http://www.greenreport.it
9 dicembre 2014

La COP20, in diretta da Lima: ecco com’è andata la prima settimana di negoziati
di Simona Fabiani
responsabile ambiente e territorio della Cgil nazionale

COP20Prima settimana di negoziati. Un anno fa il movimento sindacale, con le associazioni ambientaliste, di giovani, donne, contadini e i popoli indigeni avevamo abbandonato la COP di Varsavia, come forma di protesta contro l inazione dei governi. A un anno di distanza l ambizione dei governi nelle lotta contro i cambiamenti climatici non e cresciuta.

La scorsa COP le parti decisero di invitare i paesi a preparare gli INDC (intended nationally determinated contributions) ovvero contributi nazionali volontari di riduzione delle emissioni al 2025. Questi contributi dovranno essere comunicati prima della COP di Parigi, probabilmente marzo 2015, in modo da facilitare per chiarezza e trasparenza l adozione del prossimo accordo. Su questo tema la discussione che si sta sviluppando a Lima vede contrapporsi i paesi sviluppati, che intendono gli INDC focalizzati solo sulla mitigazione, e i paesi in via di sviluppo, che vogliono estendere il meccanismo a tutti gli elementi, mitigazione ma anche contributi in termini di adattamento, finanza, trasferimento di tecnología e sviluppo di capacita. Al momento sembra tutto fin troppo aleatorio, i tempi sono troppo lunghi, non ci sono garanzie che i singoli obiettivi volontari saranno ambiziosi ne che la somma dei vari obiettivi nazionali possa determinare le condizioni necessarie per contenere l aumento della temperatura entro i 2 gradi.

Per quanto riguarda la finanza: l’UNEP nel rapporto, lanciato lo scorso venerdi, sul divario per l adattamento, stima che, anche nello scenario dei 2 gradi, l adattamento ai cambiamenti climatici avra’ un costo di 150 miliardi di euro all anno nel periodo 2025/2030 per i paesi in via di sviluppo. A Lima i paesi in via di sviluppo chiedono, ai paesi sviluppati, una road map che consenta di realizzare, quella che al momento e solo una promessa di supporto di 100 miliardi di dollari all anno, dal 2020. In materia di fondo verde per il clima deve essere istituita una commissione permanente di controllo sull uso delle risorse e che definisca i progetti che possono essere finanziati, vietando espressamente l uso del fondo per progetti di sviluppo di fonti energetiche fossili, come accaduto nel caso del Giappone.

Non ci sono progressi rilevanti in merito al meccansimo di danni e perdite, per aiutare il popolo delle Filippine, devastato dai tifoni, e gli altri paesi vulnerabili ad affrontare il devastante impatto dei cambiamenti climatici.

Non solo, mentre il GCF (Green climate fund) sta faticosamente raggiungendo i 10 miliardi di dollari, a livello globale, gli stati, stanno spendendo quasi il triplo (26,6 miliardi di dollari) per sostenere l esplorazione di nuove riserve di fonti energetiche fossili.

L impressione e che al momento la volonta política prevalente non intenda assolutamente cambiare il sistema. Ci sono, pero, anche paesi come lo Stato plurinazionale della Bolivia, che parlano al cuore con un linguaggio completamente diverso, che riconosce il ruolo della madre terra, come sorgente di vita e che propone un nuovo sistema per vivere bene, in equilibrio e in armonía con la madre terra, preservandone il carattere sacro e assicurandosi che rimanga un bene comune, rispettando i diritti dei popoli. La proposta boliviana alla COP20 di Lima contrappone il JMAM (joint mitigation and adaptation mechanism), meccanismo comune di mitigazione e adattamento basato su un approccio non di mercato al meccanismo di mercato REDD+ . Il JMAM si basa sulla presunzione che la mitigazione di lungo termine puo essere raggiunta solo con una gestione olistica e sostenibile delle foreste che includa allo stesso tempo mitigazione e adattamento.

L’anno scorso abbiamo abbandonato la conferenza, dicendo “volveremos”, siamo qui a Lima per ribadire le nostre richieste, sollecitare i rispettivi governi, occupare tutti gli spazi in cui e consentito agli osservatori di intervenire, il 10 dicembre marceremo per il clima: deve cambiare il sistema, non il clima.

top