Il Fatto Quotidiano
10 marzo 2014

Ancora 270 manifestanti dispersi a Kiev

Il New York Times riferisce degli attivisti di cui si sono persi le tracce in Ucraina. I tatari si oppongono al referendum di "annessione" a Mosca e i russi occupano un loro villaggio

L’ospedale militare di Simferopoli e un villaggio tataro occupati da uomini armati russi. L’ombra di Mosca continua ad allungarsi in Crimea, in attesa del referendum per chiedere l”annessione” al Cremlino, fissato per il 16 marzo. Una consultazione a cui la comunità dei tatari si è opposta. “La boicotteremo”, ha detto Andrei Krisko, che rappresenta il principale gruppo dell’etnia tatara in Crimea in una conferenza stampa a Simferopoli. “Non vogliamo l’annessione alla Russia”, ha detto, e “non accetteremo il risultato perché la consultazione non ha regole chiare”. Più tardi soldati filorussi armati a volto coperto hanno fatto irruzione in una base militare ucraina nei pressi di Bahk Cisarai, un villaggio tataro a pochi chilometri dalla capitale della Crimea, Simferopoli. Sono in corso trattative con i militari ucraini della base ai quali è stato chiesto di “aderire alla Crimea indipendente”. Nel resto dell’Ucraina, però, cresce la preoccupazione per i 270 manifestanti di Piazza Maidan che risultano ancora dispersi. A denunciarlo è un’inchiesta del New York Times che ricorda le decine di persone che hanno protestato a Kiev e di cui si sono perse le tracce.

In Crimea, oltre alle occupazioni, i russi hanno arrestato cinque attivisti per l’unità dell’Ucraina, mentre il presidente deposto Viktor Yanukovich – riconosciuto ancora come presidente legittimo da Mosca – ha annunciato che martedì parlerà da Rostov sul Don, dove già nei giorni scorsi tenuto la sua conferenza stampa. Mosca si dice “oltraggiata” dalla situazione di “caos” che domina nelle regioni orientali dell’Ucraina, frutto “dell’azione di militanti” nazionalisti che operano con la “connivenza delle nuove autorità, come si fanno chiamare”, ha dichiarato il ministero degli Esteri russo Lavrov.”Le cose sono arrivate al punto che l’8 marzo persone con il volto coperto in possesso di armi hanno aperto il fuoco contro pacifici dimostranti a Kharkiv. Ci sono stati feriti. La polizia di Dnipropetrovsk ha fermato sette giornalisti russi”, si legge ancora nella dichiarazione. Lavrov ha anche aggiunto che Mosca ha “preparato delle proposte per “riportare la situazione in Crimea nel quadro del diritto internazionale tenendo conto degli interessi di tutti gli ucraini, senza eccezione” e ha spiegato che le proposte Usa “non vanno bene” perché citano un presunto conflitto di interesse con Kiev. Intanto il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha fissato un’altra riunione a porte chiuse questa sera alle 20.

Attivisti detenuti – Intanto le forze russe cinque attivisti che si battono per l’integrità del Paese sono detenuti nella regione separatista, controllata dalle forze russe. Il giornalista Olexi Byk, del sito d’informazione ucraino Glavkom, ha detto di aver visto venti uomini armati circondare due donne vicino alla città di Armiansk; le hanno quindi fatte inginocchiare, secondo il racconto del giornalista, e legato le mani. “I loro effetti personali sono stati sparpagliati sulla strada”, ha aggiunto Byk. L’uomo ha detto anche di aver visto un tatuaggio sul braccio di una delle donne, in onore delle persone uccise durante la repressione dei manifestanti a piazza Maidan, a Kiev. Un portavoce del movimento Euromaidan ha poi detto che non si tratta di due donne, ma di tre attiviste scomparse: Olexandra Ryajtseva, Olena Maximenko et Kateryna Boutko. Nel secondo incidente, due uomini, Anatoli Kovalski e Andrei Chtchenkoun sono stati presi da alcuni uomini mentre erano alla stazione di Simferopoli per recuperare le attrezzature che servivano ad organizzare una dimostrazione di sostegno alle autorità di Kiev. La denuncia della loro scomparsa é stata fatta dal figlio di Kovalski, Serguiï Kovalski.

Nuova missione Osce - Due giorni dopo la fuga degli osservatori dell’Osce dalla Crimea, le autorità filorusse del territorio separatista si dicono disponibili ad accogliere una missione dell’organismo. A dirlo è il vice premier della penisola Rustam Temirgaliyev, precisando però che sono i benvenuti “solo i veri osservatori, che non vengono da noi per provocare ma per osservare la correttezza del referendum” del 16 marzo per l’annessione alla Russia. “Il gruppo di persone che ha tentato di entrare in Crimea e che si è definito missione Osce – ha detto Temirgaliyev citato dall’agenzia Interfax – era formato prevalentemente da rappresentanti di Paesi Nato“.

Yanukovich, la conferenza stampa - L’ora e il luogo saranno resi noti successivamente. Deposto il 22 febbraio, Yanukovich si è fatto vedere solo una volta, il 28 febbraio sempre a Rostov sul Don per una conferenza stampa in cui aveva dichiarato di considerarsi ancora il presidente legittimo e di essere a favore dell’integrità territoriale ucraina. Nei giorni scorsi un tabloid russo aveva riferito la notizia, non confermata da fonti ufficiali, che Ianukovich era ricoverato in gravi condizioni in una clinica moscovita per un sospetto infarto.

Kiev, ancora 270 dispersi dopo le manifestazioni – A due settimane dalla deposizione dell’ex presidente ucraino Victor Yanukovich non si ha ancora notizia di oltre 270 persone che avevano partecipato alle proteste di piazza Maidan a Kiev. I dispersi erano originariamente più di 650, ma molti sono stati ritrovati in carcere, in ospedale o si sono fatti vivi da soli con i loro familiari, scrive oggi il New York Times. A coordinare le ricerche degli scomparsi è un gruppo di volontari: Sos Euromaidan. E più passa il tempo, più aumenta la preoccupazione per la sorte di chi non è tornato a casa. Ad alimentare le paure sono le vicende di alcuni oppositori che sono stati fermati, picchiati e torturati durante le proteste. Come il sismologo Yuriy Verbitskyi, ritrovato cadavere in una foresta a gennaio dopo essere stato rapito in ospedale da uomini armati. O Dmytro Bulatov, uno dei leader del movimento di protesta AutoMaidan, rapito da uomini armati che parlavano russo e ritrovato una settimana dopo gravemente ferito, con segni di torture. Nei giorni confusi della protesta sono state arrestate molte persone che gli uomini della Berkut, la polizia ucraina antisommossa, portava poi in stazioni di polizia o lasciava sotto sorveglianza in alcuni ospedali. Una parte di questi sono fuggiti grazie alla complicità di poliziotti o medici neutrali o filoeuropeisti. Ma di altri si è persa traccia. A piazza Maidan girano voci di una cinquantina di persone morte nell’incendio del palazzo dei sindacati o di un centinaio di oppositori uccisi e cremati. Ma Sos Euromaidan le considera leggende metropolitane: i morti del palazzo dei sindacati sono solo sei, mentre dalle indagini effettuate nei crematori non è emerso nulla.

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