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29/05/2011

Siria, scrittori contro il regime
Un manifesto di intellettuali chiede la fine di Assad
di Karim Fael

Lo scrittore e attivista Sinan Antoon - una delle penne che animano il quotidiano on line Jadaliyya - ha decisamente colto nel segno, sottolineando in un recente intervento come "contrariamente alle infinite chiacchiere sul ruolo giocato dai social media nel fomentantare e dare vigore e forza alle proteste in Tunisia ed Egitto, oltre all'enorme dose di rabbia, dolore e rancore causati da decenni di annichilimento sociale e politico, sono stati forse più importanti alcuni versi del poeta tunisino Abo Al Qassim Al Shabbi. che all'anizio del secolo scorso scrisse il poema Ela Toghat Al Alaam (Ai Tiranni Del Mondo)".

Un'iperbole probabilmente, ma pensiamoci: ovunque e sempre la poesia, i romanzi, la cultura popolare hanno raccontato e incapsulato la lotta dei popoli contro il dominio coloniale e più tardi, contro le monarchie e dittature postcoloniali, così oggi le poesie, le vignette, i saggi e i romanzi - pronti, in potenza nell'inconscio collettivo - stanno nutrendo la primavera araba. Un lungo incipit per una notizia che, in quest'ottica, acquista un po' più d'importanza. Nel tardo pomeriggio di ieri, giovedì 26 maggio, a due mesi dall'inizio delle proteste contro il regime di Bashar Al Assad, un'unione (informale, ma numerosa) di scrittori siriani ha deciso di uscire lo scoperto e manifestare il proprio dissenso contro la sanguinosa repressione in atto nel loro Paese. Una denuncia che è anche un appello. "Proprio come alcuni amici cineasti hanno fatto prima di noi - spiega Adel G. apprezzato drammaturgo e docente universitario - abbiamo voluto denunciare l'assassinio indiscriminato di civili da parte delle forze di sicurezza e in generale il comportamento fascista e criminale del regime siriano. Chiediamo che i diritti fondamentali, tra cui quello di dissentire, vengano una volta per tutte rispettati e abbiamo deciso di rivolgerci anche ai nostri colleghi giornalisti, scrittori, poeti affinché approfittino del loro ruolo pubblico per dare voce alla nostra denuncia". All'inizio di maggio un appello analogo era, come detto, partito da un gruppo di giovani film maker siriani ottenendo l'attenzione e il supporto di non pochi nomi che contano del cinema europeo e d'oltreoceano. "Il fatto stesso che noi scrittori abbiamo deciso di fare questo passo, questo piccolo passo - continua Adel - è la prova indiscutibile del fatto che il seme del cambiamento è germoliato anche in Siria. È significativo perchè molti di noi, me compreso talvolta, abbiamo dovuto  tessere le lodi di Hafez prima e Bashar oggi. Chi più, chi meno, chi guadagnandoci fama e fortuna, chi decidendo di stare più nell'ombra per la vergogna, e con loro di tutta una schiera di potenti di turno. Il nostro non è però un gesto contingente e non siamo in cerca di redenzione, siamo solo feriti ed esasperati come la maggioranza dei siriani".

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