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Domenica, 25 dicembre

Acqua, Profitti e Mascalzoni
di Franco Berardi Bifo

La mattina del 22 dicembre con persone che da anni si battono contro la privatizzazione dell’acqua sono entrato nella sede della Provincia di Bologna, dove i sindaci della Provincia erano stati convocati per votare un ordine del giorno in cui, fra le altre cose, è previsto che nonostante (in barba a) i risultati del referendum del 14 giugno 2011, il capitale privato investito nell’erogazione dell’acqua deve essere remunerato.

Fin dal giorno successivo al referendum il comitato contro la privatizzazione dell’acqua ha chiesto un incontro con Emanuele Burgin, Assessore all’Ambiente della Provincia di Bologna, per discutere del modo migliore per preparare la transizione oltre l’attuale regime di semi-privatizzazione. Questo signor Burgin non soltanto si è ben guardato dall’accettare l’incontro, ma per due volte ha detto ai sindaci della Provincia che il Comitato aveva rifiutato di incontrarlo.

Ecco allora che, a pochi giorni dalla fine dell’anno, senza aver consultato coloro che hanno promosso il referendum, questa banda di mascalzoni provinciali si presenta ai sindaci per imporre una deliberazione che fa pagare ai cittadini la remunerazione dei capitali privati in barba (nonostante i) risultati del referendum del 14 giugno.

La maggioranza degli italiani ha detto che sull’acqua non si può speculare, ma Draghetti Burgin e compagnia, dopo aver brindato alla vittoria del referendum (sempre meglio stare dalla patre di chi vince, anche senza aver fatto niente per rendere possibile la vittoria) usano del loroo potere perché in ogni caso la comunità paghi il pizzo ai privati.

Verso le ore nove e mezzo i truffatori Draghetti e Burgin si erano già seduti davanti a una platea di sindaci dalla faccia pallida, quando, non senza baccano, una settantina di persone entrava nella sala, portando un cartello che diceva: “L’acqua fuori dal mercato il profitto fuori dall’acqua”.

Due rappresentanti del comitato hanno contestato la legittimità di quella assemblea, e soprattutto la legittimità dell’ordine del giorno che veniva proposto a questa assemblea. “Non avete il diritto di votare un ordine del giorno che contraddice in maniera palese i contenuti del referendum del 14 giugno. In particolare non potete aumentare le tariffe dell’acqua per far pagare ai cittadini la remunerazione del capitale privato, dato che una schiacciante maggioranza di elettori italiani hanno espresso la loro volontà di non sottoporre l’acqua alle leggi del profitto e della speculazione finanziaria.”

Che avessero la coscienza sporca si leggeva nelle loro facce e nelle loro voci.

Ho pensato che la Presidente Draghetti avrebbe riconosciuto l’evidenza e sospeso la riunione, per rinviare le decisioni a un altro incontro, e incontrare (come doveroso) le parti sociali, i cittadini, gli utenti. Ma i mascalzoni non si fermano di fronte a nulla, e, fottendosene completamente delle contestazioni puntuali, Draghetti e Burgin hanno proceduto nel loro rituale. Hanno messo ai voti la loro richiesta ottenendo all’unanimità un sì a qualsiasi cosa, da parte di un pubblico di sindaci terrorizzati. Lo stipendio di sindaco non è gran cosa, ma coi tempi che corrono è sempre meglio che niente, e il partito democratico non perdonerebbe mai a un piccolo burocrate un voto contrastante con gli interessi degli speculatori che del partito democratico sono il principale riferimento sociale.

Gli speculatori privati che hanno investito il loro capitale in Hera, hanno vinto la loro battaglia senza neppure doversi presentare. C’ha pensato l’ottima Draghetti a garantire gli interessi della speculazione anche se questo peserà sui bilanci già miseri dei cittadini comuni. Nei prossimi anni, infatti, seppure la voce “remunerazione di capitale” è destinata a scendere, la voce “oneri finanziari” è destinata a salire esattamente della stessa cifra. In questo modo la società privata Hera manterrà intatti i suoi profitti, alla faccia del referendum popolare. Chi ha consegnato a Hera tutto questo potere? Chi ha consegnato il governo dell’acqua bolognese a una società a capitale misto che deve trarre profitto?

