United Camps
02/04/2014

L’ospedale “Palestina” ferma le attività nel campo di Yarmouk, era l'unico rimasto attivo, ma l'assedio imposto dal regime siriano l'ha stremato
di Musaab Balchi.
Traduzione e sintesi di Claudia Avolio.

Il direttore dell’ospedale “Palestina” nel campo di Yarmouk ha annunciato che la struttura non può più erogare servizi, dopo oltre un anno d’interruzione dell’elettricità e mancanza di forniture mediche. Non si può contare sulle apparecchiature ospedaliere se manca la corrente elettrica. L’ospedale è legato alla Mezzaluna Rossa e l’uomo che lo dirige ha fatto appello alle parti in conflitto e soprattutto al regime siriano affinché ponga fine all’assedio e lasci entrare le forniture mediche al più presto.

Uno dei paramedici dell’ospedale “Palestina” ha sottolineato che questa è l’unica struttura rimasta attiva da quando l’ospedale Basel e l’ospedale Fayez Halawa sono stati esposti a furti da parte di alcuni dei gruppi armati nel campo e a bombardamenti da parte del regime. “L’assedio imposto dal regime non consente l’accesso di forniture mediche e questo ha portato alla morte di persone che potevano essere salvate,” ha dichiarato l’uomo, aggiungendo: “Ricevevamo ogni giorno molti casi di persone con disidratazione – soprattutto bambini e anziani – ma non avendo integratori alimentari potevamo solo attendere la morte del paziente”.

Dalla sua testimonianza si apprende anche che ormai “non c’è alcun chirurgo o medico specialista nel campo e sono paramedici volontari a gestire la situazione sanitaria di Yarmouk”, in quanto “l’unico medico che lavorava con noi, Ahmad Nawaf al-Hassan, è morto per un colpo di mortaio caduto nei pressi dell’ospedale”. Spiega poi che “all’ospedale giungevano ogni giorno decine di vittime dei bombardamenti e dei cecchini delle forze di regime, oltre a casi di malattie croniche” e tutti i pazienti erano curati “offrendo loro i più semplici metodi di medicamento nel tentativo di salvarne le vite”.

Uno dei volontari che offre assistenza nel campo di Yarmouk ha detto che in assenza di alternative si ritrovano a dover distribuire medicinali scaduti ai pazienti, che danno solo un effetto placebo: “Siamo costretti a farlo e questo dà ai pazienti più una dose di speranza che di principio attivo”. Ha spiegato inoltre che “non ci sono anestetici nel campo, né integratori, né sacche per la trasfusione di sangue o aghi di vario tipo. Le uniche medicine disponibili sono quelle per il fegato, il diabete e le malattie croniche, ma resta il fatto che sono tutte scadute”.

top