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18/05/2011

Il massacro di Dera’a
di Noemi Deledda

La fossa comune turba l'opinione pubblica, ma la lotta non si ferma

 

"Ogni giorno avremo dei martiri, noi non ti amiamo Bashar". E' sotto questo slogan che almeno cinquanta donne hanno attraversato ieri, 18 maggio 2010, le strade di Dera'a in solidarieta' con le vittime ritrovate in una fossa comune nei pressi del cimitero della città a sud di Damasco e epicentro della rivoluzione siriana.

Molti dei corpi, almeno quaranta, sono irriconoscibili e presentano evidenti segni di tortura secondo le dichiarazioni di un'attivista siriana a PeaceReporter. Il dott. Ali Ghassab Mahamid e' uno di questi corpi concesso dalle autorita' siriane in mattinata alla moglie mentre i tre fratelli della vittima venivano arrestati: tradimento alla patria. Nessuno ha piu' notizie di loro come degli altri circa 8mila arrestati dall'inizio di questa rivoluzione.

Secondo le testimonianze che arrivano da Dera'a i corpi sarebbero stati scoperti proprio da alcuni cittadini del posto insospettiti dallo strano odore che proveniva da quel lato del cimitero. Le forze di polizia siriane hanno subito pensato a circondare la zona onde evitare la ripresa di video e immagini (che pure sono circolate su internet) e la televisione di stato assieme all'agenzia di stampa ha subito smentito la notizia.

"Quello che e' successo a Dera'a è un massacro", racconta un'attivista che chiede l'anonimato per motivi di sicurezza."L'esercito non ha mai lasciato questa citta'', e aggiunge: "giorni fa una commissione di attivisti per i diritti umani ha visitato Dera'a e i soldati sono stati astuti a ben coprire queste fosse".

Intanto a Dera'a l'esercito ha ordinato il coprifuoco concedendo ai suoi abitanti soltanto due ore di uscita al giorno. I funerali delle vittime si sono svolti nel primo pomeriggio mentre alcune madri piangendo si sono rifiutate di riconoscere il corpo di quei figli martoriati e torturati per essere scesi nelle strade a manifestare contro un regime che intanto aveva, in teoria annullando la legge di emergenza, dovuto permettere assemblamenti e manifestazioni.  La cittadina di Dera'a e' sconvolta ma le manifestazioni vanno avanti, una e' prevista per venerdi prossimo.   "Non serve a niente vivere quando si e' umiliati", dice Salma, una giovane donna di trent'anni, "siamo pronti a morire per la liberta' nel nostro Paese". "Siate forti la giustizia e la liberta' vinceranno" si legge su un muro di Dera'a.

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