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21 giugno 2013

45 milioni di persone. I rifugiati nel mondo
di Bruna Iacopino

La Casa dell’architettura è gremita di gente. C’è attesa per i relatori che dovranno arrivare, per la Presidente Boldrini a lungo portavoce dell’UNHCR il neo-ministro Kyenge continuamente nel mirino dei razzisti nostrani, il delegato dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati per il sud Europa Laurens Jolles  il collegamento via skype con il sindaco di Lampedusa Giusy Nicolini… tanti giornalisti, gli scatti dei fotografi si inseguono sui volti dei presenti di maggior fama, su quello della testimonial speciale per questa giornata internazionale per i rifugiati, Nicole Grimaudo, sui tanti politici presenti.

Niente sconti: il rapporto annuale pubblicato oggi rivela che il numero dei rifugiati nel mondo è pari a oltre 45 milioni di persone, il che, in rapporto a un semplice calcolo matematico fa affermare che ogni 4,1 secondi una persona nel mondo diventa un rifugiato, la cifra più alta degli ultimi 18 anni. Persone con un volto, una storia, una vita normale, persone che provengono da paesi come l’Afghanistan da dove la gente scappa ormai da 32 anni senza soluzione di continuità per trovare riparo in Pakistan e Iran, o la Somalia, seguita da Iraq e più recentemente la Siria da dove ogni giorno varcano i confini ben 8.000 persone, donne e bambini per il 50% e che prescinde da un altro dato, quello che contraddistingue molti dei paesi a rischio, ovvero gli sfollati interni.

E’ proprio la Siria a tenere banco: annoverata fra quelle che L’UNHCR ha voluto indicare tra le situazioni emergenziali, accanto a Sud Sudan, Repubblica democratica del Congo e Mali dove, dall’inizio del conflitto esploso nel nord del paese a gennaio 2012, circa 174mila persone sono fuggite trovando riparo nei paesi limitrofi o, in alcuni casi tentando la fortuna dall’altra parte del Mediterraneo… Spesso verso l’Italia che, anche in questo settore indossa la solita maglia nera collocandosi al sesto posto tra i paesi europei dibattendosi. Incastrato tra vuoti legislativi, inefficienza delle politiche attuali volte all’accoglienza e all’integrazione dei rifugiati e stretta data dai respingimenti in mare, il bel paese viene scelto soprattutto come luogo di transito tanto che nel 2012 le domande d’asilo presentate risultano essere pari a 17.352 la metà rispetto all’anno precedente con l’ondata della cosiddetta “emergenza nordafrica”.

Cifre che servono a ricordare i tanti uomini e le tante donne morti/e nel tentativo di passare il mare per trovare un’esistenza migliore, ma anche i tanti che pur avendocela fatta si ritrovano in un paese straniero senza un’adeguata assistenza, costretti a dormire per strada o a vivere di espedienti.
L’ingresso del palazzo, oltre le scale, è un’invasione di accessori colorati in plastica riciclata, collane, orecchini, borse… tutti prodotti da rifugiati di varia provenienza, che grazie ad un progetto umanitario della Spiral Foundation ( Refugee ScArt), e con il patrocino dell’Alto commissariato, hanno potuto trovare la loro seconda opportunità offrendo in cambio, alla città che li ha accolti, un contributo importante in termini di ecologia.

Mi attardo con loro, gli artigiani… si fanno due chiacchiere, sorridono sereni.
Tanti altri, penso, non sono così fortunati…

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