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theguardian.com
Monday 31 March 2014

Il rapporto IPCC ci porta dagli allarmismi all'adattamento
By Simon Jenkins

Lo studio del cambiamento climatico di riferimento dovrebbe mettere a tacere i dubbiosi, dirigendosi verso un riposante, anche se urgente, dibattito su come ci comportiamo.

Finalmente ci sono segni di un cambiamento di clima sul cambiamento climatico. Sette anni di allarmismo hanno prodotto innumerevoli conferenze e somme gigantesche di spesa pubblica, senza alcun impatto serio sulle emissioni di carbonio. Con amara ironia, la nazione che è stata più ostile al concetto, l'America, è stata leader nella riduzione delle emissioni, in gran parte attraverso uno spostamento del mercato libero dal carbone al gas.

La relazione odierna dal Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici dovrebbe mettere a tacere coloro che credono che non esiste alcun dibattito da seguire. Anche sul principio di precauzione più mite, i responsabili politici dovrebbero prendere atto dei cambiamenti, sia temporanei che duraturi, nella composizione dell’atmosfera terrestre. Gli viene detto di guardare con i propri occhi a impatti specifici, dalla glaciazione alla resa dei raccolti e al pesce. Gli scettici potrebbero contestare alcune di queste ragioni, ma l'equilibrio delle probabilità è chiaro. Qualcosa sta accadendo che avrà conseguenze sulla maggior parte degli abitanti del mondo.

A questo punto, molti dei vecchi ostacoli si riprsentano. Potenti lobby, artefici di distorsioni nel dibattito, si sono sviluppate dietro le ingenti somme di denaro messe in gioco su entrambi i lati. L’utilità di questo rapporto consiste sia nel pluralizzare il dibattito allontanandolo dal mero allarmismo, sprecato sulla spesa e spesso inutile sulle energie rinnovabili, sia nell’orientarlo verso il pensiero intelligente su come il mondo dovrebbe adattarsi a ciò che sta già accadendo. Se Roma brucia, non vi è alcuna ragione di accordare l’arpa di Nerone. Come Chris Field, uno degli autori, sottolinea, la scienza oggi offre una più chiara comprensione di ciò che possiamo e non possiamo raggiungere attraverso la mitigazione e l'adattamento insieme.

Inutile dire che non tutto può scongiurare polemiche. L'autore del capitolo economico, il britannico Richard Tol, ha chiesto che il suo nome fosse rimosso, perchè il progetto finale si è rivelato più allarmista di quanto aveva visto, soprattutto nel minimizzare l'adattamento. Proprio come il cambiamento danneggia alcune colture, dice, ne aiuta altre. "Gli agricoltori si adatteranno. Non sono stupidi", dice. "E' dannatamente evidente che ci sono effetti positivi nei cambiamenti climatici  anche se non siamo sempre autorizzati a parlarne."

Chiaramente il vecchio dogmatismo maledice ancora questo dibattito, ma sembra che la diga consernatrice si stia crepando. Nessun gruppo di interesse o lobby, nessun argomento o scetticismo, possono chiamarsi fuori. Il cambiamento climatico deve invadere quei territori che si sono dimostrati un anatema per molti dei suoi campioni più virulenti. Questo potrebbe coinvolgere la difesa e la spesa per gli aiuti, l'energia nucleare, gli alimenti geneticamente modificati, fracking gas, gestione delle acque, migrazioni, l'energia e le sovvenzioni agricole. Se il cambiamento climatico è così critico come gli scienziati sostengono, non ci possono essere vacche sacre. Nulla può più essere off limits.


theguardian.com
Monday 31 March 2014

The IPCC report takes us from alarmism to adaptation
By Simon Jenkins

The landmark climate change study should silence the doubters, and steers us towards calm – if urgent – debate on how we act

At last there are signs of a change of climate over climate change. Seven years of alarmism have yielded endless conferences and gargantuan sums of public expenditure, with no serious impact on carbon emissions. In a bitter irony, the state that has been most hostile to the concept, America, has been the leader in emissions reduction, largely through a free market shift from coal to gas.

Today's report by the Intergovernmental Panel on Climate Change should silence those who believe there is no debate to be had. On even the mildest precautionary principle, policymakers should take note of the shifts – whether temporary or lasting – in the composition of the earth's atmosphere. They are told to look with their own eyes at specific impacts, from glaciation to crop and fish yields. Sceptics may challenge some of these, but the balance of probability is clear. Something is happening that will matter to most of the world's inhabitants.

At this point, many of the old obstacles arise. Powerful, debate-distorting lobbies have developed behind the huge sums of money at stake on either side. Where this report is helpful is in pluralising that debate away from mere alarmism – wasted on costly and often futile spending on "renewables" – towards thinking intelligently about how the world should adapt to what is already happening. If Rome is burning, there is no point in endlessly retuning Nero's fiddle. As Chris Field, one of the authors, points out, science now offers "a clearer understanding of what we can and cannot achieve through mitigation and adaptation together".

Needless to say that does not wholly avert controversy. The author of the economic chapter, Britain's Richard Tol, asked for his name to be removed as the final draft proved more alarmist than what he had seen, especially in downplaying adaptation. Just as change harms some crops, he says, it aids others. "Farmers adapt. They are not stupid," he says. "It is pretty damn obvious that there are positive impacts of climate change, even though we are not always allowed to talk about them."

Clearly the old dogmatism still curses this debate, but it does seem that the dam of orthodoxy is cracking. No interest group or lobby, no argument or scepticism, can be off the agenda. Climate change must invade territory that has proved anathema to many of its more virulent champions. This may have to involve defence and aid expenditure, nuclear power, GM foods, gas fracking, water management, migration, energy and farm subsidies. If climate change is as critical as the scientists claim, there can be no sacred cows. Nothing can be off limits.

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