Glielo ha consegnato un sindaco di nome Walter Vitali, che conosco dai tempi in cui militava nel partito comunista bolognese, e il partito comunista bolognese chiamava i carri armati contro gli studenti e applaudiva il ministro Cossiga per aver fucilato uno studente di nome Lorusso.

Dopo aver applaudito ai carri armati (Praga Bologna, medesima vergogna) il giovane Vitali divenne sindaco negli anni ’90, e La Repubblica lo presentò come la “Thatcher bolognese”. Dai carri armati al neoliberismo: un’epitome della classe dirigente stalino-liberista che ha portato l’Europa al collasso e oggi sta portando l’Italia alla guerra civile. Il bravo Vitali si presentava come il sindaco delle privatizzazioni. Faceva fino all’epoca, ed ecco adesso i risultati.

Quando l’ottima Draghetti ha dichiarato “mi assumo la responsabilità di fare quello che occorre fare e chiedo ai sindaci di votare”, ripetendo una frase stereotipa che appartiene a tutti kapò, ho guardato verso la platea raggelata dei sindaci, e ne ho visto uno particolarmente raggelato. La faccia gli si era accartocciata, con ogni evidenza si vergognava. Mi sono allora gettato in ginocchio ai suoi piedi, e gli ho chiesto di votare contro la mascalzonata. Gli ho detto: “leggo il tuo cuore e vedo che ti vergogni. Compi un gesto di coraggio poi torni a casa e dici alla tua signora che forse il partito democratico non ti rinnova l’incarico, ma hai fatto la cosa giusta.”

Lui sorrideva e i suoi occhi cercavano il cielo freddo di questo primo mattino d’inverno.

Ma un suo collega, che era seduto lì accanto, mi ha rivolto la parola dicendo: “Io non mi vergogno.”

Mi sono allora seduto al suo fianco e gli ho detto: “spiegami come fai.”

Ci siamo presentati. Si chiama Vladimiro Longhi ed è sindaco della piccola città di Bentivoglio. E’ una persona intelligente ed onesta, se posso trarre conclusioni da un dialogo di pochi minuti. Ma quello che ho capito è che grazie a quelli come lui Berlusconi ha vinto e continua a vincere, e soprattutto grazie a quelli come lui l’Europa sta precipitando nella guerra civile e nel nazismo.

Cosa mi ha detto per trarre conclusioni tanto gravi?

Non ho registrato, sintetizzo a memoria, (ma ho un’ottima memoria, e Vladimiro può smentirmi se mi sbaglio nel riferire le sue parole).

“Ti spiego perché non mi vergogno. Sono stato eletto due volte dai miei concittadini: alle ultime elezioni, mentre la sinistra arretrava quasi dappertutto, io ho avuto un incremento del tre per cento dei voti. Ogni anno due quartieri della città che amministro si allagano. Se noi non diamo a Hera quello che ci chiede la prossima volta che i quartieri si allagano, non ci mandano le idrovore per riparare i danni. Ammetto che abbiamo sbagliato a non accettare il confronto con il comitato nei mesi scorsi, ma non possiamo sottrarci agli impegni che abbiamo preso nei confronti degli investitori privati.”

“Quello che mi stai dicendo, gli ho risposto, è che avete un cappio intorno al collo e se provate a far valere le ragioni del referendum tirano il cappio e vi strangolano. Ma chi gliel’ha dato tutto questo potere ai privati della società Hera?”

“Venticinque governi su ventisette sono di destra in Europa” mi ha detto Vladimiro, “dobbiamo riconoscere la realtà.” E ha aggiunto: “Non mi vergogno di essere stato comunista e adesso sono del partito democratico anima e corpo.”

Proprio così mi ha detto, in un afflato commovente, dicendomi in lingua cifrata che è orgoglioso di aver partecipato allo sterminio dei kulaki, all’invasione di Budapest e Praga, ma di essersi poi convertito all’entusiasmo per Sergio Marchionne.


Franco Berardi Bifo

Fonte: www.facebook.com

22.12.2011 22 dicembre 2011v

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