http://it.peacereporter.net
04/04/2011

Damasco, appesa a un filo
di Naomi Deledd

Il discorso tanto atteso del presidente siriano Asa'd ha deluso e denigrato un popolo. La retorica della causa palestinese, della resistenza contro Israele sembra aver perso la sua capacità di mobilizzare, soprattutto perché a parlare non é Hasan Nasrallah, leader libanese di Hezbollah, ma il presidente di un paese che dal 1967 ha una regione, il Golan, occupato dalle forze israeliane.

Il presidente ha continuato cosi senza nessuna originalità ad invocare ''un grande complotto che vorrebbe minare la sicurezza siriana''. Eppure quei cittadini che in questi giorni erano scesi in piazza chiedendo riforme, libertà e pane erano siriani. Eppure le loro richieste sembravano legittime in un Paese governato da 48 anni da uno stesso partito, il Baath e da una stessa famiglia quella degli As'ad, che poi tanto unita non é. Nelle parole del presidente siriano quei manifestanti sono diventati ''agenti esterni che vogliono creare disordini in Siria'', mentre le vittime stavolta non sono diventati 'martiri' bensì ''vittime di incidenti non volontari''.

''Ho dato chiare disposizioni per non ferire alcun cittadino. Mi dispiace per le vittime e sono triste per loro. Spero comunque che il Paese ritorni alla normalità'', ha concluso il presidente. Più che normalità in realtà Damasco dopo il discorso del presidente sembra essere una città sotto assedio. Le forze della polizia sono ovunque e gli agenti in abiti civili, si racconta che girino per la bellissima città vecchia in cerca di attivisti e qualche volta di giornalisti. La gente preferisce non parlare e preferisce stare a casa a vedere le ''telenovele'' sul nemico esterno che i canali ufficiali del regime stanno trasmettendo in questi giorni. La trama, la solita : un gruppo di infiltrati che trasporta armi, provenienti dalla libanese Tripoli, per provocare instabilità e discordia in Siria.

''Ci aspettavamo qualcosa in più'' commenta un attivista a Damasco subito dopo la fine del discorso . Nessuna riforma concreta e nessuna abolizione della legge di emergenza. Non ci resta che continuare la nostra rivolta. Ci saranno altri morti é vero ma quando il popolo non viene ascoltato quali altre alternative ci sono?''.

E delusa é anche l'opposizione. Un dei suoi membri che per ragioni di sicurezza vuole restare anonimo dice: ''Il regime continua a non voler ascoltare il popolo che chiede un cambio. Il regime continua a non voler un confronto con l'opposizione, continuando ad agire come partito unico. Non c'é nessuna possibilità allora se non quella di chiedere la caduta del regime''.

Intanto i preparativi per la grande manifestazione prevista per venerdì dopo la preghiera vanno avanti e la gente é ancora più motivata spiega Yusef, un giovane attivista. ''Andremo avanti per far sentire la voce del popolo come é successo nelle piazze tunisine e egiziane''. A detta degli attivisti il popolo é intimidito dal regime e per questo avrebbe partecipato in massa alla grande manifestazione pro Asa'd. Un preside di una scuola elementare nella capitale spiega che ''i servizi di sicurezza hanno contattato le scuole e invitato i presidi e i professori a scendere in piazza lo stesso é stato fatto negli uffici dell'amministrazione pubblica''. ''Il popolo vuole solo la libertà'', ripete una giovane donna, ''non abbiamo più paura ci sacrificheremo per i martiri di Daraa''. La tensione é forte, e a detta di molti il presidente non ha giocato bene la sua ultima carta quella delle riforme. Subito dopo il discorso del presidente a Beirut nella zona centrale in centinaia sfilavano per mostrare il loro sostegno ad As'ad, molti di loro operai che hanno lasciato la Siria proprio per assicurarsi quel pezzo di pane e quella libertà che Bashar al As'ad ancora oggi continua a negare al suo popolo.

top