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April 26th, 2014

Cambiamenti climatici e alienazione umana
di Javier Sethness

L'alienazione dell'umanità ha raggiunto un tale grado che  può sperimentare la propria autodistruzione come se fosse un godimento estetico di prim'ordine. Walter Benjamin1

Alla fine dello scorso anno, i lavoratori Umanisti per il Socialismo Rivoluzionario (HWRS) hanno pubblicato un documento provocatorio che presenta la loro analisi della crisi climatica "Alienazione, cambiamenti climatici e il futuro dell'umanità" Oltre a discutere la minaccia molto reale che le perturbazioni climatiche di origine antropica rappresentano per l'umanità e la Natura terrestre generalmente considerate, lo HWRS, in questo saggio, sviluppa una teoria dell'alienazione umana basata sul pensiero di Karl Marx e Erich Fromm e ponendo tale alienazione come il principale ostacolo oggi, per la nascita dal basso di movimenti radicali di massa che potrebbero controllare le tendenze sempre più fatali, verso livelli senza precedenti di sofferenza e di morte, gli ecocidi promessi dalla catastrofe climatica globale. Tuttavia, lo HWRS consiglia la leadership rivoluzionaria del partito di essere leninisti, come mezzo per raccogliere e dirigere le masse alienate verso la promulgazione di una trasformazione sociale anticapitalista e la mitigazione razionale della distruzione del clima. Chiaramente, una tale soluzione risulterebbe altamente problematica, ma la carta HWRS presenta abbastanza punti critici per la riflessione e la contemplazione da meritarsi una breve discussione.

Per cominciare, vorrei innanzi tutto delineare i miei accordi con gli scrittori di HWRS, autori di "Alienazione , Cambiamenti Climatici e il Futuro dell'Umanità"

Certamente condivido l'opinione che la destabilizzazione del clima indotta dal capitale richiede una "rivoluzione mondiale", come una reazione uguale e contraria correttiva, inoltre ritengo che l'alienazione psichica e le mutilazioni imposte dal capitalismo spieghino in gran parte il fatto che quei tali in basso "tollerino le continue guerre, l’oppressione, l'avidità, lo sgozzare la concorrenza, la sofferenza e la distruzione dell'ambiente e di questo pianeta che le persone al potere infliggono alla moggioranza in tutto il mondo". Anche a livello singolo e di gruppo, l'unica risposta ragionevole per la profondità della crisi ambientale “sarebbe, per tutti color che sono consapevoli della situazione di dimenticare le loro vite personali [sic] e avviare immediatamente una crociata per fermare l’assalto del capitalismo alla natura e all'intero pianeta". Concordo con la HWRS anche sul loro pensiero conclusivo, dove si legge che “tutti gli organismi che sostengono il mantello rivoluzionario devono lottare contro i cambiamenti climatici, che devono essere la priorità più alta del loro programma e della loro pratica quotidiana e che, a questo fine, dovrebbero avviare immediatamente una massiccia campagna sulla necessità di abbattere il capitalismo come unica possibilità di evitare l'estinzione della razza umana, e combinare questa campagna con interventi quotidiani contro gli effetti della distruzione ambientale in corso". Inoltre, l'analisi del gruppo sociale-psicologico della presa d’atto che la conformità, la regolazione, la distrazione borghese, l’ansia e l’anomia hanno sulla maggior parte delle persone nei contesti sociali capitalistici avanzati, rappresentano una spiegazione interessante per la forte mancanza di coscienza rivoluzionaria di massa e di pratica vis-à-vis di questo terminale apparentemente tranquillo di minacce alla felicità umana e all'equilibrio fiorente ed ecologico. Credo che a questo riguardo, derivato da Fromm, che a sua volta ha sviluppato la critica di approccio psicoanalitico umanistico da una sintesi di Sigmund Freud e del giovane Marx, abbia qualche merito, anche se con alcune riserve.

