Progetto di aiuto dal basso allo sviluppo economico delle vedove di Krusha Grande Comune di Rahovec, Regione di Prizren, Kossovo


La situazione del Kossovo è lungi dall'essere pacificata. La decisione del governo del Kossovo di dichiarare unilateralmente l'indipendenza della propria regione, senza un accordo preventivo con la Serbia che considera il Kossovo (da loro chiamato Kosmet) una propria provincia, ha spaccato in due la regione, con un nord ed alcune isole etniche a maggioranza serba ancora più saldamente legate a Belgrado, e con pochi passi avanti da ambedue le parti, Belgrado e Pristina, di andare verso una reale riconciliazione tra i due ex nemici. In attesa che il ricorso della Serbia contro la decisione Kossovara venga risolto a livello internazionale la situazione del paese è abbastanza grave con circa un 50 % della popolazione disoccupata, soprattutto nelle zone rurali dove la maggiore occupazione era in agricoltura.
Nel Kossovo, la linea strategica di passare dalla proprietà statale dei terreni agricoli ad una proprietà privata ha avuto una strana applicazione. Non avendo gli abitanti dei paesi agricoli, ex salariati delle aziende gestite dallo stato socialista, denari per acquistare i terreni e diventare perciò piccoli proprietari per poter sostentare la loro famiglia, e se aiutati ad unirsi in cooperative agricole, a vendere anche nei mercati i prodotti eccedenti, i terreni già statali sono stati venduti ad alcuni ricchi capitalisti, passando perciò dalla proprietà collettiva al latifondo.
Circa il 70% dei terreni agricoli del Kossovo sono di proprietà di cinque latifondisti. Il 30% restante è di proprietà di piccoli, e piccolissimi proprietari coltivatori. I grandi proprietari terrieri così costituitisi non hanno molto interesse ad uno sviluppo agricolo autoctono di questa zona perchè i prezzi di mercato di molti dei prodotti alimentari acquistati da altri paesi, specie da quelli del cosiddetto terzo mondo, sono inferiori ai costi di produzione in loco.
Diversa è la situazione dei piccoli proprietari agricoli che utilizzano una buona parte dei prodotti coltivati per l'autosufficienza familiare venendo perciò, in complesso, ed in gran parte, ad affrancarsi dalla dipendenza assistenziale della Comunità Internazionale. Ma la loro proprietà è molto parcellizzata ed oltre ad utilizzare i prodotti per l'autoconsumo familiare riescono, da soli, difficilmente ad accedere al mercato per la vendita dei prodotti coltivati, eccedenti il proprio consumo. Per questo sarebbe importante che unissero i propri terreni e coltivassero insieme i propri campi, e trovassero comunque forme di economia solidale per l'acquisto di sementi e di macchinari e la vendita dei prodotti eccedenti.
Mentre per l'edilizia ed altri settori industriali e commerciali si assiste, negli ultimi anni, ad un notevole sviluppo con molte nuove abitazioni, molti centri commerciali all'avanguardia, ecc. l'agricoltura sembra essere la cenerentola, malgrado notevoli potenzialità. Ad esempio il vino del Kossovo era di notevole qualità, non mancando corsi d'acqua e laghetti per la coltivazione di ortaggi ed altri prodotti di qualità, e la terra è in generale molto produttiva. Ma la maggior parte del cibo utilizzato nella regione proviene dalla Macedonia, dalla Slovenia e dalla Serbia, ed anche da paesi del terzo mondo .
Una esperienza estremamente interessante in un paese in cui il diritto islamico, non del tutto superato, tende a non riconoscere alle donne vedove il diritto di essere capofamiglia, e dà i loro figli, quando restano vedove, ai familiari dei loro congiunti, è quello delle donne vedove di Krusha Maggiore. In questo paese, di circa 7000 abitanti, si è svolta, nell'ultima guerra, una delle più gravi stragi di civili (uomini di varie età, anche anziani e bambini). Circa 250 uomini sono stati uccisi o sono ancora dispersi, e 550 bambini sono restati orfani.
Essendo la maggior parte degli uccisi piccoli proprietari-coltivatori, le loro vedove, in 140, si sono riunite nel 1999 in una associazione (delle vedove di Krusha Grande), hanno messo insieme i loro campi (attualmente 12 ettari, ma la proprietà complessiva delle associate, su cui possono far riferimento, è di 50 ettari) e si sono messe con impegno a fare agricoltura. L'associazione si occupa di mettere in vendita, nei mercati della zona, i prodotti che eccedono l'autoconsumo, e di trasformare quelli invenduti in prodotti a lunga conservazione (conserve, salamoie, e simili), che vengono messi in vendita nei mercati di tutto il Kossovo. Tra queste produzioni le vedove di Krusha hanno anche prodotto una conserva di peperoni (Aivar) che ha vinto moltissimi premi di qualità in vari concorsi, e che è molto richiesta dal mercato di questa area. Mentre l'attuale produzione di questo prodotto è, in complesso, di 6000 vasi da 500 grammi l'anno, le richieste di acquisto sono all'incirca del doppio. La produzione di questo prodotto viene attualmente fatta dalle singole donne dell'associazione nelle proprie cucine, ma per aumentare la produzione come richiesto dal mercato l'associazione pensa di dover passare dall'attuale forma di produzione casalinga ad una produzione semi-industriale, con l'impiego a tempo pieno di circa una ventina di donne che verrebbero a lavorare in una struttura appositamente attrezzata, in un capannone per la cui costruzione il Comune di Rahovec (del quale fa parte Krusha Grande) ha messo anche a disposizione un terreno. Questo progetto, che viene a costare in complesso circa 80.000 ¤ verrà presentato, dalla nostra associazione con alcuni altri partners, all'U.E. per un prossimo bando per lo sviluppo eco-sostenibile. Ma per passare ad un processo di semi-industrializzazione, secondo l'agronomo assunto per le donne vedove di Krusha Grande da una associazione governativa tedesca, è necessario anche migliorare l'attuale sistema di irrigazione, passando da un sistema a pioggia, che consuma molta acqua e danneggia anche in parte i prodotti nascenti, ad un sistema di irrigazione a goccia. E' questo il punto centrale di questo progetto.

