con queste modalità la mediatrice è riuscita a rendere la corrotta cittadina di Chelsea un modello di autogestione con tassi minimi di criminalità. E questo può insegnare moltissimo per il lavoro da fare nel Kossovo D) Un gioco di ruolo sul conflitto serbo-albanese sul Kossovo ( presso il Master per Operatori Internazionali di Pace a Bolzano) Un tipo di lavoro utile a comprendere come ci si deve comportare in situazioni di questo tipo è stata anche la sperimentazione, in un master per Operatori Internazionali di Pace a Bolzano cui partecipavano sia italiani che tedeschi dellAlto Adige, di una simulazione sulla situazione del Kossovo, simulazione che ha previsto sia lo studio comune della storia dellarea, vista però dal punto di vista di ciascuna delle due parti, sia la lettura individuale di testi e scritti di importanti personaggi, di cui ognuno dei partecipanti al corso avrebbe dovuto in seguito impersonare il ruolo. I personaggi previsti erano sia Serbi, che Albanesi-Kosovari, sia membri della comunità internazionale che operano o hanno operato nella zona (tra questi personaggi, ad esempio, tra i Serbi, Simic, Janjic, ma anche Ivanovic e Padre Sava che abitano e vivono nel Kossovo; e tra i kossovari albanesi: Hyseni, Kurti, Demaci, Don Lush, ed altri personaggi importanti reali che vivono ed operano in quella regione. E tra gli internazionali il Generale Mini, responsabile per un certo tempo della Kfor, un dirigente belga dellOSCE, ed anche Monsignor Paglia, che ha partecipato con la Comunità di SantEgidio allaccordo sulle scuole, e, tra questi, anche due volontari, uno dellOperazione Colomba che opera a Goradze una enclave serba nel Kossovo, ed un altro della Campagna Kossovo). Attraverso varie fasi, in cui si alternavano lavori separati dei tre gruppi citati (serbi, albanesi-kossovari, internazionali) con quelli comuni in cui si confrontavano reciprocamente le singole posizioni, partendo dallobbiettivo generale posto alla base della simulazione di cercare di dar vita ad una commissione per la verità e la giustizia che analizzasse le reciproche responsabilità, ma che ponesse anche le basi per una riconciliazione, siamo arrivati a individuare tre problemi comuni sentiti da tutti tre i gruppi che erano: 1) la disoccupazione e lo sviluppo economico; 2) la lotta alla criminalità; 3) leducazione della base popolare, dei due campi, alla pace ed alla nonviolenza. A questo punto i tre gruppi separati si sono sciolti ed hanno dato vita a gruppi misti che hanno affrontato i temi su citati. Il risultato è stato realmente straordinario ed importante, mostrando come degli operatori di pace che lavorino sulla mediazione dei conflitti dovrebbero operare. Se le iniziative come queste si moltiplicassero, ed investissero le stesse popolazioni della zona, si farebbero sicuramente molti più passi avanti di quelli fatti finora nella quasi impossibile ricerca di uno status finale di questa area accettato dalle due parti in conflitto. 2 Obbiettivi Generali Il mandato di IPRI prevede come obbiettivo generale dellazione quello di sostenere gli attivisti locali che portino avanti azioni di mitigazione del conflitto. In particolare IPRI ha identificato tre tipologie dazione, ed offre sostegno a soggetti che ne portano avanti una o più di una contemporaneamente. 1 Riconciliazione Riconciliazione, cioè favorire una rielaborazione delle sofferenze subite durante la guerra da entrambe le parti, una rielaborazione del percorso storico di conflitto della regione, una individuazione di Obbiettivi Sovraordinati che rendano auspicabile la collaborazione tra le etnie nemiche. 2 Sviluppo economico dal basso Sviluppo economico dal basso, cioè favorire la partecipazione popolare ad attività di programmazione economica per la lotta alla disoccupazione ed il raggiungimento dellautosufficienza della zona di implementazione, esigenze comuni ad entrambe le etnie in lotta. Collegare iniziative imprenditoriali locali dotate di sostegno popolare e utili alla riconciliazione a quelle di ONG della cooperazione allo sviluppo italiana che abbiano finalità simili. 3 Lotta alla criminalità organizzata Lotta alla criminalità organizzata, cioè emarginare le radici culturali che danno vita ad una cultura mafiosa, che giustifica e normalizza la prevaricazione dellaltro. Favorire da una parte la presa di responsabilità da parte dei cittadini riguardo al destino del proprio paese, e dall'altra la ribellione contro meccanismi di corruzione che rendono vano qualsiasi sforzo per far decollare l'economia kossovara. Le interconnnessioni dei tre obbiettivi I tre obbiettivi, che richiedono ciascuno un percorso specifico per arrivarci, percorso che sarà messo a punto specificamente nella seconda fase del lavoro previsto (fase che prevede il coinvolgimento della stessa Unione Europea) sono strettamente intersecati luno con laltro, e funzionali luno allaltro (è più facile cominciare discutendo di economia che di riconciliazione, ma successivamente la dinamica si ribalta, e se non si attiva un percorso di riconciliazione, anche la discussione su temi economici si può arenare). Per quanto il ventaglio di possibili azioni con cui IPRI persegue loggetto della sua missione sia ampio, la colonna portante dei tre percorsi dazione è la creazione di , ed il sostegno a, una rete di zona composta da Gruppi di iniziativa locale, che sono poi le arene dove i vari passaggi del percorso di dialogo e riconciliazione, di partecipazione economica e di lotta alla Mafia avvengono concretamente. Al di là delle specifiche dei singoli percorsi, la metodologia generale di gestione dei gruppi comprenderà questi elementi: - Metodo decisionale per consenso - Metodo di gestione maieutico/ lazione viene stimolata, ma il gruppo decide quando intraprendere i vari passaggi dei singoli percorsi in libertà. 