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11 ottobre 2012

Eventi X: perché la nostra società è troppo complessa per resistere
di Roberto Paura

Un matematico americano lancia l’allarme: la struttura sociale contemporanea è troppo complessa e presto collasserà come l’Impero romano.

Il futuro non è affatto roseo e se non interveniamo subito potremmo assistere nell’arco della nostra vita al collasso della nostra civiltà. Affermazioni simili di recente sono di moda, ma non sono troppo campate per aria, se è vero che sono condivise da economisti, sociologi e politologi di mezzo mondo. Ora nel dibattito interviene anche uno dei più eminenti esperti di sistemi complessi, John Casti, matematico tra i pionieri della teoria del caos, oggi direttore all’X-Center di Vienna, dove studia i cosiddetti “eventi X”. Ed Eventi X è anche il titolo del suo ultimo volume appena uscito in Italia che sta già influenzando i più importanti circoli di decision-makers. La tesi è infatti drammatica: la nostra società è diventata troppo complessa per poter essere gestita e l’unica alternativa all’imminente collasso è la semplificazione.

La gestione dei sistemi complessi

Che c’entra la matematica con la previsione del nostro futuro? C’entra eccome. Negli ultimi decenni lo sviluppo delle scienze probabilistiche ha aperto nuove importanti prospettive nella capacità di prevedere i futuri sviluppi sociali del mondo. Tanto che oggi l’Unione europea sta prendendo in considerazione l’ipotesi di finanziare con un miliardo di euro un progetto che intende proprio “simulare” il funzionamento della nostra civiltà per prevedere le crisi future. Ciò è diventato possibile grazie agli studi sui sistemi complessi, che analizzano il modo in cui funzionano quei sistemi in cui la somma delle parti è differente dalle parti che costituiscono il sistema. Strutture complesse sono il nostro cervello, il comportamento di uno stormo di uccelli, la dinamica del clima, e anche la società umana contemporanea. Siamo lontani dal poter prevedere il futuro applicando formule matematiche, come lo scrittore di fantascienza Isaac Asimov immaginava nei suoi romanzi con la “psicostoria”, ma qualcosa siamo già in grado di fare.

"Eventi X", il libro di John Casti appena uscito, in Italia per Il Saggiatore.

Il settore dei future studies, o delle previsioni sociali, è negli ultimi anni in fermento. Politici, economisti, imprenditori, azionisti vogliono sapere come si comporterà la società in un prossimo futuro. Il mercato azionario, per John Casti, è un classico caso di complessità del sistema. Un piccolo e apparentemente insignificante evento, come la decisione di un azionista di disfarsi dei suoi titoli perché bisognoso di liquidità, influenza l’intero mercato, portando magari migliaia di investitori a vendere a loro volta le proprie azioni. Ciò produce una crisi per l’azienda in questione, che può comportare tagli al personale e aumento del numero di disoccupati, i quali a loro volta compromettono la tenuta del welfare state, mettendo a rischio l’intero sistema politico di un paese. La nostra società, scrive John Casti, è come un castello di carte. Nel suo libro, lo studioso racconta dello sforzo di un architetto americano due anni fa di completare il più grande castello di carte mai realizzato. Ci riuscì, ma una banale folata di vento o uno starnuto troppo forte avrebbero potuto compromettere tutto. Noi ci troviamo esattamente in questa situazione.

Prevedere gli eventi X

Gli “eventi X” di cui parla Casti  sono tutti quegli avvenimenti considerati estremamente improbabili, ma la cui frequenza sta aumentando in maniera allarmante, con danni sempre più gravi. L’aumento degli eventi X non dipende da nessun imminente avverarsi di profezie apocalittiche di qualunque sorta, ma solo dal fatto che la nostra civiltà è diventata troppo complessa per essere gestibile. Casti fa l’esempio dell’Impero romano, la cui eccessiva estensione e complessità dell’apparato burocratico finì per provocarne il collasso. L’unico modo per gestire un sistema complesso è attraverso un sistema più complesso. Finora ci siamo riusciti, ricorrendo a una burocrazia sempre maggiore, a tecnologie e strumenti informatici sempre più raffinati, in grado di processare una mole di dati crescente a velocità sempre superiori, ma potremmo essere vicini al punto di non ritorno. E gli esempi di Casti sono del resto preoccupanti.

Secondo John Casti, l'aumento di rivolte in tutto il mondo è dovuto al fatto che sistemi complessi come i regimi politici non sono in grado di controllare e gestire sistemi ancora più complessi come l'insieme dei loro cittadini.

Negli ultimi tre anni, il prezzo del cibo è aumentato del 40%, provocando la crescita del numero di poveri nel mondo e accendendo la miccia della cosiddetta “Primavera araba”. Ciò è avvenuto per un insieme di circostanze apparentemente imprevedibili – come per esempio l’eccessivo impiego di mais per produrre biocarburanti – ma che alla lunga scatenano effetti devastanti. La riduzione della disponibilità di acqua potabile è un altro rischio capace di scatenare guerre devastanti. A ciò si aggiunge la vulnerabilità prodotta dalla globalizzazione nei confronti di nuovi virus capaci di diffondersi a velocità incredibili. E che dire della resistenza dei batteri agli antibiotici? Nessuno avrebbe immaginato, un secolo fa, che un’arma così efficace nell’abbattere la mortalità mondiale avrebbe potuto un giorno ritorcersi contro di noi. Un altro esempio preoccupante è la possibilità che un impulso elettromagnetico prodotto dall’esplosione di un ordigno nucleare di bassa potenza nell’atmosfera, o da una quantità eccessiva di raggi gamma dallo spazio, possa mandare in tilt le nostre apparecchiature elettroniche, gettando la nostra civiltà in pieno medioevo da un giorno all’altro.

Quale può essere la soluzione? Quella apparentemente più risolutiva è avviarci verso una semplificazione del sistema. Secondo Casti, una sola società nel corso della storia ha imboccato questa strada, l’Impero bizantino, il quale dopo la conquista ottomana di Costantinopoli avviò un rapido processo di snellimento burocratico per rispondere alle nuove sfide interne ed esterne. Ma non è certo un esempio molto positivo da seguire. I teorici della decrescita condivideranno le tesi di Casti, ma il matematico non sostiene di arrestare la crescita, quanto piuttosto di proseguirla attraverso altre strade, che vadano verso una minore dipendenza da strutture troppo delicate per reggere a lungo – come Internet. L’altra soluzione, forse più fattibile, è quella di investire nella capacità di comprendere il futuro evolversi del sistema. L’unico modo per gestire la complessità – è il mantra di Casti – è attraverso un sistema più complesso. Il rapido evolversi della tecnologia potrebbe presto donarci degli strumenti attraverso i quali guidare la civiltà attraverso il suo tumultuoso sviluppo. Progettare modelli e strumenti in grado di prevedere gli eventi estremi, gli “eventi X”, prima che accadono, disinnescando la bomba prima che esploda, è l’unico modo che abbiamo per evitare il collasso.


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