Dipinti per la Nonviolenza
Mostra-Vendita di quadri della pittrice Sara Melauri
Il ricavato delle vendite sarà utilizzato
per la prevenzione e la trasformazione nonviolenta di conflitti acuti

Sara Melauri

Sara Melauri è nata a Santa Croce sull’Arno (Pisa) nel 1920 da genitori toscani. Dopo un periodo di vita con la sua famiglia, dal 1922 al 1936, a Napoli, è venuta a Firenze, dove è vissuta per moltissimi anni, per poi ritirarsi ad Impruneta (Terre Bianche) dove sta attualmente. Ha studiato pedagogia con Lamberto Borghi al Magistero di Firenze. Tranne un breve periodo di insegnamento nella Scuola Città di Firenze, da cui è uscita per una certa sua insofferenza di ogni struttura precostituita, ha insegnato, per molti anni, in una scuola di campagna, a Doccia (Comune di Pontassieve), dove ha lasciato un ricordo indelebile tanto che i suoi allievi si organizzeranno in associazione per continuare ad operare per la pace e una società più solidale. Dai suoi scritti pedagogici, pubblicati in varie riviste italiane, il Centro di Documentazione di Pistoia trarrà, nel 1977, un libro “Dal bambino alla comunità”, che verrà incluso nella rosa del Premio Viareggio Opera Prima. Nel 1959 si era sposata con Tullio Melauri, di religione ebraica, che aveva visto i suoi genitori e sua nonna arrestati dalla SS e portati in un campo di concentramento in Germania dove moriranno. Con lui farà un primo viaggio in Israele iniziando una collaborazione stretta tra i suoi allievi e quelli di alcune scuole di questo paese. Altre corrispondenze scolastiche le organizzerà con le classi di Mario Lodi, Bruno Ciari, Gianni Rodari, ed altri noti pedagogisti. Altri viaggi farà in Russia, a Parigi, Jugoslavia, Olanda, e vari altri luoghi, viaggi che serviranno a stimolare la sua creatività artistica che prenderà forme varie: come scrittrice di diari, di poesie, di opere saggistiche, ed anche, dal 1969, come pittrice. Come scrittrice è stata segnalata in vari premi, sia di saggistica che di poesia. In particolare il suo primo libro di poesie “Io, tu, noi” (Giuntina, Fi.) otterrà, nel 1972, una menzione d’onore al premio Goldoni di Venezia, ed una sua poesia “Ho atteso la sera sul monte Sion” ha vinto, nel 1992, il primo premio del comune di Ribera, in Sicilia, in memoria di Giuseppe Ganduscio, pacifista nonviolento che ha collaborato per anni con Danilo Dolci ed Aldo Capitini.
Tra i suoi saggi importante la sua corrispondenza con Aldo Capitini, il primo studioso italiano ad agire, anche durante il regime fascista, con la nonviolenza di ispirazione gandhiana. La corrispondenza tra Sara e Capitini verrà pubblicata, nel 1991, con il titolo “ Nonviolenza dopo la tempesta”, dalle Edizioni Associate di Roma.
Come pittrice parteciperà a moltissime mostre, personali o collettive, a Firenze, Impruneta (Fi.),Torino, Venezia, Camaldoli (Arezzo).
Ma la sua poliedricità come artista la porterà, anche nella pittura, a sperimentare ed utilizzare forme espressive diverse: pittura ad olio, disegni in bianco e nero, collages, pittura geometrica ed astratta, ed a passare, continuamente, da una forma pittorica ad un’altra (molti dei quadri delle diverse forme espressive sono contemporanei, ma sembra esserci una tendenza a passare dal figurativo all’astratto).
Questa ecletticità artistica non porta questi diversi strumenti espressivi usati da Sara ad essere in contrasto l’uno con l’altro, anzi questa sintonia tra le sue diverse forme artistiche si può trovare, in particolare, nei 5 cataloghi della pittura di Sara, tutti pubblicati dalla Editrice Giuntina di Firenze, nei quali le poesie, brevi testi, o pagine di diario, si alternano alle pitture, molte volte chiarendo in modo estremamente valido il significato profondo di queste ultime. Un esempio chiaro di questa armonia si può trovare nell’ultimo catalogo, purtroppo pubblicato in pochissime copie, sui bellissimi Collages 2002-2006, dove ogni quadro è commentato da brevi parole, che noi tenderemmo a definire poesie, ma che Sara, modestamente, considera solo illustrazioni. Ad esempio il collage “L’ascolto dell’invisibile” è così commentato dall’autrice:”Se non capisci/ il volto degli altri/ perché non vai/ oltre le parole/e le immagini/ mettendoti in ascolto/di quello ch’è invisibile?”

