Asia Times Online
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14.12.2011

La Nato Sogna una Guerra Civile in Siria
di Pepe Escobar

Ogni granello di sabbia nel deserto siriano ora sa che non ci sarà un intervento "umanitario" della NATO, giustificato dalla "Responsabilità di Proteggere" per provare un cambio di regime a Damasco. Una guerra prolungata come in Libia non è fattibile, nonostante gli impeccabili apprendisti della democrazia, quelli della Casa di Saud, già si siano generosamente offerti di pagare.

Ma la nebbia di una guerra prossima continua a essere impenetrabile. Cosa vuole davvero fare la NATO in Siria?

Era già stato stabilito (vedi "La guerra delle ombre in Siria") dalla NATO un centro di comando e controllo nella provincia di Hatay nel sud della Turchia, dove i comandi britannici e i servizi di intelligence francesi stanno addestrando il losco Esercito della Siria Libera. L'obiettivo: fomentare una guerra civile che colpisca il nord della Siria.

Ora arriva la conferma, tramite il sito web dell’ex informatore del Federal Bureau of Investigation Sibel Edmonds, che in effetti ci potrebbe essere un movimento a tenaglia che riguarda anche la Giordania [1].

Edmonds cita fonti locali secondo le quali "centinaia di soldati che parlano lingue non arabe" stanno "facendo la spola […] tra la base aerea di Re Hussein ad al-Mafraq” e “villaggi giordani adiacenti alla frontiera siriana”.

Edmonds sostiene che niente di tutto questo è stato riportato dai media statunitensi per un ordine arrivato dall’alto che dovrebbe essere decaduto questo martedì. E non cercate di chiedere qualcosa al re Abdullah della Giordania.

La base di al-Mafraq è praticamente all'altro lato della frontiera rispetto a Dar'a. C'è stata di recente una grande attività a Dar'a, un epicentro del movimento contro il presidente Bashar al-Assad. Per quanto riguarda l'agenzia di stampa siriana Sana, le forze di sicurezza vengono uccise di routine dalle "bande terroristiche". Per quanto riguarda i "ribelli", si tratta di disertori patriottici dell’esercito che attaccano le linee di rifornimento militare.

Il piano B dell’attacco

Adottando questo movimento a tenaglia, la Nato in Siria sta diversificando la propria azione con una strategia stile Iraq negli anni ‘90: sottoporre la Siria a un assedio prolungato per poi decidere di attaccare.

Tuttavia, per quanto la NATO supplichi Allah del contrario, la Siria non è la Libia. È molto più piccola e compatta, ma più popolata e con un vero esercito addestrato in battaglia. Oltre a essere immensamente adirati per l'attuale eurodramma, i britannici e l'ex potenza coloniale francese hanno calcolato che hanno tutto da perdere economicamente se si dovessero invischiare nella follia di una guerra convenzionale.

Per quanto riguarda gli irriducibili dell’opposizione siriana – il Consiglio Nazionale Siriano - , sono una barzelletta.

In maggioranza sono della Fratellanza Musulmana, con una spruzzata di curdi. Il leader, Burhan Ghalioun, è un opportunista esiliato a Parigi con credibilità zero (per il siriano medio), anche se in una recente intervista col Wall Street Journal ha fatto di tutta per riappacificarsi con la lobby israeliana (fine dei legami con l’Iran, fine del sostegno a Hezbollah in Libano e ad Hamas a Gaza).

L’Esercito della Siria Libera sostiene di avere 15.000 disertori dell'esercito. Ma è infestato da mercenari e da quelle che tantissimi di civili siriani descrivono come bande armate. Il CNS, teoricamente, si oppone alla guerriglia. Ma quello è esattamente ciò che il l’ESL pratica attivamente, attaccando i soldati siriani e gli uffici del partito Ba’ath.

La tattica essenziale del CNS è per il momento quella di promuovere presso l'opinione pubblica occidentale l'idea di un incubo "potenziale" sulla falsa riga libica di un imminente massacro a Homs. Non sono in molti a essere disposti a bérsela, a parte i soliti e chiassosi sospetti dei media corporativi. Anche se hanno tutti e due base a Istanbul, il CNS e l’ESL non sembrano capaci di mettersi di accordo; somigliano a una versione letale de “I Tre Marmittoni”.

