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il 10 lug 2011

La Siria brucia: donne in piazza
di kiwan kiwan

Nel “Venerdì del no al dialogo” con il regime, ci sono state 13 vittime e manifestazione in vari città: Damasco, Hama, Addamir, Dayr ezzor, Idlib, Banias, Latakkia, Rokka, Qamiceli, Aleppo, Homs.

Gli  attivisti per i diritti parlano di  13 manifestanti uccisi in diverse città in Siria dalle forze di sicurezza per disperdere i manifestanti contro il regime del presidente Bashar al-Assad. Il ministero dell’Interno ha accusato l’ambasciatore americano in Siria, Robert Ford, di aver incontrato i ‘terroristi’ ad Hama esortandoli a protestare in questa città; secondo gli oppositori erano oltre 450mila i manifestanti nella  piazza Ala’asi

Il presidente dell’Osservatorio siriano per i diritti umani Rami Abdel Rahman, parla di “sei persone rimaste uccise quando uomini della sicurezza hanno aperto il fuoco per disperdere i manifestanti nella città  Addamir (della coscienza)”.

Il Presidente dell’Associazione siriana per i diritti umani, Abdel Karim Rihawi, riporta che  ”cinque manifestanti sono stati uccisi nella città di Homs, due manifestanti nei pressi del centro Almayadin, dai colpi di arma da fuoco sparati dalle forze di sicurezza. Parecchie città siriane sono state attraversate da una serie di dimostrazione contro il regime in risposta all’appello lanciato dagli attivisti sotto il titolo “No al dialogo” con il regime che continua  a reprimere il movimento popolare di protesta in tutto il paese. Nella città di Hama, centinaia di migliaia di dimostranti sono scei in piazza rifiutando il dialogo e  chiedendo la caduta del regime e il ritiro delle forze di sicurezza dalla zona.

Circa  centomila manifestanti nella città di Deir ez-Zor,sono stati affrontati dalle forze di sicurezza, decine di manifestanti sono stati feriti negli scontri, tra loro ci sono due feriti gravissimi, un’altra manifestazione ad Idlib con  migliaia di manifestanti dove le forze di sicurezza hanno sparato proiettili e gas lacrimogeni per disperdere le manifestazioni, causando altre vittime e feriti. La polizia ha sparato proiettili veri, nel tentativo di far fallire le  manifestazioni partite dalle grandi moschee dei quartieri sud della città di Banias, Lattakia e Hama contro il sistema. 7mila dimostranti ci sono stati poi a Idlib Khan Safrah, nonostante la presenza militare nella città.
Una manifestazione senza precedenti si è svolta nella città di Idlib: migliaia di donne uscite in città per protestare contro il regime e contro il dialogo con esso, un’altra manifestazione a Qamiceli  ha visto la partecipazione di 5mila donne
Il presidente del Comitato curdo per i diritti umani, Radif Mustafa, ha detto che “i manifestanti hanno invaso  i vari quartieri  come risposta alle forze di sicurezza che volevano impedire la manifestazione”.


Altre manifestazione ad  Aleppo L'agenzia di stampa araba siriana “Sana”, ha riferito una dichiarazione del ministero degli Interni secondo il quale  “l’ambasciatore degli Stati Uniti ha incontrato a Hama, alcuni terroristi”, e lo ha accusato di “esortarli alla protesta, alla violenza e al rifiuto del dialogo” Poi ha aggiunto che le autorità siriane sono rimaste sorprese dalla presenza dell’Ambasciatore americano a Hama, la presenza dell’ambasciatore ad Hama era contraria alle norme diplomatiche ed è stata fatta “con la scusa di visitare i feriti nell’ospedale”.

Gli ambasciatori di Usa e Francia parlano con l’opposizione 
Il cancelliere del presidente siriano, Shaaban, ha accusato l’ambasciatore Ford di compiere tentativi per destabilizzare il governo siriano.

Ma un altro funzionario americano che ha chiesto l’anonimato ha detto che la missione di Ford, arrivato a Hama il Giovedì e ripartito venerdì, era quella dir prendere contatti con parte dell’opposizione.
Una fonte informata nella città di Hama, ha riferito che l’ambasciatore Ford, arrivato a Hama, “ha incontrato alcuni attivisti politici e ha visitato una serie di feriti in alcuni ospedali della città, ha anche visitato alcune delle famiglie delle persone uccise nei scontri dei giorni scorsi in più l’ambasciatore  è venuto in città per ispezionare da vicino le manifestazioni e incontrare i suoi leader”.
In concomitanza della visita dell’Ambasciatore Ford a Hama, è arrivato anche l’ambasciatore francese  Eric Chevallier sempre ad Hama, che è diventato un centro del movimento di protesta contro il  regime di Assad per esprimere “l’impegno della Francia a fianco alle vittime”, come è stato riportato a Parigi. Nella sua visita al più grande ospedale della città, il diplomatico francese si è espresso in questi termini:  “la Francia esprime la sua preoccupazione per la popolazione di Hama e la sua condanna della violenza contro i manifestanti per mano delle autorità”, quindi ha invitato Assad a rilasciare i prigionieri politici e ad avviare le riforme.
Gli ambasciatori con la loro visita  vogliono  evitare che il Presidente  Assad  aumenti la sua violenza nel schiacciare  le proteste contro il suo governo.

Hama è una città simbolo dal 1982 quando vi fu la ribellione guidata da “Fratelli Mussulmani” contro il defunto presidente Hafez Assad, padre di Bashar al-Assad, che provocò 20mila vittime.

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