Malgrado questi contributi significativi, le considerazzioni HWRS soffrono di una serie di gravi problemi. Per uno, come già accennato, l’adesione del raggruppamento all’ideologia leninista/trotskista, con tutte le distorsioni che questo implica: un resoconto storico altamente delirante della nascita dello stalinismo dopo il 1917 in Russia, una feticizzazione concomitante di Lenin e Trotsky, e l'affermazione illogica che segue, che solo la liberazione dall'alto può riuscire a rovesciare il capitalismo e fornendo quindi all'umanità e alla natura, una possibilità di sopravvivere al caos climatico (30). Infatti, in termini nietzschiani, o anche heideggeriani, lo HWRS risolve la loro dichiarazione concernente il problema delle masse alienate affermando che le possibilità di un post-capitalismo, dal futuro non ecocida possono essere garantitee solo attraverso regole sulla popolazione dettate da individui illuminati che hanno, loro stessi trasceso, in qualche modo, l’alienazione. Gli HWRS chiariscono che il superamento dell'alienazione "non può avvenire spontaneamente" L’obiettivo, invece, deve essere l'opera di "un [sic] partito rivoluzionario che sa quello che sta facendo [!] e ciò che è necessario per la vittoria". Per riassumere il pensiero dicotomico, le HWRS considerano opportunisticamente le uniche due opzioni che possono allontanare il disastro climatico: che anche la borghesia mondiale adotterà misure per rallentare il riscaldamento globale, cosa che non sta facendo e non farà, oppure che i partiti leninisti, in grado di guidare le masse, svilupperanno e interverranno per surclassare le alternative dell'opposizione centrista e riformista, riuscendo così a rovesciare il dominio del capitale in un quarto di secolo, vale a dire, prima che i cambiamenti climatici siano presumibilmente progrediti oltre il punto di non ritorno.

Oltre a questa strategia politica altamente sgradevole e autoritaria, le considerazioni di HWRS dell'alienazione umana stessa possono in qualche modo reificare*, cioè ridurre l'uomo alla stregua di un oggetto, piuttosto che contribuire a illuminare il problema, dove il saggio presenta una sorta di analisi "bloccata". Forse questo argomento è meglio illustrato dagli autori, nella citazione dei recenti studi neurologici che mostrano quanto il cervello sia cablato in un modo che rende la persona indifesa contro la manipolazione e la demagogia che sono così comuni nel capitalismo. Se questa affermazione è vera, ciò che ovviamente non è, come possono le HWRS sperare nella rinascita dell'avanguardia leninista che conduca eroicamente l'umanità verso il superamento del capitalismo, dell'alienazione e della distruzione totale in prima istanza? L'affermazione che "le persone sono troppo alienate dalla vita e da se stessi per iniziare una rivolta mondiale contro il cambiamento climatico" è altrettanto estrema e non scientifica. Per un contro-esempio basta guardare al fenomeno di "eventi di gruppo" in Cina. Certo, la profondità della crisi climatica è veramente orribile, come i dettagli di HWRS in questo articolo, e non è come se un qualunque significativo movimento di massa, in un certo senso diverso da Occupy, sia cresciuto all'interno del mondo occidentale per affrontare frontalmente l'entità dell’orrore a testa alta. In tali condizioni, disperazione e pessimismo sono tendenze naturali e previste, ma non sono certo giustificate come mezzo di prescrizione per il raggruppamento di un partito socialista come unica opzione disponibile per l'umanità.

