http://www.huffingtonpost.it
02/10/2014

51 milioni di profughi: mai così tanti dal dopo guerra
di Umberto De Giovannangeli
Giornalista, esperto di Medio Oriente e Islam

È l'"esercito" più grande che esista oggi al mondo. Un 'esercito' senza armi e senza diritti. L'esercito dei dimenticati. Di quelli che fanno notizia solo quando le loro esistenze disperate si trasformano in tragedie che, per qualche giorno, scioccano il mondo e impongono ai Grandi della Terra di cimentarsi con la consunta arte dell'autocritica, del rimpallo delle responsabilità, del 'non deve più accadere'.

Intanto, però, 'quell'esercito' dei senza speranza cresce a dismisura: oltre 51 milioni di persone nel mondo oggi sono in fuga da guerre e fame, vittime di violenze e del più alto livello di disparità economica e sociale dell'ultimo decennio. A un anno dall'anniversario dalla tragedia che lo scorso 3 ottobre costò la vita a 366 migranti a 500 metri dall'ingresso del porto di Lampedusa - e mentre oggi si ha notizia di un nuovo tragico naufragio di migranti sub-sahariani, stavolta al largo delle coste libiche, con almeno 10 morti e decine di dispersi - Oxfam ha inteso accendere i riflettori sulla necessità impellente di rivedere il sistema di accoglienza di profughi e migranti in Italia e in Europa, cominciando a garantire visti per motivi umanitari.

Molte lacrime saranno versate in questi giorni in ricordo di quella immane tragedia. Ma poche, c'è da scommetterci, saranno gli impegni concreti assunti. Per questo, è bene ascoltare quanti, sul campo, hanno dimostrato cosa significhi per davvero solidarietà Una solidarietà concreta. Dare spazio a queste voci, rilanciandone denunce e proposte, è un modo concreto, per chi opera nel campo dell'informazione, per rompere la cortina di silenzio che accompagna, fuori dagli appuntamenti canonici, una emergenza che tale non è più, perché è diventata normalità. Che si consuma ogni giorno sotto i nostri occhi, spesso, troppo spesso, disattenti.

"Non è possibile affrontare questo gigantesco flusso migratorio con gli strumenti usati sino ad oggi e con un approccio che sembra a volte schizofrenico - sottolinea Alessandro Bechini responsabile programmi domestici di Oxfam Italia - Serve quanto prima uno sforzo europeo per garantire visti per motivi umanitari o altri meccanismi di ingresso per quanti fuggono da guerre e fame, altrimenti ci saranno ancora solo lacrime e commemorazioni. Oxfam è favorevole a un'operazione che crei un canale sicuro nel quale profughi e migranti siano messi in grado di poter sfuggire alla morte in mare, dato che solo dall'inizio dell'anno si sono contate 3.045 vittime durante i viaggi della speranza attraverso il Mediterraneo, secondo i dati forniti dall'OIM (l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni).

Apprezziamo l'incredibile lavoro svolto dal'Italia con il programma Mare Nostrum per salvare il maggior numero possibile di migranti arrivati dalle coste del nord Africa. Tuttavia i limiti e le responsabilità dell'Europa sono evidenti e la prospettata operazione Frontex Plus non lascia sperare in una svolta, che vada oltre l'approccio puramente emergenziale." Una situazione complessiva di difficile gestione, che secondo Oxfam, è strettamente correlata anche all'insufficienza degli investimenti da parte dei Governi europei in interventi di Cooperazione allo Sviluppo nei Paesi di provenienza dei migranti: Siria, Eritrea, Somalia, Mali e Nigeria solo per citare alcuni dei Paesi da dove sono più consistenti i flussi migratori verso l'Italia e l'Europa. Investimenti che restano, per la maggior parte, ben al di sotto degli impegni che vengono pubblicamente presi nei vari summit internazionali e che non vengono, salvo rare eccezioni, rispettati. Ad esempio l'Italia è ancora ferma allo 0,14% del Pil negli investimenti in cooperazione, di contro a un obiettivo assunto che dovrebbe portare il nostro Governo a destinare lo 0,7.

Gli impressionanti dati forniti da Oxfam sono suffragati dall'ultimo rapporto dell'Alto Commissariato Onu per i Rifugiati (Unhcr). Nel mese di giugno (2014), l'Unhcr ha reso noto che il numero di rifugiati presenti al mondo ha raggiunto i 51,2 milioni, un livello mai registrato dai tempi del secondo dopoguerra. Soltanto negli ultimi 12 mesi, l'Unhcr e i suoi partner hanno affrontato cinque vere e proprie crisi umanitarie, definite dal sistema delle Nazioni Unite Emergenze di Livello 3. Le conclusioni a cui è giunto l'Alto Commissario dell'Unhcr, Antònio Guterres, sono il segno dei tempi. Tempi di cecità internazionale, d'indifferenza colpevole, di risorse centellinate.

"Continuo a essere profondamente sconvolto - rileva Guterres - dall'indifferenza di coloro che sono politicamente responsabili per lo sradicamento di milioni di persone dalle loro case. Questi considerano tali movimenti forzati, e l'enorme impatto che comportano su persone, paesi, comunità e intere regioni, come normali danni collaterali delle guerre che conducono. Agiscono nella convinzione che saranno gli operatori umanitari a ricomporre i pezzi. Ma vorrei essere molto chiaro: noi non possiamo più rimediare ai guai causati. Qualcuno deve impedire alla radice che essi si verifichino".

Ma quei 'Qualcuno' - a Washington come a Mosca, a Pechino come nelle più influenti cancellerie europee - hanno altro a cui pensare. Magari, a imbastire nuove guerre. Allargando così ancor di più le fila dell'"esercito dei senza speranza".

top