L'IPRI- Rete Corpi Civili di Pace, Associazione di Promozione Sociale che ha collaborato con la Provincia di Bolzano per un importante convegno internazionaole sui corpi civili di pace, e che collabora al suo Master per operatori e mediatori internazionali di pace, attraverso un suo corrispondente di Bolzano Dott. Salvatore Saltarelli, ha messo a punto questo progetto che vuole aiutare le vedove di Krusha Grande a migliorare ed aumentare la loro produzione orticola per poter mantenere meglio le loro famiglie ed avere un reddito adeguato che può mettere in moto anche un processo di sviluppo economico della comunità circostante. Esso punta anche ad iniziare un processo di riconciliazione in quanto porta avanti uno dei principi fondamentali della giustizia riparativa (come quella applicata in Sud Africa ed altri paesi del mondo), e cioè il dare un aiuto concreto alle vittime di ingiustizie e di violenze, come, in questo caso, le vedove del paese di Krusha Grande, vittime di una delle più gravi stragi commesse dai paramilitari serbi nella guerra del Kossovo. Nel Kossovo questo tipo di giustizia trova degli antecedenti importanti nelle regole ancestrali sancite dal Kanun (che, prima della vendetta, considerano importante attivare il perdono e la riconciliazione), e attualizzate dall'importante movimento di riconciliazione guidato dal noto etnologo Anton Cetta e dai suoi suoi più stretti collaboratori.
Il lavoro passato di queste donne, che si sono organizzate in 140, hanno costituito una loro associazione (riconosciuta anche dall'Unmic), ed hanno cominciato loro stesse a coltivare i campi, a guidare i loro trattori, ed a trasformare i loro prodotti, mettendoli in vendita in tutti i mercati del Kossovo, sono un ottimo esempio di sviluppo economico dal basso, ed una garanzia della sostenibilità della spesa prevista che permetterebbe a questa associazione di sviluppare la propria produzione orticola ed aumentare il reddito della famiglie delle vedove. Una motivazione in più per il finanziamento di questa richiesta sta nel fatto che i fondi dati finora dalle associazioni e dai paesi della Comunità Internazionale per attività specifiche di aiuto alle donne, in tutto il Kossovo, risultano abbastanza minoritari (in una relazione di una associazione che raccoglie questi finanziamenti risultano solo del 6 %).
Nell' 'Associazione di Promozione Sociale Ipri Rete Corpi Civili di Pace, dopo la chiusura, nel 2004, della Campagna Kossovo per una soluzione nonviolenta e per la riconciliazione (che ha operato in Italia e nel Kossovo dal 1993 a tutto il 2004) sono confluiti alcuni dei suoi principali collaboratori che conoscono già da tempo la zona avendo, alcuni di loro, passato in Kossovo molto tempo per studiare forme di soluzione nonviolenta del conflitto e per formare personale dell'OSCE e delle ONG kosovare e serbe a diventare formatori di formatori al dialogo interetnico ed alla riconciliazione. Due dei suoi membri, a spese della nostra Associazione, si sono recati recentemente nella zona per studiare il problema, e dopo aver ascoltato molte delle persone da loro conosciute da tempo, per individuare una esperienza di sviluppo economico spontaneo, dal basso, ed aver incontrato ripetutamente le responsabili dell'Associazione ed il loro agronomo, hanno messo a punto l'attuale progetto. Hanno intenzione di tornarvi sia per prendere accordi più precisi sullo svolgimento del lavoro, sia per monitorare l'effettuazione del lavoro ed il raggiungimento dei risultati previsti. Inoltre accompagneranno l'attuazione del progetto cercando di aiutare le vedove di Krusha Grande a stringere rapporti ancora più stretti, a rete, con un'altra simile in un villaggio vicino “Krusha Minore”, pur soggetto di un'altra strage, nel quale le vedove di guerra albanesi e quelle serbe si sono messe insieme per fare un lavoro simile a quello delle vedove di Krusha Grande.
