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Sabato, 23 Aprile 2011

Messaggio per la Pasqua del vescovo di Mazara del Vallo, Monsignor Domenico Mogavero, così come appare nel sito della diocesi siciliana.

Dal sepolcro del Signore, crocifisso e risorto, sta per levarsi una luce antica e sempre nuova con un messaggio incisivo: la vita ha vinto la morte e ha riacceso la speranza sulla terra.

Tuttavia, questa luce oggi corre il rischio di essere offuscata da vicende e situazioni che rivolgono appelli drammatici ai credenti e alle persone di buona volontà. Infatti, da alcune settimane assistiamo, sgomenti, a un esodo di proporzioni inusuali dalle sponde meridionali del Mediterraneo verso l’Europa. Adulti, uomini e donne, giovani e bambini ci chiedono accoglienza, solidarietà e condivisione delle loro angosce, protezione dalle violenze della guerra e delle persecuzioni. Eppure, l’Europa sta mostrando una sconosciuta durezza di cuore, che non ne vuol sentire di far proprie le sofferenze di questi fratelli sventurati. Stiamo assistendo a una drammatica attualizzazione della parabola del ricco gaudente (i popoli dell’Europa) che nega al povero Lazzaro (gli ultimi del nostro tempo) finanche le briciole della propria tavola. E non soltanto l’Europa diversa da noi, ma anche tanti italiani, che sentono come insidiata la loro tranquillità economica e sociale, intravedendo nell’uomo che viene dall’altra sponda del Mediterraneo un pericoloso delinquente, mostrano un volto indignato e insofferente, come mai prima d’ora. Raccogliamo, così, il frutto avvelenato e scellerato di dichiarazioni irresponsabili fatte da rappresentanti delle istituzioni dello Stato. Ahimè - e lo dico con grande sofferenza – non mi riconosco in un’Italia che la pensa così.

Se, poi, inseriamo questa emergenza umanitaria nel gravissimo contesto della crisi economica e dell’occupazione e delle nuove povertà che affliggono particolarmente la nostra regione, continuare a sperare diventa veramente arduo.

L’esperienza di croce, di morte e di sepoltura di cui faremo memoria il Venerdì santo sembrerebbe, perciò, destinata a prolungarsi senza fine. Ma non può essere così. Il Crocifisso, infatti, è risorto e ha spezzato le catene della disperazione e della morte e ha affidato ai suoi discepoli e a noi di essere testimoni della speranza, spendendoci per alleviare – ciascuno secondo le proprie capacità e possibilità – le sofferenze di chi invoca il nostro amore fraterno e solidale.

Se vogliamo celebrare Pasqua con cuore riconciliato e sereno, in pace con Dio e con il prossimo, quest’anno ci viene chiesto di non godere egoisticamente e gelosamente della gioia pasquale ma di condividere la luce della speranza che splende sul volto di Cristo risorto, offrendola come dono particolarmente a coloro che fanno fatica a scorgere barlumi di futuro nella propria esistenza. Ciascuno, ispirato dalla fantasia della carità, saprà come attuare concretamente questo impegno che il Signore della vita ci affida.

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