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27 luglio 2014

Don’t touch our sisters! basta stupri, basta impunita’!

Considerazioni a margine della vicenda che ha visto una giovane donna stuprata da due militari U.S.A.

Come è ormai noto alle cronache locali e non, alcuni giorni fa si è registrato a Vicenza l’ennesimo stupro ai danni di una giovane donna, di professione sex worker, che, dopo aver concordato prestazioni sessuali con due militari U.S.A., è stata portata nella periferia industriale della città e qui violentata e picchiata per ore, con tale violenza che la ragazza, dopo aver rischiato un aborto, a distanza di due settimane ancora non si regge in piedi.
A seguito della vicenda, i compagni e le compagne di Vicenza hanno organizzato un sit in di protesta davanti alla Caserma Ederle, sottoscritto da diverse realtà di movimento e di sinistra della città, a cui hanno aderito in tant* per dire basta agli stupri e basta all’impunità dei soldati U.S.A. a danno delle vittime delle numerose violenze perpetrate nel territorio vicentino.
Anche il Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute, rappresentato da Pia Covre, è intervenuto sulla questione con un comunicato stampa e offrendo supporto alla difesa legale della giovane donna.
Pare, dalle ultime notizie apparse sui giornali, che i due militari saranno processati in Italia, contrariamente alla prassi che vede gli Stati Uniti pretendere l’affidamento in patria dei procedimenti legali a carico dei militari, mancando, di conseguenza, un esito certo delle vicende giudiziarie ed il risarcimento in favore delle numerose vittime.
La vicenda è paradigmatica e si presta ad essere analizzata sotto diversi profili: il sessismo razzista dei media, il fallimento delle politiche securitarie e contro la prostituzione e la militarizzazione di un territorio stuprato dalla presenza a stelle e strisce.
Siamo purtroppo abituati alla rappresentazione grottesca dei media, avvezzi a veicolare i linguaggi razzisti e sessisti che sia la destra che la sinistra istituzionali hanno imposto all’opinione pubblica.
Per quanto la vicenda abbia avuto una certa visibilità sulla stampa locale, registriamo ancora una volta lo stigma a cui è soggetta questa ragazza, definita sistematicamente “la lucciola” o “la prostituta rumena”, con toni e parole che ben poco hanno di solidale contro lo stupro che questa donna è stata costretta a subire. Per non parlare del vomitare contorto e pretestuoso di una parte dell’opinione pubblica, che ha puntato immediatamente il dito contro la ragazza, “colpevole” di essere incinta e di prostituirsi, e sugli stranieri, che “sfruttano le donne costringendole alla prostituzione”.
Da una parte, dunque, la solita criminalizzazione della donna che ha subito violenze - sia mai che una donna perbene se ne stia per strada al sesto mese di gravidanza, è una puttana e ha corso il suo rischio -, aggravata dal linguaggio sessista dei giornali più volte denunciato dalle compagne che si occupano di machismo e sessismo nel linguaggio dei media mainstream; dall’altra l’ennesima criminalizzazione dell* stranier*, che la presenza decennale della Lega Nord nel luoghi della politica ha alimentato e ricondotto ad una sorta di dna tipico di una parte del substrato culturale veneto.
Ma c’è di più. Come opportunamente sottolineato da Pia Covre nel suo comunicato, lo stupro subito da questa sex worker è anche frutto delle politiche di esclusione messe in atto da numerose amministrazioni comunali, tra cui quella vicentina, contro prostitute, senza fissa dimora e altre categorie sistematicamente marginalizzate da ordinanze securitarie, pericolose e bigotte.
Se da una parte va detto che il Sindaco di Vicenza si è attivato col Ministro della Giustizia per far sì che anche questo procedimento non venga trasferito presso la giurisdizione U.S.A., dall’altra non si può dimenticare che lo stesso Sindaco ha fortemente voluto e più volte reiterato ordinanze lesive dei diritti e della dignità delle sex workers che lavorano nel territorio vicentino.
Già negli anni passati i/le compagn* di Vicenza sono intervenuti contro le politiche securitarie dell’amministrazione cittadina, che attraverso ordinanze e regolamenti di polizia comunale relega le prostitute ai margini della città, in zone poco sicure, dove queste donne vengono sovente stuprate, picchiate e derubate, come se fossero corpi di serie B, persone indesiderate e prive di qualsivoglia possibilità di tutela.
Ribadiamo, dunque, ancora una volta la nostra contrarietà alle politiche securitarie, razziste, sessiste che marginalizzano le soggettività eccedenti, qualunque esse siano, e mettono a rischio i corpi e la dignità de* sex workers, alla faccia della tanto sbandierata sicurezza!
E’ necessario, infine, inscrivere questa vicenda nell’assetto territoriale che Vicenza ha subito in seguito all’installazione della nuova base militare Dal Molin (ribattezzata Del Din), lungamente osteggiata da una moltitudine conflittuale e determinata di compagn* e cittadin* vicentin* e non.
Questa occupazione è un vero e proprio stupro del territorio vicentino, una violazione del diritto all’autodeterminazione delle comunità resistenti, della sovranità e della dignità delle persone che in questi anni hanno rivendicato il diritto ad una Vicenza – bene comune libera dalle servitù militari.
Troppo spesso assistiamo all’imperialismo politico e individuale dei militari U.S.A., che si aggirano per la città come se fosse un resort o un luna park, picchiando, stuprando, danneggiando altre vite, abbruttiti da tante guerre che hanno fatto del male anche a loro, ma che hanno scelto consapevolmente di attraversare.
Troppo spesso abbiamo assistito alle immediate richieste dell’esercito americano affinchè i procedimenti conseguenti ai reati commessi da militari U.S.A. siano affidati alla giurisdizione americana, richieste prontamente accolte (si parla di 91 procedimenti su 113) dalle autorità italiane, asservite per criteri di convenienza politica, più che per rispetto del Trattato del Nord Atlantico e delle altre Convenzioni attuative, dal momento che i reati compiuti a Vicenza sono comuni e non legati all’esercizio delle funzioni militari.
La Vicenza che non si vuole asservire al dominio della presenza militare U.S.A. vorrebbe intraprendere alcune richieste formali ai vertici delle istituzioni comunali e militari, perché si prendano in carico il dovere di prevenire e risarcire siffatti episodi di violenza.
Non vogliamo prigioni, non vogliamo speculazioni repressive sui corpi delle donne, né ronde forcaiole o politiche securitarie e paternalistiche che in nome della donna vittimizzata sottraggano ancora una volta dignità e autodeterminazione alle scelte delle donne.
Vogliamo educazione, prevenzione e risarcimento per le vittime degli stupri e delle violenze!
Se ne toccate una, ci toccate tutte e tutti!

Assemblea Permanente We Want Sex
C.S. Bocciodromo
Q-Generation

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