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Lunedì, 05 Novembre 2012

Domande all’Unità Dublino
di Giovanni Godio

Come lavora l’Unità Dublino del ministero dell’Interno? Come giudica i rapporti d’indagine e le sentenze di vari tribunali di Paesi esteri che hanno sollevato pesanti interrogativi sull’accoglienza dei richiedenti asilo respinti in Italia? Le risposte (e le non-risposte) dall’Unità Dublino alla redazione di Vie di fuga. E le osservazioni al nostro Paese del Commissario per i Diritti umani del Consiglio d’Europa.

Come lavora l’“Unità Dublino” del ministero dell’Interno? Che organico ha, e questo organico è sufficiente per i suoi compiti? Chi e come, di fatto, prende in carico i richiedenti asilo “riaccompagnati” in Italia a norma del regolamento “Dublino II” al loro arrivo nei nostri aeroporti (più persone al giorno al solo scalo di Fiumicino secondo una recente indagine)? E inoltre, qual è l’opinione dell’“Unità” su alcuni rapporti di ricerca pubblicati nel 2011 in tre Paesi europei, nei quali si è chiesto ai rispettivi governi di sospendere i trasferimenti di richiedenti “Dubliner” nel nostro Paese o almeno di valutarli con particolare attenzione, date le carenze e le documentate situazioni di abbandono che pesano sul nostro sistema di accoglienza? E infine: si è fatto qualcosa ultimamente per migliorare questa situazione?

Vie di fuga ha indirizzato queste domande via e-mail, su autorizzazione e indicazione dell’Ufficio stampa del Viminale, alla dirigente responsabile dell’Unità Dublino e viceprefetto Donatella Dinacci dopo un primo contatto telefonico. Era il 17 maggio 2012.

Nota 1 e nota 2

Il 2 luglio abbiamo ricevuto la nota di 12 righe che pubblichiamo in allegato. In un secondo, breve colloquio telefonico abbiamo segnalato al viceprefetto che nel documento non c’era traccia almeno delle risposte alle domande sui dati d’organico dell’Unità e sulle denunce dei rapporti di ricerca esteri; in questa circostanza la d.ssa Dinacci ci ha risposto che ad oggi, in merito alla gestione del regolamento di Dublino, l’Italia non è stata sanzionata da sentenze della Corte di giustizia europea e dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, «nonostante vari ricorsi»; che i “casi Dublino” reinviati in Italia ricevono il medesimo trattamento degli altri richiedenti asilo («le regole sono quelle»), ivi compresa l’attenzione ai “casi vulnerabili”; e inoltre di non avere l’autorizzazione a dare informazioni in merito all’organico dell’Unità, autorizzazione che avrebbe dovuto richiedere al proprio dirigente.

Poi, a ottobre, abbiamo ricevuto la seconda nota, un poco più ampia, che pubblichiamo sempre in allegato. «Per quanto riguarda l’accoglienza – scrive tra l’altro la d.ssa Dinacci – si precisa che i richiedenti protezione internazionale, tra cui rientrano i cosiddetti “dublinanti”, possono essere accolti nei centri governativi, denominati CARA, o nelle strutture predisposte dagli enti locali (Comuni, Province) che fanno parte del Sistema di Protezione-SPRAR. Nelle strutture governative ricevono vitto, alloggio, servizi di orientamento, di lingua, di assistenza legale, mentre nello SPRAR, cosiddetta accoglienza di secondo grado, vengono elargiti servizi ancora più diversificati che riguardano anche la formazione lavoro e la ricerca di soluzioni abitative indipendenti. Si aggiunge, comunque, che sia nei centri CARA sia nei centri SPRAR, l’accoglienza è effettuata in considerazione delle esigenze della vulnerabilità, quali famiglie monoparentali, anzianità, disabilità, donne in gravidanza o sole con figli».

Il viceprefetto ci ha anche inviato, con cortesia istituzionale, i dati sull’attività dell’Unità di Dublino aggiornati al 2011, i più recenti disponibili per il nostro Paese (v. notizia su Vie di fuga). Ma non ci è stato comunicato più nulla sui dati d’organico dell’Unità stessa.

