http://www.europaquotidiano.it
16 Genn 2014

Le armi chimiche siriane transiteranno da Gioia Tauro. Ma i sindaci non ci stanno
di Lorenzo Biondi

I 60 container contenenti gli agenti chimici siriani non verranno stoccati a terra, ma trasferiti dalle navi provenienti dalla Siria a quella americana dove verrano distrutte. Il ministro Bonino: «È la più grande operazione di disarmo degli ultimi dieci anni»

La voce circolava da stamattina, la conferma l’ha data il governo nell’audizione di oggi pomeriggio davanti alle commissioni esteri e difesa di Camera e Senato: le armi chimiche siriane destinate alla distruzione transiteranno dal porto calabrese di Gioia Tauro.

Il ministro delle infrastrutture Maurizio Lupi ha fornito alcuni dettagli tecnici dell’operazione: si tratterà di sessanta container che verranno trasferiti direttamente dalle navi danesi e norvegesi, in arrivo dalla Siria, alla nave americana Cape Ray, che si occuperà della distruzione degli agenti chimici. I container, quindi, «non verranno stoccati a terra», ma transiteranno da nave a nave. Il termine inglese per definire questo tipo di operazione è trans-shipment.

Lupi ha poi insistito sul fatto che i porti italiani, e Gioia Tauro in particolare, trattano regolarmente agenti chimici «della stessa classe di pericolosità» di quelli provenienti dalla Siria. Dal punto di vista tecnico, quindi, la difficoltà dell’operazione è assolutamente ordinaria.

Ad essere stra-ordinario è il significato politico della vicenda. Il ministro Emma Bonino, nella stessa audizione, ha ricordato che «è la più grande operazione di disarmo degli ultimi dieci anni». Un gigantesco sforzo internazionale, che vede la collaborazione di Stati Uniti, Russia, Cina e di un gran numero di paesi europei. E il direttore generale dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche – il turco Ahmet Üzümcü, anche lui “audito” alla Camera – ha voluto ringraziare l’Italia per il suo «generoso contributo» al successo dell’operazione.

Ma subito si è levata la protesta degli amministratori locali della zona di Goia Tauro, ai quali non sembrano bastare le rassicurazioni del governo. È un’«insensibilità verso il porto», ha detto il presidente della Provincia di Reggio Calabria, l’ex pidiellino Giuseppe Raffa, sostenendo che «l’area di Gioia Tauro è già a grosso rischio perché ci sono insediamenti industriali, come l’inceneritore, che hanno già destato preoccupazioni». Mentre i sindaci della piana di Gioia Tauro annunciano battaglia: «Siamo pronti a mobilitare tutta la piana», ha detto il primo cittadino di San Ferdinando, Domenico Madafferi, dopo un incontro coi colleghi di Gioia Tauro e Rosarno.

Al termine dell’incontro i tre amministratori hanno ipotizzato la chiusura del porto durante il transito delle armi chimiche. Immediata la risposta del ministro Lupi: «Allora occorrerebbe (chiudere il porto) per le operazioni analoghe che vi si svolgono tutto l’anno. Anche in questo preciso momento  a Gioia Tauro si sta lavorando su materiali chimici».

top