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09 ottobre 2011

Siria: Meshal Tammo, un Leader Scomodo
di Mariam Giannantina

Il leader curdo aveva appoggiato dall’inizio le proteste contro il regime di Basha Assad ma aveva molti avversari anche tra la sua gente

Damasco, 09 ottobre 2011, Nena News – Oltre 50mila curdi siriani hanno partecipato ieri ai funerali di Meshal Tammo, portavoce del partito curdo siriano “Movimento per il futuro”, ucciso venerdi’ sera nella sua casa a Qamishly, nella regione di Haseka, nel nord est della Siria. Le forze armate siriane hanno aperto il fuoco sulla folla facendo almeno 5 morti.  Altri 8 morti si sono avuti tra Hama, Homs, Dumair e Duma. Le  autorita’ di Damasco invece riferiscono di sette militari uccisi ieri dai rivoltosi a Hama.

Secondo il Coordinamento dei comitati locali delle proteste, un gruppo di uomini armati sono entrati nella casa ed hanno sparato a Tammo, uccidendolo, a suo figlio e ad un’altra attivista, feriti. Per l’agenzia ufficiale SANA, Tammo e’ stato ucciso in strada con colpi sparati da una macchina. Tammo, 53 anni,  era stato rilasciato dalla prigione da pochi mesi dopo 3 anni grazie ad una delle amnistie concesse da Bashar Al Assad dall’inizio delle proteste in Siria contro il regime a  meta’ marzo.  Era uno leader dell’opposizione siriana che ha appoggiato dall’inizio le proteste della strada, criticando alcuni dei partiti tradizionali curdi che non avevano buttato tutto il loro peso a sostegno della rivolta. I curdi siriani  rappresentano circa il 10% della popolazione (oltre due milioni), la principale minoranza etnica del paese, di religione sunnita ma non araba. Nella Siria dell’ideologia arabista baathista, sono stati a lungo discriminati, senza avere la possibilita’ di esprimere i propri diritti nazionali. Vivono principalmente nella regione agricola dell’Hasakeh, colpita negli ultimi anni da siccita’, ma grandi comunita’ risiedono nelle citta’ di Aleppo e Damasco. Nel marzo 2004 sono scoppiati proteste nelle zone curde represse duramente dall’esercito e dalle forze di sicurezza che hanno ucciso oltre 30 persone e tenuto sotto pressione la cittadinanza curda per anni. Gli 11 (o 17) partiti curdi in Siria non sono legali – nessun partito dell’opposizione lo e’ – ma tollerati dal regime. Dall’inizio delle proteste il regime ha evitato di infiammare le aree curde: ha concesso la cittadinanza agli oltre 200.000 curdi apolidi risultato di un censimento sciovinista del 1962 ed ha evitato di usare la mano pesante contro le proteste nelle citta’ curde. Quando abbiamo visitato l’area in agosto era visibile una scarsa presenza a differenza degli anni precedenti, ci hanno raccontato i residenti.
Questo trattamento “delicato” ha creato il sospetto che i maggiori partiti politici curdi (spesso collegati ai partiti “fratelli” in Iraq o Turchia) abbiano fatto un patto con il regime siriano. “Grandi manifestazioni contro il regime si sono tenute nelle citta’ curde (Qamishly, Amouda, Hasakeh) dall’inizio delle proteste ma non hanno raggiunto l’intensita’ del 2004” racconta Fatima, un’attivista curda del partito di Tammo “allora gli arabi ci lasciarono soli”. I curdi rappresentano l’unica opposizione al regime con esperienza politica (e militare) nel paese ed il loro peso potrebbe essere determinante per determinare il futuro della Siria. All’inizio i curdi non hanno partecipato in massa per non fornire al regime il pretesto di accusarli di separatismo, dice Fatima, paura condivisa anche da parte dell’opposizione, in maggioranza arabo-sunnita. Tammo, ed altri esponenti curdi, hanno partecipato attivamente agli incontri della variegata opposizione siriana, mostrando spesso le loro divergenze rispetto a queli che hanno accusato di avere un’”agenda araba”, tanto che durante una conferenza dell’opposizione Tammo ha abbandonato l’aula perche’ si insisteva nel mantenere il carattere arabo di una futura repubblica. Tammo era anche membro del neoeletto Consiglio Nazionale Siriano, un fronte unitario dell’opposizione.“Non voglio dividere il paese” aveva dichiarato Tammo in un’intervista al Wall Street Journal di qualche giorno fa “anche se il Kurdistan indipendente rimane un sogno.” In questi giorni si sarebbe dovuto tenere un incontro tra i partiti curdi ed i giovani attivisti dei Comitati Locali, i veri motori delle proteste anche nelle aree curde, per discutere un’iniziativa da tenere a Qamishly. Ma le diffidenze sono profonde, anche tra chi si trova dalla stessa parte. Abbiamo assistito a lunghe conversazioni tra Dlshat, un giovane curdo e Wasim, arabo sunnita di Homs, entrambi pienamente impegnati nella rivolta, sulla “nuova” Siria. “Voglio una Siria federale, in cui sia possibile insegnare il curdo, festeggiare il Newroz (festivita’ curda). Non sono un separatista, questo e’ il mio paese” dice Dlshat. “Una Siria federale, vista la varieta’ etnica e religiosa, e’ un problema.  Si rischia di andare verso la disgregazione, uno stato curdo, uno alawita, uno druzo ed uno sunnita” risponde Walid. I curdi siriani rivendicano autonomia e diritti nazionali.
Oltre 50.000 persone hanno partecipato sabato a Qamishly ad i funerali di Meshal Tammo che si sono trasformati in una manifestazione di protesta. La polizia e’ intervenuta e tre civili sono stati uccisi. Il perche’ di questo omicidio rimane, come molti avvenimenti nel paese, avvolto in una nebbia. I primi responsabili sono stati addidati nel regime, poiche’ Tammo era senza dubbio un esponente di spicco dell’opposizione. Ma alcuni dubitano di stessi gruppi curdi, criticati da Tammo, e della Turchia, dove si e’ riacutizzato lo scontro con la minoranza curda. “Chi l’ha ucciso dev’essere un curdo. Per quale agenda non e’ chiaro” afferma Loqman, curdo di Damasco. O forse rientra nella strategia di omici mirati per attaccare l’opposizione e fomentare lo scontro settario che denunciano gli attivisti.  Ad Homs negli ultimi due mesi sono stati uccisi professori e dottori locali, spesso alawuiti. Venerdi’ era stato picchiato dopo una manifestazione dai servizi segreti e ricoverato in ospedale l’esponente dell’opposizione Riad Seif.  “Questo e’ un episodio molto grave” afferma un oppositore curdo “se i curdi non scenderanno in strada, significa che c’e’ stato veramente un patto.”

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