Nel frattempo, a settembre, il commissario per i Diritti umani del Consiglio d’Europa Nils Muižnieks ha presentato un rapporto relativo alla sua visita in Italia nel corso dell’estate. Sull’attuazione del regolamento “Dublino II” Muižnieks scriveva: «Il Commissario osserva che il problema delle condizioni di vita del richiedente asilo in Italia è oggetto di particolare attenzione da parte degli altri stati membri dell’Ue, in ragione del numero crescente d’istanze di impugnazione depositate da parte dei richiedenti asilo contro il provvedimento di trasferimento in Italia, come previsto dal regolamento di Dublino. Il Commissario nota, inoltre, che una serie di sentenze pronunciate da alcuni tribunali amministrativi in Germania ha determinato la sospensione di tali trasferimenti, soprattutto per evitare il rischio che le persone in questione diventassero dei senzatetto e vivessero al di sotto dei requisiti minimi di sussistenza. La Corte ha inoltre ricevuto delle istanze di ricorso per presunte violazioni dell’articolo 3 (della Convenzione europea sui diritti dell’uomo, ndr) presentate in relazione ai trasferimenti in Italia previsti dal Regolamento di Dublino. Alcuni casi comunicati di recente riguardano, tra gli altri, dei ricorsi contro la Svezia e la Danimarca. Va anche ricordato che in due ricorsi contro l’Austria, la Corte ha deciso nei primi mesi del 2012 di applicare la misura cautelare prevista dalla regola 39 e ha richiesto al governo austriaco di sospendere il trasferimento in Italia dei ricorrenti fino a nuovo ordine».

Il Commissario citava ad esempio i ricorsi pendenti 28361/12 (depositato presso la Corte nel maggio 2012 contro la Svezia) e 25404/12 (depositato il 25 aprile 2012 contro la Danimarca), e i due ricorsi con richiesta di sospensiva all’Austria 53852/11 (depositato il 26 agosto 2011) e 6198/12 (depositato il 30 gennaio 2012).

Richiedenti asilo e rifugiati (“dublinanti” e non): chi entra e chi resta fuori dai servizi d’accoglienza

•               Nel 2010 (Rapporto annuale Sprar 2010-2011) risultavano accolte nei progetti dello Sprar, cioè nella rete di servizi che ci vede un po’ meno lontani dagli standard di accoglienza europei, circa 340 persone arrivate in Italia in seguito ai trasferimenti del “Dublino II”. Ma nell’anno i trasferimenti totali dai Paesi aderenti al “Dublino II” verso l’Italia sono stati oltre 2.700.

•               Ancora in questo 2012 una ricerca realizzata nell’ambito del progetto Mediazioni metropolitane (Caritas di Roma, Caritas ambrosiana e Solidarietà Caritas – Firenze) ha incontrato, sia pure con percentuali limitate, casi di “Dublinanti” ridotti a vivere nei cosiddetti “insediamenti spontanei” di Roma, Milano e Firenze, dove «le condizioni abitative sono abbondantemente al di sotto di ogni standard minimo accettabile, in particolare in relazione alle condizioni igieniche e dunque alla salute e alla sicurezza».

Nel 2011 la rete Sprar ha accolto 7.598 richiedenti asilo e rifugiati (“dublinanti” e non, ovviamente). Ma nel giugno scorso Daniela Di Capua, direttrice del Servizio Centrale Sprar, così commentava: «Un bilancio così positivo viene offuscato dall’impossibilità di rispondere a tutte le richieste di accoglienza: il 2011 si è chiuso, infatti, con una lista di attesa di 7.431 persone, dovuta alla cronica limitatezza dei posti dello Sprar».

Allegati

La nota dell’Unità di Dublino a Vie di fuga del 2 luglio 2012 (file .pdf)

La nota dell’Unità di Dublino a Vie di fuga del 3 ottobre 2012 (file .pdf)

I dati sintetici 2011 allegati alla nota del 3 ottobre (file .tif)

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