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il 10 giu 2011

Amina e il mistero italiano
di Riccardo Cristiano

Non ricordo bene: questo è il dodicesimo o il tredicesimo venerdì di rabbia in Siria? Comunque sia, si tratta di un numero considerevole, che si porta dietro conseguenze incredibili: oltre mille morti, città assediate come si faceva ai tempi di Gengis Khan, diecimila desaparecidos, cioè diecimila persone che sono state arbitrariamente arrestate, internate e spesso torturate. Di tutto questo in Italia si è parlato molto poco. Ho le mie idee al riguardo, ovviamente, ma preferisco stare ai fatti. E i fatti sono che la destra appassionata della mostrificazione di tutto ciò che è islamico davanti all’orrore del regime siriano, alleato di Ahmadinejad per altro, tace. La sinistra italiana tace ugualmente, il suo orizzonte ormai comincia e finisce ad Arcore. (Poi c’è chi ci fa apprezzare questo silenzio, come quegli sconsiderati che parlano di “riscatto arabo” avvistato sulle alture del Golan, dove i poveri palestinesi sono stati mandati a morire inutilmente sulla linea del confine israeliano per dare legittimità “araba” ai carnefici di Damasco, quelli che ai tempi di Settembre Nero non offrirono nessuna protezione ai feddayn in fuga dalla Giordania e che da allora (quindi per decenni!) hanno rispettato il confine israeliano come fosse un luogo sacro!  )

Tutti questi silenzi indecenti sono durati per dodici settimane, indifferenti anche alla tortura di bambini. Poi, all’improvviso, l’arresto di una blogger gay, lo ha spezzato. Questa ragazza che curava un blog nel quale si presentava come gay, è stata arrestata e subito la notizia è esplosa, è arrivata addirittura in Parlamento, dove le coscienze di destra e sinistra hanno prodotto interrogazioni comuni. I giornali hanno pubblicato la foto della ragazza in prima pagina, hanno ammesso di non sapere nulla di lei, neanche se esista davvero, ma la storia della ragazza gay ha avuto una forza che 10mila scomparsi, inghiottiti nei lager siriani, non hanno avuto, non hanno e non avranno!

Incomprensibile?

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