Hanno scritto di Sara

“Qualcosa, nella devastazione delle nostre città e delle nostre vite, ci permette nonostante tutto di intuire la gioia di essere, anzi, la gioia di essere lì. Difficile dire che cosa sia. Forse l’improvviso accendersi di un barbaglio di colori in festa. O forse l’apparizione di una trama preziosa nell’ordine delle cose che si offrono alla nostra vista . Oppure l’incanto di una liberazione dalla pesantezza e dal buio.
Sara Melauri conosce questo segreto. E ad esso dà espressione con la sua arte misurata e sicura. Se il figurativo trapassa nell’astratto, e viceversa, a guidarla è la materia che si fa luce, è il comporsi della luce in una realtà materica – movimento, questo, di cui sembra udire il suono, il ritmo.
Questi dipinti non ignorano il negativo. Né lo nascondono. Piuttosto, lo riscattano: E ci stanno davanti come un dono e una promessa”
Sergio Givone, filosofo dell’Università di Firenze

“Per Sara, nel suo desiderio di comunicare, vale a dire di con-dividere con gli altri, la pittura si configura pertanto come un ‘linguaggio’ da reinventare, giorno dopo giorno, quadro dopo quadro, in un ‘viaggio’ evolutivo (e l’artista ha viaggiato tanto anche nel concreto) la cui mèta - semmai esistono, nell’arte e nella vita, ‘punti di arrivo’ definitivi - si chiama, per l’appunto libertà.
Libertà di essere se stessa (errori compresi), di raccontarsi, di commuoversi e aprirsi agli altri senza timore, spontaneamente, invitando al dialogo, alla comunicazione. E sarebbe davvero difficile chiudersi nel mutismo interiore davanti alle opere di Sara, dove il trionfo del colore e la scioltezza creativa di forme e linee testimoniano l’amore per la vita e la giovinezza del cuore”
Pio Baldelli, già docente di comunicazioni di massa all’Università di Firenze

“”Questi lavori ricordano le cose delle vita. Per Sara l’uomo è sempre al centro dei suoi pensieri. La realtà non scavalca mai le sue inquietudini e il clima emotivo che le ha lasciato la sua impronta. C’è insomma una continua alleanza tra lei, la natura e le cose. Il suo operare è ravvivato da un generoso calore che dà vita a bagliori di speranza e nella salvezza dell’uomo d’oggi minacciato nella sua più intima identità.
La ricerca di Sara di un avvenire più umano ci ricorda la persuasione di Dostoevskij che l’umanità possa essere salvata solo dalla bellezza, da quella bellezza che Sara persegue con un fervore, una dedizione, una sapienza tecnica che questi dipinti testimoniano appieno”
Silvio Loffredo, pittore

“Sara Melauri è una di quelle rare artiste che riescono a coniugare il cielo e la terra, rendendo quest’ultima divina, mentre il cielo si scompone in mille frammenti di materia estetica, come sfiorati da un vento tellurico, arcano. Raramente un collages ha suscitato in me tanta emozione.
Al di là di ogni ipotesi concettuale, il lavoro di Sara è frutto di una partecipazione totale con il mondo della natura e dello spirito, una donazione generosa per gli occhi di chi guarda e ascolta le vibrazioni sottili degli azzurri, il sospiro dei grigi, il percuotere del nero… mentre nell’affabulazione dei colori caldi, scorre il magma segreto di uno spirito che ha fatto della vita un’occasione di bellezza, alla ricerca di quell’armonia di cui il mondo ha profondo rimpianto, ma che non sa più ritrovare …… Volontà di chi crede fermamente in un domani diverso, pieno di luce e di colori, denso di promesse. Magico “
Maria Pia Moschini, scrittrice