Il costo di questa prima fase del progetto, e cioè il passaggio da una irrigazione a pioggia dei 12 ettari attualmente coltivati in comune dall'Associazione Vedove di Krusha Grande, ad una a terra, a goccie, è di 500 ¤ a ettaro di messa a regime e perciò in totale, di 6000 ¤. Altri 3000 ¤ sono da prevedere per le spese organizzative dell'IPRI-Rete CCP, e per almeno tre viaggi di uno o due membri dell'associazione che già conoscono la zona ed hanno individuato il progetto, il primo per portare la prima tranche del finanziamento, prendere accordi per l'esecuzione del lavoro, raccogliere i dati di sfondo che dovranno servire a monitorare i risultati del progetto, il secondo dopo circa sei mesi dall'inizio, per vedere lo svolgimento del lavoro e dare il resto del finanziamento, ed il terzo entro un anno dall'inizio del progetto, per raccogliere gli altri dati necessari a monitorare i risultati del progetto stesso in termini di incremento del reddito delle famiglie impegnate, in accrescimento della produzione orticola e delle entrate dell'Associazione Vedove di Krusha Grande, ed in diminuzione del consumo e dei costi per l'utilizzo dell'acqua a scopi agricoli, ed infine in miglioramenti apportati, da parte di questa innovazione, all'economia dell'intero villaggio. Tutti i viaggi serviranno anche per predisporre la fase successiva che è quella della presentazione all'U.E. del progetto di semi-industrializzazione della produzione di Aivar, con la costruzione di un capannone, l'acquisto e la messa in funzione di macchinari appositi (cucina, frigorifero, sterilizzatore, imbottigliatrice, ecc.) per passare dall'attuale produzione casalinga ad una produzione semi-industriale. Questo, oltre a dare un lavoro stabile a 20 vedove dell'associazione, permetterebbe alle altre che non lavoreranno in questa produzione, e che verranno liberate da questo lavoro casalingo, di investire maggiormente (in termini di tempo e di impegno) nel lavoro di produzione orticola anche, eventualmente, allargando l'innaffiatura a goccia ad altri ettari del terreno sempre di proprietà delle vedove ma attualmente non utilizzati per la produzione comune degli ortaggi.
E' da attività di questo tipo che il Kossovo può sperare di superare la situazione attuale e “riprendere in mano il proprio futuro” che è lo scopo che vuol raggiungere l'IPRI-Rete Corpi Civili di Pace, e per il quale è stato messo a punto questo progetto-


Il Presidente Nazionale dell'IPRI-Rete Corpi Civili di Pace
ALBERTO L'ABATE

Associazioni aderenti all’Ass. I.P.R.I.- Rete CCP
INTERNATIONAL PEACE RESEARCH INSTITUTE (Italian Branch)- Rete Corpi Civili di Pace

Ass. Locale Obiezione e Nonviolenza Forlì-Cesena (ALON-FC); Associazione Operatori di Pace della Campania, Napoli; Berretti Bianchi Onlus, Firenze; Centro Studi Sereno Regis , Torino; G.A.V.C.I., Bologna; Movimento Internazionale della Riconciliazione, Roma; Movimento Nonviolento, Verona.

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