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tratto da “Europa”
il 30 ago 2011

Un professore per la nuova Siria
di Lorenzo Trombetta

Da Bruxelles l’Unione Europea annuncia l’imposizione di sanzioni contro la Siria in ambito petrolifero, ma esperti del settore assicurano che queste nuove pressioni non sortiranno alcun effetto nel dissuadere il regime di Damasco dall’uso della violenza contro i manifestanti. E da Ankara un fronte di oppositori fa sapere della formazione di un Consiglio nazionale di transizione (Cnt) che finalmente si presenta con un presidente, un interlocutore in carne ed ossa residente da anni in Europa ma che, seppur popolare in Siria, non sembra riscuotere il sostegno di chi giornalmente scende in strada a chiedere la caduta del regime.

Dalla capitale turca il giovane oppositore Diya ad Din Daghmash ha comunicato la formazione del Cnt siriano formato da 94 membri, 52 dei quali provenienti dalla diaspora all’estero e 42 residenti invece in patria. Il loro presidente, eletto a maggioranza, è Burhan Ghalioun, da decenni in Francia, docente di sociologia all’Università Paris 3 Sorbonne Nouvelle. Sunnita, originario di Homs dove nei giorni scorsi è stato arrestato dai servizi di sicurezza il fratello, Ghalioun appare spesso sulle tv satellitari panarabe per commentare la situazione in corso in Siria. E’ una delle voci più moderate del panorama delle opposizioni siriane: respinge ogni intervento straniero, che invita i manifestanti a rimanere pacifici, che invoca la caduta del regime e la creazione di un Paese guidato da una dirigenza civile – non militare – per uno Stato unito, sovrano e non diviso su base confessionale.

“Ghalioun è certamente popolare. E’ una brava persona… ma non è un politico e non so fino a che punto possa rappresentare le nostre istanze”, afferma Alexander Page, pseudonimo del responsabile dell’ufficio stampa della “Coalizione di damasceni liberi per un cambiamento pacifico” (Cdlcp). Raggiunto telefonicamente via Skype, Alexander è stato quasi colto di sorpresa dalla diffusione della notizia della creazione del Cnt in Turchia: “Sì, ho visto la notizia in tv ma non ne sappiamo molto di più”, ha affermato. Nel giro di mezz’ora, i “damasceni liberi” diffondono un comunicato sull’incontro di Ankara e definiscono “affrettata” la decisione di dar vita al Consiglio di transizione, giunta “senza un’adeguata consultazione” di tutte le parti coinvolte nella rivolta. La coalizione di giovani attivisti di Damasco critica anche la ripartizione dei seggi all’interno del Cnt: “I rivoluzionari (in patria, ndr) devono essere la maggioranza”, si legge nel testo.

A differenza degli altri gruppi che agiscono sul terreno in nome della “rivoluzione siriana”, la Coalizione dei damasceni liberi ha una pagina Facebook in varie lingue, anche in italiano (www.facebook.com/CFDPCItaliano). E non è una traduzione automatica ottenuta tramite Google ma il frutto del lavoro di alcuni attivisti siriani che operano dall’Italia. Raed (pseudonimo) è uno di loro. Da mesi – racconta raggiunto telefonicamente da Beirut – la sua vita è cambiata. E’ all’ultimo anno di università, ma preferisce che non si riveli la città dove studia né la facoltà a cui è iscritto per timore che “gli informatori” dell’ambasciata siriana di Roma lo individuino. Raed è nato in Siria, ad Aleppo. “Sono venuto in Italia subito da piccolissimo”. Dice di esser sempre stato interessato alle vicende del suo paese d’origine, ma con lo scoppio delle rivolte in Tunisia ed Egitto l’interesse si è trasformato in impegno.

Con l’inizio delle proteste in Siria e della conseguente repressione dal marzo scorso, Raed ha cominciato a lavorare alla causa: “Traducevo dall’arabo in italiano su Twitter le notizie degli attivisti, e sono poi stato contattato dalla Coalizione dei damasceni liberi, che cercavano curatori della loro pagina Facebook nelle altre lingue”. L’impegno di curare la versione italiana degli attivisti di Damasco “prende molto tempo al giorno”, ma per Raed è “il minimo che possa fare”. Suo padre, che “non milita e non ha mai militato in un partito”, non torna in Siria da quarant’anni e da un paio d’anni è ricercato in patria dai servizi di sicurezza. La madre può entrare con facilità, “ma da qualche tempo viene regolarmente interrogata dalle mukhabarat (le agenzie di controllo e repressione del regime, ndr)”. Raed è in contatto con numerose famiglie siriane in Italia, “tutte ostili al regime”. E non nasconde i timori: “So per certo che uno degli organizzatori delle manifestazioni di protesta (di fronte alla sede diplomatica siriana a Roma, ndr) è minacciato dal personale dell’ambasciata”.

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