Fonte: Soul of the east
http://www.controinformazione.info
24 Sett 2014

Washington e la truffa dell’Isis
di Daniel Spaulding
Traduzione di Anacronista

Nel suo classico romanzo “1984”, lo scrittore britannico del 20° secolo George Orwell dipingeva uno stato repressivo governato da un partito unico, che cercava di giustificare ed estendere il suo dominio totale attraverso la guerra perpetua contro nemici lontani, usando la tattica di riunire le masse “intorno alla bandiera”. Non era mai del tutto chiaro quali fossero i motivi delle guerre, e le identità di alleati e nemici venivano scambiate avanti e indietro secondo le necessità contingenti del partito. Inoltre non era affatto chiaro quanto la guerra fosse reale, aldilà della propaganda di stato.

Mentre in teoria la distopia di Orwell era fantastica, in pratica egli stava documentando le pratiche essenziali delle elite dominanti degli stati moderni. E, sebbene il libro non voglia essere un manuale, si potrebbe a ragione sospettare che le elite americane della politica estera usino 1984 come tale, soprattutto riguardo al Medio Oriente.

La settimana scorsa il presidente Obama ha annunciato una “strategia” per contrastare l’istituzione e l’espansione dell’auto-proclamato Stato Islamico di Iraq e Siria (ISIS). Questa notizia era stata preceduta da diverse settimane di insistente isterismo mediatico, secondo cui i militanti islamici dell’ISIS avevano intenzione di far scoppiare bombe nelle maggiori città americane. A quel punto l’ISIS aveva già conquistato la notorietà per i massacri di cristiani, yazidi e poliziotti iracheni. La comparsa di video dalla veridicità dubbia  che mostravano la presunta decapitazione di due giornalisti americani, era stata la ciliegina sulla torta che doveva servire a suscitare abbastanza indignazione popolare per sollecitare Obama ad “agire” contro l’ISIS.

Ogni discussione seria sull’origine del gruppo terroristico si è persa, forse deliberatamente, in mezzo alla propaganda bellica. Piuttosto ci hanno lasciato credere che l’ISIS sia emerso spontaneamente dai deserti polverosi della Mesopotamia, un po’ come Atena balzata fuori dalla testa di Zeus. Nella realtà dei fatti, l’ultimo spauracchio dell’America è stato armato, addestrato e finanziato dallo sforzo combinato degli stati arabi del Golfo e della CIA, proprio come Al-Qaeda è il frutto di un programma pluridecennale segreto statunitense per controllare l’Eurasia e i suoi oleodotti.

Il fatto che l’ISIS sia il prodotto diretto dei continui sforzi americani per destabilizzare e cacciare il presidente siriano Bashar al-Assad, armando varie fazioni mussulmane militanti  (Vedi:  Standing with Syria ), non viene riconosciuto dal partito della guerra americano.

Di fatto, stranamente, la strategia di Obama mira a continuare questa politica di armamento e rafforzamento dei ribelli in Siria, purché si dichiarino “moderati”.

Ovviamente l’intera strategia della Casa Bianca ci induce a chiederci se ci sarà in effetti alcun conflitto reale. I nobili ribelli amanti della libertà (in realtà mangiatori di organi umani (vedi:   Independent.co.uk/news/world/ ), quelli che Obama vuole armare ulteriormente, hanno dichiarato una tregua con l’ISIS e insistito che non combatteranno la loro controparte più famigerata. Vedi: ISIS and moderate Syrian rebelds strike truce…..

L’altro maggiore alleato mussulmano dell’America, la Turchia, rifiuta di concedere l’uso del suo territorio per supportare una campagna aerea contro l’ISIS. Di fatto, la risposta di Obama consiste in poco più di qualche attacco aereo frammentario fatto per i notiziari TV, e in un po’ di vacua retorica.
L’elemento guida di questa finta crociata è il tentativo continuo di rovesciare Assad e prendere Damasco.

Si potrebbe pensare che, se gli USA volessero seriamente porre fine alla “minaccia” dell’ISIS, scenderebbero a patti con Assad, ma Obama insiste che non collaborerà con il leader siriano. Altri si spingono perfino oltre, come i senatori repubblicani John McCain e Lindsey Graham, appoggiati dai sionisti, che vedono nell’ISIS l’opportunità di colpire l’obiettivo che desiderano, ovvero lo stesso Assad, facilitando così l’ascesa al potere in Siria dei jihadisti “moderati” e il massacro certo di sempre più cristiani, alawiti e altre minoranze.

La “guerra” di Obama contro l’ISIS è l’ennesimo caso di ciò che il filosofo francese Jean Baudrillard identificava come un simulacro, una copia senza originale come nella tradizione di Disneyland. Allo stesso modo, Orwell osservava che non importa se la guerra sia vera o no. La guerra in sè potrebbe oggettivamente non esistere nemmeno; ciò che importa è solo che le masse la credano vera e ricavino da tale percezione qualche conforto emotivo e qualche distrazione. Con i titoli di testa dei notiziari riempiti a turno dall’ISIS e dalle idiotiche pop star, siamo già sommersi nella iper-realtà descritta da Baudrillard.

Altri senza dubbio moriranno nella nuova guerra, soprattutto se (o meglio quando) Obama e i neocon lanceranno una campagna aerea contro la Siria. Ma perfino questo è solo uno spettacolo di secondo piano.

Bashar al-Assad ora riveste un ruolo assegnato e prima ricoperto da altri luminari internazionali, da Saddam Hussein a Slobodan Milosevic, da Osama bin Laden a Mohamar Gheddafi. Cambia la musica, ma la canzone rimane la stessa, e così un altro ignobile dittatore/terrorista neo-hitleriano deve essere fermato per salvare la nostra civiltà di McDonald’s.

Anche se non necessariamente vittime fisiche di questo simulacro di guerra, le principali vittime spirituali della “realtà” fabbricata dalle elite sono gli stessi americani, somme cavie di un oscuro esperimento sulla psiche collettiva. La loro esistenza e il loro “stile di vita” hanno perennemente bisogno di conflitti e di nemici che giustifichino il consumo come identità e il conseguente impoverimento spirituale.

Il grande testamento di Aleksandr Solzhenitsyn all’Occidente, “Non vivete di menzogne” viene ignorato a grande rischio e pericolo. Un popolo decadente e soddisfatto di se stesso si farà portare con le menzogne in una guerra d’aggressione, piuttosto che fronteggiare l’amara realtà: ovvero che sta ostinatamente rinunciando alla sua libertà e accettando passivamente di diventare schiavo.

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