Fonte: Thinking about Revolution
29.09.2011

Pensare la Rivoluzione
di John Spritzler e Dave Stratman
Information Clearing House

Cosa intendiamo per Rivoluzione? Per guerra? Questa non era parte della rivoluzione, è stata solo un effetto e una conseguenza. La rivoluzione era nelle mente delle persone ed è stato così dal 1760 al 1775, nel corso di quindici anni prima a Lexington venisse versata una goccia di sangue.

John Adams, Lettera a Thomas Jefferson, 24 agosto 1815

Ancora una volta negli Stati Uniti è arrivata l’ora di una rivoluzione. Invece di un re britannico abbiamo una classe al potere di banchieri e miliardari che controllano il governo e tutte le istituzioni più importanti della società. Il futuro riserva solo miseria a molti e privilegi a pochi.

I problemi che dobbiamo affrontare fanno parte di un sistema in cui i soldi danno il potere e la maggior parte della gente non ne ha. Gli uomini e le donne potenti che gestiscono il pianeta non sono stati eletti e non possono non esserlo. Vanno solo rimossi dal potere con la rivoluzione.

L’obbiettivo di una rivoluzione democratica è quello di rompere il potere delle élite al potere e di creare una società fondata sul popolo. I principi che sottostanno a questo tipo di società, crediamo, dovrebbero consistere di tre fattori: uguaglianza, aiuto reciproco e democrazia.

Per uguaglianza non intendiamo “uguali opportunità” di farsi largo in una società diseguale. Intendiamo uguaglianza di condizioni. Per aiuto reciproco intendiamo una società basata sulla condivisione e la cooperazione invece che sulla competizione. Per democrazia intendiamo con questa democrazia falsa, ma una società in cui il vero potere decisionale è nelle mani del popolo.

La vera democrazia richiederà una nuova organizzazione sociale. “Thinking about Revolution” propone cambiamenti radicali su come pensare a noi stessi e su come immaginare che possano essere le possibilità dell’uomo. Propone una struttura democratica basata sulla fiducia nei valori e nel buon senso della gente comune.

Alcuni di questa struttura:

- Tutti quelli che contribuiscono alla società hanno accesso libero e paritario alle merci e ai servizi, che vengono condivisi in base al bisogno, non vengono comprati e venduti. Non vengono usati i soldi. Non ci sono ricchi e poveri.

- Tutte le cose che le persone usano per produrre le merci, come le fabbriche, le miniere e gli appezzamenti di terreno, appartengono alla comunità. Questi beni sono un tesoro comune di tutta la società, non una proprietà di pochi.

•               L’obbiettivo della produzione economica è quello di fornire beni e servizi di cui la gente ha bisogno, non per i profitti dei capitalisti.

•               Tutto il potere politico è affidato alla comunità locale e alle assemblee dei posti di lavoro. Il Congresso, i sistemi parlamentari, i consigli comunali e cittadini e tutti gli altri strumenti del precedente capitalismo sono aboliti.

•               Il Pentagono, le forze armate, la polizia e altri strumenti del potere capitalista sono aboliti. Le comunità si organizzano per soddisfare i bisogni locali di sicurezza e protezione.

Alcuni credono che un mondo migliore non sia possibile perché la disuguaglianza e l’avidità fanno parte della “natura umana”. Rifiutiamo quest’idea. La logica del capitalismo è la competizione del “cane mangia cane”, e per questo la gran parte delle persone nella vita di tutti i giorni lotta per creare relazioni d’affetto e di sostegno con le persone amate, gli amici e i colleghi dovendo affrontare una cultura brutale. La maggior parte delle persone, in altre parole, è coinvolta in una lotta contro i valori capitalistici. La gentilezza che viene dalle persone e le iniziative pubbliche e collettive rivoluzionarie sono un continuum di lotta per umanizzare il mondo.

Quando le persone hanno più fiducia in loro stesse e negli altri, cercano di modellare il mondo secondo i propri valori. Vanno oltre la cerchia ristretta immediata. Costruiscono reti, scioperi e movimenti. Quando hanno abbastanza fiducia e la cerchia delle relazioni si è allargata a sufficienza, fanno le rivoluzioni.

Altri credono che la storia del Comunismo dimostra che le rivoluzioni rendono solo le cose peggiori. Rispondiamo che il destino non democratico delle rivoluzioni comuniste risiede nella visione del mondo di Marx. Marx accettava la visione capitalista, che lo sviluppo economico è la base per lo sviluppo umano, e anche la visione capitalista della natura umana, ossia che gli individui cercano solo il proprio interesse. Il marxismo pose a Lenin una domanda: “Chi prenderà cura dei bisogni dell’intera società?” La risposta di Lenin: il Partito Comunista.

Altri pensano che il grande potere delle élite al potere rende la rivoluzione impossibile. Anche se il capitalismo ha un’enorme potere tattico, strategicamente è forse al punto più debole della sua storia. Il sistema capitalista non ha più promesse, e neppure l’illusione, di un mondo migliore per il maggior numero di persone.

Rimangono due alternativa per il mondo dei popoli: essere risucchiati ancora più a fondo in un vortice di guerra, tirannia, sofferenza e svendite di massa – la soppressione pianificata degli “eccessi” di popolazione che non possono essere mantenuti – o edificare una nuova società che si basi su un modello totalmente differente.

Siamo stati sulla difensiva troppo a lungo, cercando di impedire ogni volta che si verificasse una situazione pessima, una situazione molto demoralizzate. Dobbiamo andare all’offensiva.

Come possiamo fare? La strategia rivoluzionaria che proponiamo è di domandarsi del diritto all’esistenza del capitalismo e della possibilità di una società alternativa: di rendere il bisogno e la possibilità di una rivoluzione l’argomento della discussione pubblica e privata, l’ambito di ogni lotta, l’ambito dove la gente possa riunirsi per parlare delle proprie preoccupazioni. Così possiamo andare all’attacco.

John Adams scrisse nel 1815 che la Rivoluzione Americana non era la guerra rivoluzionaria. La guerra era solo è stata solo “un effetto e una conseguenza della rivoluzione che era nelle mente delle persone dal 1760 al 1775.” Questa è la Rivoluzione che cerchiamo di raggiungere: una Rivoluzione nella mente di un mondo composto da persone, per trasformare la loro idea delle possibilità della società e del loro potere per raggiungerle. Da questa Rivoluzione nella mente dei popoli potrà arrivare la trasformazione della società.

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