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5 giugno 2014

Alza la tua voce, non il livello del mare.
di Christiana Figueres
segretaria esecutiva dell’United Nations Framework Convention on Climate Change (Unfccc)

Lo sforzo contro il cambiamento climatico non è ancora sufficiente: i gas serra sono al loro massimo da 800mila anni

L’anno internazionale dei piccoli stati insulari in via di sviluppo (Sids) dell’Onu arriva in un momento importante nell’evoluzione del processo internazionale sul cambiamento climatico. Il 2014 è l’anno in cui le nazioni devono alzare lo sguardo al di là del business as usual con una maggiore ambizione per arrivare ad un nuovo e significativo accordo sul clima a Parigi, nel 2015.

Le piccole isole lungo l’Artico e molte zone costiere sono in prima linea per gli estremi climatici e l’innalzamento del livello del mare che mette a rischio la vita, i mezzi di sussistenza e persino interi Paesi. Le piccole isole sono anche leader nell’ambito della UN Framework Convention on Climate Change (Unfccc),  sia moralmente e praticamente, nel ricordare alle nazioni rischi e responsabilità collettive, perché agiscano per diventare una guida ambiziosa nell’azione a livello nazionale e internazionale, non da ultimo sostenendo l’istituzione – l’anno scorso, a Varsavia – del meccanismo internazionale per le perdite e i danni.

I Sids stanno anche sfruttando attivamente le molte opportunità e i meccanismi che il regime sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite ha realizzato per sostenere i Paesi verso un futuro più sostenibile. Dall’integrazione a livello di adattamento dell’economia al cambiamento climatico e ai disastri, alla gestione del rischio a Samoa, ad una migliore adattabilità delle risorse idriche nelle Comore; molte di queste nazioni hanno intrapreso programmi di azione di adattamento nazionali ai sensi della Convenzione.

Allo stesso modo, dai progetti eolici a Capo Verde, Repubblica Dominicana e Giamaica, alla captazione del metano in Papua Nuova Guinea e Cuba, le isole stanno sfruttando il Clean Development Mechanism dell’Onu per realizzare il loro futuro a energia pulita

Nonostante tutto, lo sforzo globale per affrontare il cambiamento climatico non è ancora sufficiente: le concentrazioni di gas serra nell’atmosfera sono al loro massimo da 800mila anni. Tuttavia, lo sforzo congiunto dei governi e delle imprese, di città e cittadini ad agire contro il cambiamento climatico non è mai stato così elevato.

È tempo di far progredire questa ondata verso un nuovo accordo, che deve comprendere un impegno globale per ridurre le emissioni di gas serra abbastanza rapidamente da mantenere l’aumento della temperatura globale inferiore a 2 gradi Celsius in questo secolo. Questa è la promessa che il mondo deve fare ai piccoli Stati insulari in via di sviluppo.

Il nostro percorso è chiaro. Le economie a energia pulita producono profitti senza inquinamento, migliori  livelli di vita in industrie stabili, un più ampio recupero della salute e della ricchezza, conservano l’acqua e le risorse essenziali. Chiedo a tutti di alzare le loro voci e la loro ambizione ora, per la Giornata mondiale dell’ambiente e per tutti i giorni che ci porteranno al nuovo accordo globale nel 2015.

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