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11/08/2011 11:51

L’Onu in stallo sulla Siria. Assad ammette “qualche errore”

Damasco (AsiaNews/Agenzie) – Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu ha concluso questa notte una riunione di oltre due ore a porte chiuse sulla Siria con una nuova profonda spaccatura sulle iniziative da intraprendere per fermare le violenze. Francia, Gran Bretagna, Germania e Portogallo chiedono a Damasco di fermare la repressione, e minacciano nuove misure. I Paesi della ''linea morbida'' – Russia, Brasile, India e Sudafrica – si rifiutano di considerare l’ipotesi di sanzioni Onu e insistono sul dialogo.

La riunione dei Quindici si è aperta con la lettura del rapporto del segretario generale Ban Ki-moon, secondo cui le persone imprigionate durante le rivolte sono state 13 mila; altre 3mila sarebbero scomparse, mentre i morti sarebbero almeno 2mila. I delegati occidentali hanno dichiarato che se non si ''fermeranno immediatamente le violenze, nuovi passi'' dovranno essere intrapresi dal Consiglio. Ieri gli Stati Uniti hanno varato nuove sanzioni economiche contro Damasco, dirette contro la Commercial Bank of Syria, accusata di finanziare l'acquisto e la produzione di armi non convenzionali e di collaborare con una banca nordcoreana coinvolta nell'esportazione di missili balistici. Sanzioni sono state anche varate contro il principale operatore siriano di telefonia mobile, Syriatel, di cui è proprietario Rami Makhluf, un cugino del presidente Bashar Assad.

Una nuova riunione del Consiglio avrà luogo fra una settimana, ma sembra difficile che l'Onu possa approvare misure contro il regime di Bashar al Assad, il quale ha riconosciuto ''qualche errore'' commesso dalle forze dell'ordine incaricate di fermare le proteste nel Paese. La parziale ammissione di colpa è stata riferita dai diplomatici di Brasile, India e Sudafrica all’Onu. Secondo i delegati dei tre Paesi, Assad si è impegnato '”per un processo di riforma, con l'obiettivo di aprire la strada ad una democrazia multipartitica”'. Entro il 2011 '”ci saranno elezioni parlamentari libere e eque”. Anche la Russia, storica alleata della Siria, boccia la linea dura occidentale. '”Le sanzioni americane non aiutano - ha detto l'ambasciatore di Mosca all'Onu, Vitaly Ciurkin -. L'opposizione siriana deve partecipare alle riforme, che non possono avvenire da un giorno all’altro”.

Gli arresti e gli scontri continuano anche oggi, anche se l’ambasciatore turco afferma di aver visitato Hama, uno dei centri principali di violenze,e e di aver verificato il ritiro dell’esercito dalla città, dopo la visita del ministro degli Esteri Davutoglu al presidente Assad e la sua richiesta di moderazione. Intanto sui media circolano le immagini della distruzione di un minareto a Deir ez-Zor, città dell’estremo est del Paese. (vedi foto). Secondo fonti degli attivisti, impossibili da verificare, anche oggi ci sarebbero morti e feriti.

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