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domenica 27 febbraio 2011

Ladroni a casa nostra

Vorrebbero essere di lotta e di governo; sono servili a Roma e ciarlatani a Vicenza. Si riempono la bocca di federalismo e autonomia delle comunità locali, e poi corrono a Roma per gettarsi ai piedi di Gianni Letta e scongiurarlo di impedire la realizzazione del Parco della Pace e della volontà popolare. Ladroni a casa nostra che si nascondono nella sede della Lega Nord dove pianificano la devastazione del territorio e della democrazia che lo abita.

Il Parco della Pace gode di un’approvazione trasversale nella comunità vicentina; secondo alcuni sondaggi, infatti, più del 70% degli abitanti lo vuol vedere realizzato. E se non si vuole credere ai sondaggi, resta scritto nero su bianco l’esito della consultazione autogestita dell’ottobre 2008, quando il 95% dei partecipanti (quasi 25 mila cittadini) espresse la volontà di veder trasformata l’intera area del Dal Molin in parco pubblico.

Oggi, più di metà di quel territorio può essere, da subito, aperto ai vicentini. Ma c’è chi vuol impedire quest’apertura e mantenere il filo spinato intorno all’area. E quel qualcuno porta le insegne del Carroccio che, a quanto si dice, a Roma sta facendo il diavolo a quattro pur di impedire la firma di cessione dell’area dal Governo al Comune. Per rafforzare le proprie argomentazioni, hanno preso a pretesto l’alluvione che ha devastato Vicenza pochi mesi fa: propongono di costruire i capannoni, le officine e l’eliporto per la Protezione Civile: così potranno montare sui gommoni che soccorreranno i vicentini alla prossima inondazione e farsi un po’ di campagna elettorale.

Nel frattempo, i famosi fondi che avrebbero dovuto garantire le fantomatiche “compensazioni” si sono volatilizzati; il governo che la Lega Nord rivendica come il proprio, infatti, farà pagare ai cittadini anche la realizzazione del raccordo Ederle - Dal Molin, che, se realizzato, servirà soltanto ai mezzi a stelle e strisce. Forse, è il frutto del federalismo fiscale: a ognuno le sue spese; e a noi, che ci tocca ospitare i soldati statunitensi, anche quelle del nostro poco gradito ospite.

Insomma, “paròni a casa nostra” non è che uno slogan dietro il quale nascondere i soliti affari, le solite lobby, i soliti accordi. Quelli da prima repubblica, per intenderci, che il partito di Umberto Bossi pretende di aver seppellito. Peccato per la città berica; se non ci fosse stata, forse, questa realtà sarebbe stata meno visibile. E invece, proprio a Vicenza la Lega Nord (con il Ministro Maroni) ha schierato blindati e manganelli contro chi vuole democrazia e autodeterminazione; ha favorito la sottrazione ai vicentini di importanti parti del territorio locale; ha permesso che tutte le promesse fatte per mettere a tacere le proteste cittadine fossero disattese; e, soprattutto, ha fatto e fa di tutto per impedire che le rivendicazioni delle mobilitazioni locali trovino concretizzazione. Sarebbe troppo, per i ladroni a casa nostra.