L’anticapitalismo, il socialismo, il comunismo mantengono un’importanza storica veramente mondiale in questa tarda ora, come mezzi per l’indebolimento, ed è da augurarsi, la sconfitta definitiva del sistema capitalista, che spinge senza ombra di dubbio la vita sulla Terra verso nuovi disastro. Di questo i HWRS ne fanno punto importante. Eppure non è vero che la possibilità di rivoluzione comunista globale possa avvenire solo attraverso il dominio della minoranza azionista sulla versione precedente della persona media, alla quale lo HWRS riduce le moltitudini umane. Gli autori di "Alienazione, Cambiamenti Climatici e il Futuro dell'Umanità" farebbero bene a consultare la linea dei principi fondanti della Prima Internazionale del 1864, che recita in apertura: "l'emancipazione della classe operaia deve essere conquistata dalle classi lavoratrici stesse" L’esame della storia incarnata del leninismo e del suo mostro-bambino lo stalinismo, dovrebbe essere sufficiente a delegittimare le tattiche di Trotsky e compagni per tutti i tempi. Come alternativa, l'anarco-sindacalismo, in particolare della varietà ecologica, detiene una visione molto più promettente per quanto riguarda l’interruzione della fatale tendenza di distruzione del clima, sia in termini di mezzi che di fini. Ma per tornare a Eric Fromm e alla questione dell’alienazione, l’osservata mancanza di attivismo rivoluzionario in termini di questioni climatiche tra i lavoratori e le persone in generale, nelle stesse società industrializzate può anche essere un riflesso della comprensione popolare che lo Stato non rappresenta ne realizza i desideri del popolo, sia per l'ambiente, le spese militari, i programmi sociali, la politica delle droghe, o qualsiasi altra questione critica. Per la loro parte, i sondaggi statunitensi degli ultimi anni (2012 e 2013), hanno mostrato che le maggioranze credono nel cambiamento climatico di origine antropica e sono preoccupati per gli effetti.

Decentramento del potere, auto emancipazione e anarchismo rimangono le principali politiche alternative radicali per l'irresponsabilità assoluta e la totale inconsapevolezza della classe dirigente a livello mondiale per quanto riguarda i disagi climatici di origine antropica. L’autogestione nei luoghi di lavoro, guidata dai principi di economia partecipativa (parecon), per esempio, insieme al controllo della comunità sulla sfera politica, fornirebbe un umanistica alternativa al socialismo di partito, che potrebbe ben risolvere i fattori che spingono verso la catastrofe climatica, senza minacce impellenti di imporre una ripetizione dell’orrida oppressione politica totalitaria di cui il leninismo è stato responsabile. La devoluzione del potere alle dimostrazioni globali, infatti, rappresenterebbe un recupero del "tesoro perduto" della "tradizione rivoluzionaria", come Hannah Arendt definisce il sistema Consiglio, inoltre, costituirebbe una vera e propria manifestazione politica del concetto Arendt di natalità, la potenziale nascita di un mondo nuovo, questo, di fronte alla minaccia di suicidio involontario di massa.

Tuttavia, come Herbert Marcuse scrive alla fine del suo libro più pessimista, "niente indica che sarà un buon fine settimana".

Nell’accordo minore, il HWRS considera onestamente la possibilità che il clima di crisi, sia forse già progredito oltre il punto di non ritorno, in modo che una successiva rivoluzione anticapitalista globale, anche nel breve termine, potrebbe arrivare troppo tardi. Chiaramente, una grande incertezza circonda queste domande, e ci confrontiamo con la triste realtà che l’umanità verrà a conoscere la verità precisa su tali questioni nel prossimo decennio o due. E’ altrettanto evidente, tuttavia, che non esiste alternativa umana alla lotta anarchica per la rivoluzione anti-sistemica oggi.

Note

* Marx scrive: reificare un bene, cioè trasformarlo in merce, è il processo, primo per dargli un valore e secondo, per estraniarlo a chi ne possiede l'esclusiva proprietà


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April 26th, 2014

Climate Change and Human Alienation
by Javier Sethness

The self-alienation of humanity has reached such a degree that it can experience its own destruction as an aesthetic pleasure of the first order. Walter Benjamin1

At the end of last year, the Humanist Workers for Revolutionary Socialism (HWRS) published a provocative position paper which presents their analysis of the climate crisis: “Alienation, Climate Change, and the Future of Humanity.” Aside from discussing the very real threat which anthropogenic climate disruption poses to humanity and terrestrial nature generally considered, the HWRS in this essay develop a theory of human alienation based on the thought of Karl Marx and Erich Fromm and posit such alienation as the main obstacle for the emergence today of radical mass-movements from below that would check the increasingly fatal trends toward unprecedented levels of suffering and death and global ecocide promised by climate catastrophe. Being Leninists, however, the HWRS recommend “revolutionary” party leadership as a means of directing the alienated masses toward the enacting of anti-capitalist social transformation and the rational mitigation of climate destruction. Clearly, such a recommended solution is highly problematic—yet the HWRS paper presents enough critical points for reflection and contemplation to merit a brief discussion of it here.