Utilizzo dei fondi raccolti

La mostra-vendita è organizzata dallo studio Melauri, dalla Fucina per la Nonviolenza di Firenze (sezione del Movimento Nonviolento fondato da Aldo Capitini), dall’Associazione “Berretti Bianchi”-organizzazione che lavora per il superamento delle guerre-, e dall’Associazione di Promozione Sociale IPRI-Rete CCP, (Italian Peace Research Institute – Rete Corpi Civili di Pace) che raggruppa organizzazioni italiane impegnate da anni in ricerche-intervento nelle quali le attività per la prevenzione e la trasformazione nonviolenta dei conflitti acuti sono monitorate per studiarne l’efficacia e la riproducibilità. Queste organizzazioni hanno operato, ed operano, direttamente o indirettamente - tramite gruppi locali - in zone calde del nostro pianeta come l’Iraq, il Medio-Oriente, il Kossovo, l’Africa, il Sud Italia. In particolare hanno sperimentato a lungo l’importanza di un lavoro continuo, in zona, in appoggio ai gruppi locali che operano, con la nonviolenza, per attivare un processo di contenimento dei conflitti acuti e di ricerca di soluzioni pacifiche, oppure, dopo un conflitto armato, per aiutare le parti a trovare forme di riconciliazione.
Purtroppo, mentre la gente si commuove a vedere il lavoro di aiuto umanitario verso popolazioni che hanno subito guerre, e dà facilmente denaro per questo, la prevenzione dei conflitti armati è del tutto trascurata. In un convegno organizzato dall’IPRI-Rete CCP a Bolzano, un esperto internazionale ha sostenuto che contro 1 Euro per la prevenzione se ne spendono almeno 10.000 per fare le guerre. E questo non solo dagli stati, che, in situazioni di conflitto, privilegiano l’intervento armato, ma anche dalle Organizzazioni Non Governative che preferiscono gli interventi di assistenza umanitaria per i quali è più facile trovare finanziamenti.
Per questo i fondi raccolti da questa mostra-vendita (non solo dei quadri stessi, ma anche dei poster, cataloghi, e libri dell’autrice) verranno utilizzati per attività quali la formazione di personale - in Italia e all’estero – preparato per interventi nonviolenti a lungo termine in zone di conflitto acuto, per attività di ricerca atta ad individuare programmi di trasformazione nonviolenta di questi conflitti, ed infine per realizzare, in queste zone, attività di presenza non-armata e nonviolenta continuativa quali ”ambasciate di pace” che, insieme ai gruppi locali con la stessa ispirazione, aiutino la prevenzione dei conflitti armati e la riconciliazione tra le parti avverse dopo la fine dei conflitti.
La scelta dell’uso dei fondi raccolti verrà fatta, in modo insindacabile ed all’unanimità, da una commissione composta dalla stessa pittrice, dal responsabile delle attività dello Studio Melauri Marco Manetti, da Silvano Tartarini, segretario dei Berretti Bianchi e coordinatore dell’IPRI- Rete CCP, e da Alberto L’Abate, presidente nazionale di quest’ultima Associazione, che . presiederà la commissione.
La mostra-vendita si svolgerà in varie città d’Italia: tra queste Firenze, Fiesole, Prato, Bologna, Reggio Emilia, Stazzema, Livorno. Durante la mostra si potranno vedere, in continuazione, video con una recente intervista all’autrice e con una cinquantina di suoi quadri, con soggetti e stili vari, alcuni dei quali non inclusi nella mostra stessa.

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