3. Elemento preliminare: individuazione dellarea di intervento Individuazione di una regione del sud del Kossovo con potenzialità di sviluppo economico e che includa almeno unisola etnica serba (circa 50.000 abitanti in totale), aree già individuate dal punto di vista geo-economico cioè con riconosciute possibilità di sviluppo, possibile autosufficienza, un minimo di organizzazione della società civile, e ONG già al lavoro. Per lindividuazione dellarea, sarà essenziale il contatto con economisti ed altri esperti kossovari di riferimento, lavoro che avverrà durante la fase preliminare del progetto, che è quella che viene qui sottolineata. Questa fase, che è quella prevista in questo progetto, che, una volta realizzato, porterà alla predisposizione di un progetto più ampio, e più a lungo termine, che dovrà coinvolgere necessariamente, per i suoi impegni attuali in quellarea, anche lUnione Europea e la sua Commissione, prevede il lavoro di circa un mese. Questa sarà svolta da un gruppo ristretto di italiani che già conoscono la situazione dellarea, per lindividuazione degli esperti locali e per la scelta dellarea ottimale per il progetto. Questa fase comprenderà: A) un incontro seminariale dellequipe per una ulteriore messa a punto del progetto: si pensa di coinvolgere in questo incontro Alberto LAbate, uno dei coordinatori della Campagna Kossovo, ed ora presidente nazionale dellIpri-Rete CCP, Maria Carla Biavati - collaboratrice di lunga data della Campagna Kossovo, e facente parte del direttivo dellIPRI-Rete CCP, Lorenzo Barbera - collaboratore di Danilo Dolci che ha portato avanti in prima persona il lavoro di programmazione economica dal basso, in particolare a Roccamena; Marianella Sclavi che da anni si occupa di pianificazione partecipata e che ha curato il libro di Susan L.Potziba. In questo incontro verranno messe le basi del primo viaggio studio ed individuato il primo nucleo dellequipe che farà il primo viaggio nella zona. B) Viaggio esplorativo in Kossovo al fine di individuare ed incontrare esperti locali ed in generale figure kossovare per confrontarsi sul progetto ed elaborarlo ulteriormente e mettere a punto lequipe mista, italiana e locale, che svolgerà la perlustrazione nelle zone indicate come possibili aree del progetto. C) Viaggio esplorativo dellequipe mista in Kossovo, nelle aree su individuate come possibili zone di intervento, per la scelta della zona che abbia le maggiori potenzialità di successo del progetto. D) Seminario finale per la valutazione dei risultati del viaggio studio, cui partecipino anche altri del gruppo che non hanno partecipato a questo, per la decisione finale sullarea prescelta, e per la messa a punto del progetto specifico da presentare alla Comunità Europea ed ad altri referenti istituzionali (Comitato per la DNANV, Regioni, Province, e Comuni) interessati, o ad altre ONG che già in passato hanno collaborato alle attività della Campagna Kossovo, o ad altre che nel frattempo si siano avvicinate a questi problemi. 4. Il progetto ed il servizio civile Lattuale progetto non prevede limpegno di giovani in servizio civile che saranno invece fondamentali per la fase successiva, che dovrebbe durare almeno tre anni, per la quale stiamo rivedendo le linee generali del progetto elaborato, a suo tempo, dalla nostra associazione. In linea di massima, una volta individuata larea con maggiori potenzialità positive, appunto attraverso questa fase, si dovranno prevedere almeno cinque equipes che lavorino concretamente nelle varie parti del territorio per dar vita ai gruppi di iniziativa locale che saranno al centro del progetto con lobbiettivo, appunto, di stimolare uno sviluppo economico dal basso che sia portato avanti anche in modo partecipato (sia dal punto di vista di genere che da quello delle diverse etnie). In ognuna di queste equipe, formate in prevalenza da elementi locali che dovranno essere ben preparati a questo compito, potranno essere inseriti almeno due volontari di servizio civile, anche questi però, dopo un congruo periodo di formazione sia sul tipo di lavoro da svolgere, sia sui problemi che si troveranno ad incontrare nella situazione specifica del Kossovo, e sui problemi aperti e conflittuali di questa zona. Se si tiene conto che il progetto della seconda fase dovrebbe essere per lo meno triennale, in complesso potrebbe coinvolgere almeno quaranta civilisti, in periodi successivi, prevedendo una sovrapposizione almeno per una parte dellanno di servizio in modo da non avere il rischio di perdita della esperienza acquisita dai primi, e di dover ri-iniziare ex-nuovo ogni volta che questi cambiano. Manca ancora una progettazione finanziaria sia della prima fase che di quella successiva ma, se il progetto interessa, questa può essere fatta in tempi relativamente brevi, da una settimana a 10 giorni.
The present situation in Kosovo is very serious. The declaration of independence, that has only been partially recognised internationally, has been made by the Kosovo leadership without taking into account the fears and the problems of Serbs that are still living in this region and control a part of the territory (North Mitrovica and some ethnic islands with Serbian majority). |