Poi c’è la Lega Araba che attualmente è controllata dagli Otto Marmittoni: le sei monarchie del CCG (Consiglio di Cooperazione del Golfo) noto anche come Circolo della Controrivoluzione del Golfo, più i membri "invitati" del CCG, Marocco e Giordania. I marmittoni sono i subappaltatori della NATO nel Grande Medio Oriente con gli steroidi umanitari. Nessuno, tuttavia, si sta domandando dov’erano i marmittoni quando Beirut e il sud del Libano vennero distrutti nel 2006, e quando Gaza fu distrutta nel 2008, in entrambi i casi da Israele. I marmittoni non osano discutere i diritti divini dell'asse USA/Israele.

Le tattiche della NATO in Siria sono da tempo chiare come la luce del sole. La Francia, sotto il liberatore neonapoleonico libico, il presidente Nicolas Sarkozy, si concentra su un’escalation turbo-accelerata. Allo stesso tempo, Parigi sta cercando di collocare l'ascesa della Fratellanza Musulmana in tutto il mondo arabo nell’ambito degli interessi strategici occidentali, oltre a limitare l'influenza iraniana.

Poi abbiamo il blocco economico in corso, impossibile senza la cooperazione dell'Iraq (che non ci sarà), del Libano (che non ci sarà) e della Giordania (che ci potrebbe essere, ma a detrimento della Giordania).

Ma la vera goduria della NATO sarebbe riuscire di far fare alla Turchia il lavoro sporco. Nella loro irrimediabile bancarotta, i paesi della NATO – Stati Uniti compresi – non possono semplicemente lanciarsi in un’altra guerra in Medio Oriente che potrebbe mandare i prezzi del petrolio alle stelle.

Ciò che la NATO non riesce a prefigurare è la possibilità di una riesplosione di una guerra settaria tra sunniti e sciiti in Iraq. In quel caso, l'unico porto sicuro sarebbe il Kurdistan iracheno. E ciò fortificherebbe l'unità curda, dall'Iraq alla Siria, dalla Turchia all'Iran. La Turchia avrebbe in questo caso grattacapi più pertinenti rispetto all’inguaiarsi in una guerra in Siria.

Il doppio gioco della Turchia

Nonostante tutto, la grande imponderabilità in questa complessa scacchiera è la Turchia, e quello che è avvenuto esattamente alla tanto declamata politica degli "zero problemi coi nostri vicini", pensata dal Ministro degli Esteri Ahmet Davutoglu.

Di fronte all'impotenza di Riad e con il Cairo in subbuglio, Ankara sembra aver monopolizzato il campo della dirigenza sunnita, o il ruolo di guardiano dell'ortodossia sunnita contro gli eretici sciiti, soprattutto dell'Iran (ma anche in Iraq, gli alawiti in Siria e gli Hezbollah).

Allo stesso tempo, per ingraziarsi la NATO e gli Stati Uniti Ankara ha consentito lo spiegamento della difesa missilistica sul suo territorio, diretta non solo contro l'Iran, ma soprattutto contro la Russia. Per non menzionare il fatto che Ankara ancora ospita il desiderio - proibito - di "risolvere" permanentemente la questione curda, stabilendo una zona autonoma in territorio siriano.

E Ankara vuole anche guadagnarci dei soldi; i vincitori in Libia sono stati gli interessi petroliferi britannici e francesi, mentre i perdenti sono stati quelli italiani e turchi. Ma fino a questo momento la Turchia sta di nuovo perdendo, specialmente nella provincia di Hatay vicina alla frontiera siriana, vista la cancellazione di accordo di libero scambio tra i due paesi

Per la disperazione dell’Occidente, il regime di Assad è lontano dall’essere strangolato. Per resistere al pesante pacchetto di sanzioni della Lega Araba e della Turchia, il regime ha accelerato il commercio con la Cina tramite il baratto, lasciando da parte il sistema finanziario internazionale.

Non c’è da sorprendersi che Washington stia adottando un approccio di lungo termine. È di nuovo inviato a Damasco il suo ambasciatore Robert Ford, un ex assistente dell’ex sinistro destabilizzatore del Nicaragua John Negroponte quando era ambasciatore a Baghdad, e un odierno entusiasta della controrivoluzione della Casa di Saud.

Ford avrà molto tempo per scambiarsi posta elettronica con un'opposizione siriana completamente compromessa con l'ex potenza coloniale francese. Parlando di un festival di marmittoni, tutto questo riuscirà a ritagliarsi una propria nicchia negli annali dell'infamia del Medio Oriente.

Nota:

1. Qui c’è il resoconto. Qui un’intervista con il giornalista siriano Nizar Nayouf.

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Fonte: NATO dreams of civil war in Syria

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