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18.03.2014

Il contagio della Crimea: tremano Moldavia e Georgia
di Gabriella Tesoro

Il referendum di domenica in Crimea sull'annessione  della penisola alla Federazione russa ha sancito un importante spartiacque nella storia recente. Avendo incassato il 96,6 per cento dei sì, Mosca ha creato un precedente per poter annettere alla Russia territori di diversi Paesi dell'ex Unione Sovietica.

D'altronde lui, lo zar Putin, l'aveva detto: il crollo dell'Urss era "la più grande catastrofe geopolitica del secolo" in quanto "ha lasciato milioni di cittadini russi fuori dalla Russia". Quale modo migliore, dunque, se non puntare proprio su una popolazione che vive in terra straniera per riportare un territorio sotto la Grande Madre Russia?

Oltre, l'abbiamo visto, all'Ucraina, anche la Georgia e la Moldavia rischiano di incappare negli stessi problemi di Kiev. La più esposta di tutte è Chişinău, che ha ancora fresca nella memoria le pesanti ritorsioni di Mosca affinché non aderisse all'accordo di associazione con l'Ue lo scorso novembre (si tratta di quello stesso accordo che il presidente ucraino si rifiutò di firmare dando così il via alle proteste in piazza, ndr). Prima ci fu il blocco delle importazioni di vino, poi seguirono le minacce di interruzione delle forniture di gas. Alla fine, i colloqui sul contestatissimo accordo con l'Ue sono proseguiti e, anzi, ora si apprestano a chiudersi in tempi record, con la Moldavia che potrebbe firmare il trattato già entro agosto, vale a dire con un anno di anticipo rispetto al previsto.

Le conseguenze però potrebbero inaspettate. La Moldavia dipende per il 95 per cento dal gas russo e gli scambi con Mosca riguardano un quarto dell'intera bilancia commerciale del Paese. Inoltre, c'è il grave problema della Transnistria, una striscia di terra al confine tra la Moldavia e l'Ucraina, proclamatasi indipendente, ma considerata a livello internazionale facente parte della Moldavia. Come in Crimea, anche in Transnistria, la popolazione è a maggioranza filo-russa e russofona e Dimirty Rogozin, vice primo ministro russo, che ha appena incassato le sanzioni degli Stati Uniti per la vicenda ucraina, aveva chiaramente avvertito Chişinău di non avvicinarsi troppo a Bruxelles: "Il treno della Moldavia in corsa verso l'Europa potrebbe perdere qualche vagone in Transnistria". E infatti, secondo quanto affermato da Kamil Całus, analista del Centre for eastern studies di Varsavia, nella notte tra l'1 e il 2 marzo sia l'esercito della Transnistria, che le forze armate russe già presenti nel territorio sono state messe in stato di massima allerta.

Il premier moldavo, Iurie Leanca, è chiaramente preoccupato: "L'occupazione russa della Crimea è un evento molto pericoloso che rischia di essere contagioso. Comunque si evolverà la crisi, rappresenterà una minaccia, sia diretta che indiretta per la Moldavia".

Come se non bastasse, Tiraspol non è l'unico territorio moldavo che potrebbe fare armi e bagagli per avvicinarsi alla Grande Madre Russia. Anche il territorio di Găgăuzia, a maggioranza turcofona, non ha mai fatto mistero della sua insofferenza verso il governo centrale e il 2 febbraio ha persino indetto un referendum per l'indipendenza e per l'ingresso in un'unione doganale con la Russia. Tuttavia, è assai probabile che la regione non voglia una vera e propria indipendenza, ma più che altro una maggiore autonomia all'interno della Moldavia. Non è però da escludere che Mosca giochi questa carta separatista per incrementare la propria influenza nel territorio.

E poi c'è la Georgia, che, come la Moldavia, punta a firmare l'accordo di associazione con l'Ue entro la fine di agosto. Il presidente Georgi Margvelashvili, ricordando la guerra con Mosca del 2008, ha affermato di seguire "con molta attenzione" la crisi in Crimea in quanto "abbiamo una tragica esperienza delle relazioni con la Russia". Tbilisi è preoccupata: "Se nessuno ferma la Russia in Crimea - ha affermato David Dondua, viceministro georgiano per l'Integrazione europea ed euroatlantica - dopo sarà il turno della Moldavia e di nuovo della Georgia".

Insomma, il precedente è stato creato. Difficile dire se ora si avvierà un effetto domino che porterà Mosca a diventare la regina incontrastata di molti altri territori dell'ex blocco sovietico o se la questione si fermerà alla Crimea. 

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