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31 gennaio 2014

Ogm in Friuli, no grazie!
di Paolo Cacciari

Il nome è già il programma: Coltivare Condividendo. Sono un gruppo di agricoltori biologici nato nella provincia di Belluno che da qualche anno girano le piazze dei paesi esponendo semi e prodotti di antiche cultivar. (www.coltivarcondividendo.blogspot.com). La loro missione è salvare la biodiversità, la fertilità dei suoli, le tradizioni e il paesaggio agricolo. Lo fanno con la zappa: promuovono la conservazione e lo scambio di semi, li donano a chi vuole “adottarli” e riprodurli, aiutano quanti iniziano un lavoro nel campo, nel frutteto, nell’orto anche solo ad uso di sussistenza, si scambiano informazioni, saperi, buone pratiche.

Ormai sono più di centoventi i coltivatori coinvolti in una rete di relazioni che si allarga nelle provincie vicine. Per fare un esempio, hanno scovato e selezionato più di quaranta varietà di fagioli e cento di mele. Sapori, profumi e tempi di maturazione diversi per diversi tipi di terreni e di esposizioni, oltre che di palati! Uno slogan spiega la loro filosofia: “I semi non sono delle multinazionali sementiere, non sono dei governi, non sono nemmeno dei contadini. I semi sono dei bambini”. Per essere più chiari, Tiziano, uno degli iniziatori del gruppo, ci dice: “Il futuro è nella salubrità dell’ambiente e del cibo”. Un modello di agricoltura che funziona e piace (il biologico è l’unico comparto produttivo in crescita occupazionale) ma deve difendersi dalla violenta invasione della agricoltura industrializzata che desertifica i suoli, espelle le aziende familiari, inquina, distrugge la tipicità dei luoghi oltre che quella delle piante, provoca quello “spaesamento culturale” di cui si dispiaceva il poeta Andrea Zanzotto.

Inevitabile, quindi, l’impegno contro il pericolo che viene dall’introduzione di sementi (per ora solo il mais della Monsanto) geneticamente modificate che hanno iniziato a “coltivare” in Friuli. Sabato 1 febbraio sarà mobilitazione generale in tutto il Triveneto assieme ad Altra Agricoltura, Civiltà Contadina, European Consumers, Aiab, cooperative come El Tamiso, Gruppi di acquisto solidale come Biorekk, associazioni ambientaliste e per la Decrescita. Denunciano le assurde politiche dell’Unione europea che, in nome di un malintesa libertà, autorizza le aziende a seminare Ogm (che poi contaminano per impollinazione le coltivazioni vicine), concede brevetti sull’uso di semi ibridati alle multinazionali (è già capitato ad un broccolo e ad un peperone), ma impedisce con normative capestro l’uso e la commercializzazione dei semi che i contadini si producono in proprio.

Si fronteggiano due concezioni del mondo che interessano anche i cittadini consumatori: l’agricoltura rurale, integrata, ecosistemica e l’agroindustria controllata da cinque companies che trasformano gli agricoltori in salariati agricoli, riducono le varietà vegetali, omologano il paesaggio.

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