To begin, I would like firstly to delineate my agreements with the HWRS writers of “Alienation, Climate Change, and the Future of Humanity.” I certainly share the view that the capital-induced climate destabilization on hand necessitates a “worldwide revolution” as an equal and opposite corrective reaction (21), and I also hold that the psychical alienation and mutilation imposed by capitalism largely explains the fact that those from below “tolerate […] the constant wars, oppression, greed, cut[t]hroat competition, suffering, and destruction of the environment and this planet that the people in power inflict on the majority around the globe” (7). On the individual and group levels, too, the “only reasonable response” to the depth of the environmental crisis “would be for everyone who is aware of the situation to forget about their personal lives [sic] and immediately start a crusade to stop capitalism’s assault on nature and the entire planet” (18). I agree with the HWRS as well in their concluding thought that all organizations which claim the revolutionary mantle must “place the struggle against climate change […] as the highest priority in [their] program and [their] daily practice,” and that they should toward this end “immediately initiate a massive campaign about the need to overthrow capitalism as our only chance to avert the extinction of the human race, and combine [this] with daily interventions against the effects of ongoing environmental destruction” (30). In addition, the group’s social-psychological analysis of the grip which conformity, adjustment, bourgeois distraction, anxiety, and anomie hold over most people in “advanced” capitalist societal settings represents an intriguing explanation for the marked lack of mass-revolutionary consciousness and praxis vis-à-vis this seemingly quite terminal of threats to human happiness and flourishing and ecological balance. I believe this account—derived from Fromm, who in turn developed his critical, humanistic psychoanalytical approach from a synthesis of Sigmund Freud and the young Marx—to hold some merit, though with some reservations.

These important contributions notwithstanding, the HWRS account suffers from a number of grave issues. For one, as already mentioned, the grouping adheres to a Leninist/Trotskyist ideology, with all the distortions this implies: a highly delusional account of the historical rise of Stalinism in post-1917 Russia (8-9), a concomitant fetishization of Lenin and Trotsky (21), and the illogical assertion which follows—that only liberation “from above” can succeed in overthrowing capitalism and thus provide humanity and nature a chance of surviving climate chaos (30). Indeed, in Nietzschean (or even Heideggerian) terms, the HWRS resolve their stated concern for the problem of the alienated masses by saying that the possibilities for a post-capitalist, non-ecocidal future can be secured only through rule over the general populace by enlightened individuals who have somehow themselves transcended alienation (30). The HWRS clarify that the overcoming of alienation “cannot take place spontaneously” but must instead be the work of “a revolutionary [sic] party that knows what it is doing [!] and what is needed for victory” (28). Epitomizing dichotomous thinking, the HWRS opportunistically consider the only two options they believes possible in terms of staving off climate catastrophe: that either the global bourgeoisie will take steps to slow down global warming—which it is not doing and will not do—or Leninist parties capable of “leading the masses” will develop and intervene to outcompete the “reformist and centrist” oppositional alternatives and succeed in overthrowing the rule of capital within a quarter-century—that is to say, before climate change supposedly has progressed beyond the point of no return (23, 27).

