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6 marzo 2011

Tensione per la «passeggiata dei gelsomini» E' la protesta silenziosa dei cinesi

Migliaia di poliziotti hanno presidiato oggi le aree delle città cinesi indicate come punti di ritrovo dai misteriosi organizzatori delle «passeggiate dei gelsomini», delle manifestazioni pacifiche pro-democrazia. A Pechino gli agenti hanno ripetuto il copione di domenica scorsa, presidiando in forze gli accessi a via Wang Fujing e al centro commerciale di Xidan, pattugliando la strada in forze, a volte tenendo al guinzaglio dei cani. Spazzini e camion con gli idranti sono passati più volte per pulire la strada e impedire gli assembramenti. La via era affollata come sempre nei giorni festivi e, come nelle due precedenti domeniche, era impossibile distinguere i passanti dagli aderenti alla protesta. A Shanghai un analogo schieramento di polizia e una fitta pioggia hanno tenuto la gente lontana dal Parco del Popolo, il luogo indicato per la protesta. Secondo il South China Morning Post di Hong Kong, 739 mila uomini sono stati mobilitati nella capitale, dove è in corso la sessione annuale dell'Assemblea Nazionale del Popolo, il Parlamento cinese. Gli organizzatori si sono fatti vivi con due successivi comunicati diffusi uno dal sito sino-americano Boxun e uno su alcuni siti di comunicazione sociale come Twitter e Facebook, che in Cina sono bloccati ma sono accessibili con l'uso dei cosiddetti proxy server. In uno, inviato anche ai siti web delle principali Università di Pechino, hanno rivolto un appello agli studenti a unirsi alle manifestazioni, che si svolgono secondo la tattica non-violenta in base alla quale non si usano ne manifesti ne slogan, ma ci si limita a passeggiare nei luoghi indicati. Nell'altro, affermano che le iniziative del 20 e del 27 febbraio hanno avuto «un grande successo». In entrambe le città sono stati controllati i documenti di alcuni giornalisti, ma non risulta che siano ripetute le aggressioni di domenica scorsa. Non erano visibili cameraman e fotografi, dopo che nel corso della settimana i corrispondenti stranieri sono stati avvertiti che le aree designate dagli organizzatori sono zone vietate. In una conferenza stampa la portavoce del governo di Pechino Wang Hui ha affermato che le «proteste dei gelsomini» - che sono state chiamate così per collegarle idealmente ai movimenti per le democrazia attivi in alcuni Paesi arabi - «sono destinate al fallimento». Secondo i dati diffusi ieri, nel 2011 per la prima volta le spese per la «sicurezza interna» della Cina hanno superato quelle per la difesa.

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