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il 31 mag 2011

Esclusiva: dall’inferno siriano!

Ci è pervenuto l’ agghiacciante documento redatto dalla popolazione di Al-Rastan, una delle città siriane poste sotto assedio dalla famigerata quarta divisione  del regime di Bashar al-Assad. Ne pubblichiamo un’ampia sintesi.

di Sono giorni che viviamo sotto assedio, sotto un brutale bombardamento a causa della nostra libera e pacifica decisione di manifestare contro questo regime brutale, crudele e bugiardo, bugiardo al punto da spararci e pretendere che noi si ammetta di esserci sparati addosso da soli. Per questo abbiamo deciso di dire cosa sta accedendo qui ad al-Rastan, in Siria.

Il regime sostiene che noi abbiamo scelto la lotta armata e che terroristi infiltrati tra di noi sono coinvolti in queste nostre azioni violente. E’ falso. Noi non abbiamo imbracciato un fucile. Questa bugia va smascherata anche se non sorprende, visto che il regime l’ha formulata contro tutte le città siriane che si sono ribellate.

Ecco cosa succede realmente qui ad al-Rastan.

Primo: i cecchini del regime, tutti barbuti e in uniforme nera, hanno sparato dai tetti uccidendo numerosi soldati sperando di aizzarli contro di noi.

E’ successo però che molti di loro si sono rifiutati di spararci addosso e si sono uniti a noi, i cittadini di al-Rastan. Gli è stato ordinato con megafoni di tornare sui loro passi e davanti al loro rifiuto la quarta divisione ha aperto il fuoco, un fuoco pesante e indiscriminato.

Secondo: il sottotenente Bassam Tlass si trovava in un microbus per studenti. Quando il microbus è stato fermato a un posto di controllo sono cominciati i controlli dei documenti e hanno riconosciuto il sottotenente. Il microbus è ripartito e dopo che ha percorso cento metri gli agenti hanno aperto il fuoco, tentando di ucciderlo. Il motivo è semplice: lui è uno dei coraggiosi soldati di al-Ristan che si è rifiutato di aprire il fuoco contro i suoi concittadini. Nella sparatoria che gli è costata la vita è morto anche un bambino che si trovava sul microbus e molti altri sono rimasti feriti.

Terzo: per quanto riguarda l’incendio della stazione di polizia è stato appiccato da criminali che volevano distruggere i faldoni su di loro presenti nella stazione di polizia.

Quando la polizia ha tentato di attaccare questi criminali le forze speciali si sono schierate con i primi e hanno confiscato le armi dei poliziotti.

Sappiamo benissimo che il criminale  bombardamento di al-Rastan è stato ordinato dal ministro della difesa in persona e che è stato effettuato dalla quarta divisione senza alcun riguardo per le scuole, il patrimonio archeologico, i serbatoi idrici.

La ferocia del fuoco nemico ci impedisce di uscire di casa per andare a soccorrere i feriti o recuperare i corpi dei martiri.

Noi, cittadini di al-Rastan, chiediamo l’aiuto del popolo siriano e degli altri popoli del mondo: la nostra unica colpa è quella di aver marciato chiedendo libertà.

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