Fonte: http://vaticaninsider.lastampa.it
25 marzo 2014

Tratta degli schiavi, un crimine silenzioso, in Brasile
di Alver Metalli

In Brasile, “tra il 2005 e il 2011 sono state registrate 475 vittime, nella loro maggioranza adolescenti o donne al di sotto dei 30 anni”

Le cifre globali sono quelle più citate e provengono dall’Organizzazione mondiale del lavoro: 20 milioni di persone nel mondo vivono in situazioni che possono essere equiparate alla schiavitù. Meno conosciuto nelle sue vere dimensioni è il fenomeno su scala nazionale, soprattutto in quei Paesi dove la piaga della tratta è più radicata.

Più che meritorio, dunque, il lavoro di ricerca condotto e  pubblicato dalla rivista Cidade Nova, del Movimento dei Focolari, dedicato al “caso brasiliano”. Il Brasile è anche il paese che quest’anno dedica alla tratta di persone una vasta mobilitazione nazionale guidata dalla Chiesa di questo paese con le parole d’ordine “É para a liberdade que Cristo nos libertou”.

Dall’inchiesta della rivista si apprende che in Brasile, “tra il 2005 e il 2011 sono state registrate 475 vittime, nella loro maggioranza adolescenti o donne al di sotto dei 30 anni”. Scomponendo il totale si vede poi che “337 di esse hanno subito sfruttamento sessuale e 135 sono state vittima di lavoro in schiavitù”. Nei casi scoperti e registrati erano implicati quali paesi-clienti l’Olanda, la Svizzera e la Spagna.

Un aspetto messo in luce nell’inchiesta, e talvolta trascurato quando si tratta di determinare responsabilità o attuare con fini preventivi, è che questo tipo di crimine è praticato nella maggior parte dei casi da persone vicine alla vittima, amici o gli stessi familiari. “I trafficanti sono scolarizzati, seduttori e con un forte potere di convincimento” osserva la rivista.

Ancora una volta sul totale di 140mila donne trafficate con scopi di sfruttamento sessuale in Europa, il 13 per cento proviene dall’America del Sud. “Solo in Brasile sono state identificate 241 rotte di traffico sessuale dirette verso l’Europa” denuncia Cidade Nova.

Uno studio ancora più specifico sulla situazione del Paese sudamericano condotto dall’Ufficio locale che si occupa di diagnosticare il traffico di persone nell’area di frontiera del Brasile evidenzia alcune situazioni peculiari che non si registrano altrove: lo sfruttamento della mendicanza, lo sfruttamento di bambine e bambini in impieghi di servizio domestico e l’uso delle cosiddette “mule” per il trasporto di sostanze illecite da un paese all’altro del continente fino ai punti di smistamento o di imbarco.

Una parte dell’inchiesta è dedicata al lavoro in situazione di schiavitù. “È stata abolita da 120 anni ma continua a essere presente” afferma perentoria la rivista, con il seguito di degrado e malversazioni che l’accompagnano. “Gli schiavi del XXI secolo possono avere pause di riposo, anche dei fine settimana per riunirsi con altri come loro, ma sono schiavi perché rinchiusi in una condizione che non ha una via d’uscita”.

Il codice penale brasiliano sanziona con una detenzione da due a otto anni i responsabili di sfruttamento estremo del lavoro fino alla schiavitù di fatto. Anche così “dal 1995 a oggi – riporta la rivista dei Focolari - 44mila persone sono state riscattate da questa situazione secondo lo stesso Ministero del Lavoro del Brasile”. Ogni anno si registrano in media mille casi di persone in situazione di sostanziale schiavitù dal punto di vista lavorativo.

Un capitolo a parte viene dedicato al traffico di organi, un mercato, afferma Cidade Nova, che muove grandi cifre considerando che il valore di un rene viene valutato sui 200mila dollari. I casi citati nell’inchiesta fanno rabbrividire. “La giustizia federale ha scoperto un traffico di organi che legava Pernambuco all’Africa del sud; le persone vendevano le proprie reni a Recife e gli venivano estratte con una chirurgia effettuata nel paese africano”.

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