Ci vediamo tutti e tutte in piazza, Venerdì 12 dicembre, alle ore 8.00 nel piazzale della Stazione a Vicenza.


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9 dicembre 2014

Vicenza non vuole essere ostaggio delle servitù militari

Vicenza ritorna ad essere oggetto delle cronache nazionali ma come spesso accade non per notizie positive, tutt’altro. Anche questa volta il protagonista in negativo è un militare statunitense, Jerelle Lamarcus Gray, lo stesso che qualche mese fa insieme a un suo commilitone, ha stuprato una prostituta in cinta. Questa volta è evaso dal Dal Molin, dove si trovava ai domiciliari, e ha aggredito e picchiato tre donne di cui ancora una in cinta. In preda ad uno stato di delirio è stato poi condotto in carcere e ora a quanto pare rischia la divisa a stelle e strisce.

Non è il primo e purtroppo non sarà l’ultimo episodio del genere che vede come protagonista un soldato USA che peraltro rimane sempre nell’impunità. La nostra città con sempre più frequenza sta vivendo gli effetti devastanti che la presenza dei siti militari sta causando in città. Come volevasi dimostrare il problema non è l’ebola che le forze di estrema destra vorrebbero usare strumentalmente ai fini di propaganda politica. I problemi sono altri; stupri e violenze commesse dagli uomini in divisa come Gray oppure la devastazione idrogeologica del territorio. Infatti il Parco della Pace è continuamente allagato, anche in periodi di bel tempo e non potrebbe essere altrimenti visto che sono stati piantati migliaia di piloni di cemento su una delle falde acquifere più importanti del Nord. Il problema di quel luogo, liberato grazie alla mobilitazione dei vicentini, non sono solo le bombe della Seconda Guerra Mondiale ma l’impraticabilità del terreno dovuta proprio alla costruzione del Dal Molin.

Venerdì 12 dicembre in tutta Italia ci sarà lo sciopero generale proclamato dai sindacati confederali. Migliaia di studenti, precari, lavoratori, cittadini in lotta per la casa, i diritti e contro le grandi opere scenderanno in piazza. Crediamo sia fondamentale per tutti quelli che attraversano le battaglia contro le servitù militari partecipare a questa giornata di mobilitazione. Qualche giorno fa, esattamente il 4, dicembre la Commissione Difesa della Camera ha approvato l’acquisto di quindici navi militari, dotate di ogni tipo di armamento, che ci costerà 5,4 miliardi di euro. Questo programma si aggiunge ad uno precedente di dieci anni fa e che costa circa 5 miliardi di euro. Si tratta di risorse che vengono sottratte al fondo per lo sviluppo economico, come se investire in armi e guerra fosse un elemento essenziale della crescita del paese. Non scordiamoci poi i 13 miliardi che saranno spesi per i tanto contestati arerei F35.

Sono questi i motivi che ci spingono ad essere presenti come protagonisti nella giornata di sciopero. Non possiamo accettare che di fronte all’emergenza abitativa, alla mancanza di lavoro e di reddito, alla sottrazione di fondi per l’istruzione e la ricerca vengano invece spesi decine di miliardi di euro, anche se spalmati in più di dieci anni, per la guerra. Allo stesso modo non accettiamo che la nostra città sia costretta a pagare costantemente l’alto costo sociale, politico, ambientale, economico e della mancanza di democrazia che le basi militari impongono.

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