Besides this highly authoritarian and unsavory political strategy, the HWRS account of human alienation may itself in some ways reify rather than help to illuminate the problem, for the essay presents something of a “locked-in” analysis. This is perhaps best illustrated in the authors’ citation of recent neurological studies which reportedly show that “[t]he brain is wired in a way that makes a person defenseless against the manipulation and demagoguery that are so common in capitalism” (26). If this claim is true—which it obviously is not—then how can the HWRS hope for the emergence of the Leninist vanguard which is heroically to lead humanity beyond capitalism, alienation, and total destruction in the first place? The assertion that “[p]eople are too alienated from life and from themselves to start a worldwide uprising against climate change” (19) is similarly extreme and unscientific. One need only look at the phenomenon of “group events” in China for a counter-example. Granted, the profundity of the climate crisis is truly horrifying, as the HWRS detail in this piece, and it is not as though any significant mass social movement—other than Occupy, in a way—has arisen within the Western world to the challenge of confronting the extent of its horror head-on. Under such conditions, tendencies toward despair and pessimism are natural and to be expected—yet they certainly are not justified as a means of prescribing “party socialism” as the only option available to humanity.

Anti-capitalism, socialism, and communism retain a truly world-historical importance at this late hour, as means of undermining and—it is to be hoped—ultimately tearing down the capitalist system that is without a doubt impelling life on Earth to utter disaster. In this the HWRS make an important point. Yet is simply not true that the chance for global communist revolution will arrive only through the domination of an actionist minority over the “average, backward person” to which the HWRS reduce the human multitudes (25). The writers of “Alienation, Climate Change, and the Future of Humanity” would do well to consult the opening line of the founding principles of the First International (1864), which reads that “the emancipation of the working classes must be conquered by the working classes themselves.” Consideration of the embodied history of Leninism and its monster-child Stalinism should be enough to delegitimize the tactics of Trotsky and company for all time.2 As an alternative, anarcho-syndicalism, particularly of the ecological variety, holds a great deal more promise with regard to interrupting the fatal tendency toward climate destruction, in terms of both means and ends. Yet to return to Fromm and the issue of alienation, the observed lack of revolutionary activism in terms of climate issues among workers and people in general in industrialized societies may itself well be a reflection of the popular understanding that the State neither represents nor enacts the people’s will, whether on the environment, military spending, social programs, drug policy, or any other critical issue. For their part, U.S. polls from recent years (2012 and 2013) have shown consistent majorities expressing “belief” in anthropogenic climate change and concern for its effects.

Decentralization of power, self-emancipation, and anarchism remain important radical political alternatives to the utter irresponsibility and mindlessness of the global ruling class with regard to anthropogenic climate disruption. Self-management in the workplace—guided by the principles of participatory economics (Parecon), for example—coupled with community control of the political sphere would provide a humanistic alternative to “party socialism” that could well solve for the factors impelling climate catastrophe without threatening to impose a horrid repeat of the totalitarian political oppression for which Leninism has been responsible. The devolution of power to the global demos would indeed represent a recovery of the “lost treasure” of the “revolutionary tradition,” as Hannah Arendt terms the council system.3 Moreover, it would constitute a true political manifestation of Arendt’s concept of natality, the potential birth of a new world—this, in the face of the threat of mass-involuntary suicide.

Nonetheless, as Herbert Marcuse writes at the end of his most pessimistic book, “[n]othing indicates that it will be a good end.”4 In the minor chord, the HWRS does honestly consider the possibility that the climate crisis may already have progressed beyond the point of no return, such that a successful global anti-capitalist revolution in the near term may itself come too late (29-30). Clearly, a great deal of uncertainty surrounds these questions, and we confront the unfortunate reality that humanity will only come to learn the precise truth about these matters upon the conclusion of the next decade or two. Equally clearly, however, no humane alternative exists than to struggle for anarchist, anti-systemic revolution today.

Note:

1. “The Work of Art in the Age of Mechanical Reproduction,” 1936. [↩]

2. To examine the relationship between Leninism and Stalinism with a critical eye, please consult Maurice Brinton’s The Bolsheviks and Workers’ Control (1970) and Gregori Maximov, The Guillotine At Work (1940). [↩]

3. Hannah Arendt, On Revolution (New York: Penguin, 2006 [1963]), 207-73. [↩]

4. Herbert Marcuse, One-Dimensional Man (Boston: Beacon, 1964), 257. [↩]

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