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14 novembre 2013

Il nuovo consiglio per i diritti umani dell’Onu

Il 12 novembre è stato rinnovato un terzo del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite (Unhrc), l’organismo con sede a Ginevra che ha il compito di verificare il rispetto dei diritti umani in tutti gli stati dell’Onu. Se ritiene che un paese stia violando la libertà dei suoi cittadini, il consiglio può aprire una procedura speciale inviando degli esperti nell’area e, se gli abusi sono confermati, può chiedere con una risoluzione il ripristino dei diritti violati in quel paese (la risoluzione non è vincolante).

Con il voto dell’assemblea generale, sono stati assegnati 14 su 47 seggi totali del consiglio. I seggi sono raggruppati su base regionale, e sono i paesi che appartengono a ciascuna area a selezionare i propri candidati.

Questi i paesi eletti: Russia e Macedonia per l’Europa orientale; Cina, Maldive, Arabia Saudita e Vietnam per l’Asia; Cuba e Messico per l’America Latina; Algeria, Marocco, Namibia e Sudafrica per l’Africa; e Regno Unito e Francia per l’Europa occidentale. Namibia, Vietnam e Macedonia fanno parte del consiglio per la prima volta. Il Sud Sudan e l’Uruguay si erano candidati ma non sono stati eletti.

Gli stati appena entrati nel consiglio avranno un mandato valido dal 2014 fino al 2016 (sul sito dell’Unhrc è disponibile l’elenco degli attuali stati appartenenti all’organismo).

Dubbi sulla scelta

Secondo Un Watch, un’organizzazione non governativa con sede a Ginevra che esamina l’operato delle Nazioni Unite, solo quattro dei sedici candidati per i 14 seggi disponibili erano qualificati per entrare nell’Unhrc, cioè Regno Unito, Francia, Macedonia e Messico.

L’ambasciatrice statunitense alle Nazioni Unite, Samantha Power, ha ammesso che tra i nuovi appartenenti all’Unhrc ci sono paesi “che hanno compiuto violazioni significative dei diritti per la cui difesa il consiglio è stato creato”, sottolineando che la loro nomina serve anche a ricordare che il lavoro dell’organismo non è finito.

Human rights watch ha ricordato che cinque dei paesi che hanno ottenuto un seggio (Cina, Russia, Arabia Saudita, Vietnam e Algeria) non hanno consentito l’accesso nei loro territori agli osservatori per i diritti umani dell’Onu che dovevano verificare presunte violazioni. “Gli stati che hanno avuto un atteggiamento simile nei confronti di esperti incaricati dalle Nazioni Unite hanno molto di cui rendere conto”, ha dichiarato Peggy Hicks, esponente dell’organizzazione non governativa. “Fortunatamente nessuno stato del consiglio può porre il veto, per cui una maggioranza che lavori seriamente può ancora raggiungere dei risultati concreti”, ha aggiunto.

L’Unhcr è stato fondato nel 2006 per sostituire la commissione per i diritti umani dell’Onu.

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