http://www.thedailybeast.com - Apr 17, 2014

L'esercito ucraino si sta sgretolando
Una pericolosa operazione per proteggere una base ucraina nel porto di Mariupol, sul Mar Nero, è un raro esempio di spina dorsale rappresentata da militari disorganizzati che non vogliono combattere. Un attacco notturno dai separatisti filorussi ad una base della Guardia Nazionale nel porto meridionale di Mariupol ha sollevato un fantasma spaventoso in Ucraina. Il governo ucraino, teme ora che i militanti che agiscono per conto di Mosca aumentino progressivamente il livello di violenza nella irrequieta regione orientale del paese, per testare la lealtà e la determinazione di militari e agenzie sicurezza, spingendo l'Ucraina al punto di rottura. L’assalto di 300 militanti, che hanno ripetutamente attaccato la base militare, ha spinto le guardie ad aprire il fuoco, uccidendo tre attaccanti e ferendone altri 13, secondo Arsen Avakov, il ministro degli Interni. Leggi tutto

http://www.thedailybeast.com - Apr 17, 2014

L'Ucraina si arrende senza sparare un colpo
Se i paracadutisti di Kiev inviato a Donetsk e Sloviansk sono un esempio, la resistenza armata in Russia è condannata. Poche decine di paracadutisti ucraini esausti, per lo più giovani di leva, si sono seduti sulla cima ai loro veicoli blindati per diverse ore e, sì, hanno confessato che i loro culi facevano male come l'inferno. Una settimana fa, dopo un paio di mesi di esercitazioni sul campo nel sud-est dell'Ucraina, la 25° Brigata Paracadutista è stata inviato nella regione di Donetsk per un'operazione anti-terrorismo contro quelli che avevano sentito dire essere soldati russi in uniforme senza mostrine. Leggi tutto

http://www.europaquotidiano.it
17 aprile 2014

Chi vince la guerra in Ucraina dell’est
di Lorenzo Biondi

I secessionisti si impossessano di mezzi blindati dell'esercito ucraino, una vittoria simbolica. La Russia arriva più forte ai negoziati di Ginevra

Bilancio della giornata di tensione di ieri nell’est dell’Ucraina: la Russia arriva ai negoziati di Ginevra, in programma per oggi, ancora più forte di prima. Il bollettino degli ultimi giorni è impietoso per Kiev: solo ieri si contavano più di venti mezzi corazzati ucraini passati al fronte dei filo-russi nelle cittadine di Slaviansk e Kramatorsk.

Per i secessionisti è una vittoria simbolica, prima ancora che militare. Nei racconti dei cronisti stranieri presenti in loco, i mezzi sono stati bloccati da bande di gente del posto. I soldati ucraini si sono arresi, o secondo altri racconti hanno defezionato al fronte dei filo-russi. Secondo Kiev, in Ucraina orientale sono presenti gli uomini dei servizi di sicurezza russi. Ma la situazione non somiglia a quella della Crimea: le milizie in azione sembrano autoctone, e non “paracadutate” da Mosca. Se Kiev decidesse di ristabilire il controllo sulle regioni ribelli, dovrebbe farlo sparando contro dei cittadini ucraini.

Martedì scorso, quando il goveno di Kiev ha diffuso la voce che la Russia volesse boicottare l’incontro di Ginevra, il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov ha replicato: non ci pensiamo nemmeno. C’è un dato paradossale nei colloqui di oggi: i separatisti filo-russi non avranno un proprio rappresentate. C’è la “madre Russia” a rappresentarli. In pratica si certifica il peso di Mosca nelle questioni interne ucraine. E il governo di Vladmir Putin ha già chiarito che in agenda ci sarà anche una eventuale riforma federalista della costituzione ucraina: una riforma che garantisca alle regioni orientali forme di autogoverno. Consentendo quindi un rapporto preferenziale con Mosca.

«A Ginevra non discuteremo della federalizzazione dell’Ucraina», ha detto due giorni fa l’ambasciatore di Kiev alle Nazioni Unite, Yurii Klymenko. In altre parole: non consentiremo ai russi di decidere se l’Ucraina debba essere uno stato più o meno decentrato. Anzi, ieri la delegazione ucraina faceva sapere che a Ginevra chiederà la restituzione della Crimea. Nessuna concessione ai russi. E ieri la Nato ha fatto da sponda alla linea dura di Kiev, annunciando un potenziamento del dispositivo militare alleato nell’Europa dell’est.

Ma al di là dei toni bellicisti di ieri lo spazio per un accordo esiste. Anche il premier ucraino Arseniy Yatseniuk, fedelissimo della “presidenziabile” Yulia Tymoshenko, ha ammesso che Kiev dovrà riconoscere diritti più ampi alle minoranze etniche presenti nel paese. E il segretario di stato americano John Kerry non ha mai chiuso la porta alla richiesta russa di federalizzare l’Ucraina.

Sarebbe una vittoria per Mosca, un’altra vittoria. Ma l’alternativa – il fallimento dei negoziati, la repressione manu militari dell’ondata secessionista – rischia di condurre alla guerra.

top