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17/12/2015

 

Patriarca latino di Gerusalemme: la Misericordia "è il rimedio a mali, guerre e violenze"

 

Nel messaggio di Natale mons. Fouad Twal ricorda l’anno giubilare, che rende “visibile al mondo la tenerezza e la vicinanza di Dio”. Essa è un “atto politico” che si oppone “alla violenza, all’oppressione, all’ingiustizia”. Le celebrazioni del Natale meno appariscenti, a favore di un “approfondimento spirituale”. Alberi e luci spente 5 minuti per ricordare le vittime del terrorismo.

 

Il Giubileo della Misericordia inaugurato da papa Francesco l’8 dicembre scorso è “il rimedio ai mali del nostro tempo”, perché “attraverso di essa rendiamo visibile al mondo la tenerezza e la vicinanza di Dio”. È quanto ha sottolineato il patriarca latino di Gerusalemme, sua beatitudine Fouad Twal, nel messaggio di Natale rivolto alla comunità cristiana di Terra Santa. La misericordia, avverte, “non si limita alle relazioni individuali”; essa riguarda anche “tutti i settori della vita pubblica (politico, economico, culturale, sociale), a tutti i livelli (internazionale, regionale e locale) e in tutte le direzioni (tra Stati, popoli, etnie, religioni e confessioni religiose)”.

Il patriarca latino ricorda che la misericordia “è un atto politico per eccellenza”, che si oppone “alla violenza, all’oppressione, all’ingiustizia e allo spirito di sopraffazione”. In questo anno giubilare, aggiunge, “invitiamo i pellegrini a visitare la Terra Santa” senza paura alcuna, perché “malgrado la situazione tesa […] i loro itinerari sono senza rischi. Anzi, sono rispettati ed apprezzati”. 

Egli rilancia al contempo il “valore fondamentale dell’educazione” contro le violenze, ricordando “l’aspra lotta” condotta dalle scuole cristiane di Israele contro i tagli decisi dal governo. E sottolinea l’attualità del documento Nostra Aetate a 50 anni dalla pubblicazione, “il testo - afferma - probabilmente più rivoluzionario del Concilio Vaticano II, che ha posto le basi del dialogo tra Chiesa e religioni non cristiane”.

Introducendo le celebrazioni del Natale, sua beatitudine spiega che “la situazione attuale ci suggerisce di limitare gli aspetti più appariscenti delle celebrazioni”, a favore di “un approfondimento del loro significato spirituale”. Per questo egli invita ogni parrocchia “a spegnere per 5 minuti le luci dell’albero di Natale, in segno di solidarietà con tutte le vittime della violenza e del terrorismo”. E al tempo stesso, la Messa di Natale “sarà offerta per le vittime e i loro familiari” perché possano “riprendere coraggio e avere parte della gioia e della pace del Natale”. 

La nascita di Gesù, prosegue Twal, è la “festa della Luce che splende nella notte, festa della Gioia, della Speranza e della Pace”. Riprendendo le parole di papa Francesco, egli ricorda però che “il mondo continua a fare la guerra”. La famosa “Terza guerra mondiale a pezzi” di cui parla il pontefice argentino e che - avverte il patriarca - “si svolge sotto i nostri occhi, a partire dalle nostre regioni”.

“Siamo stanchi di questo conflitto - afferma - e di di vedere la Terra Santa insanguinata”. Per questo egli rivolge un appello “ai capi israeliani e palestinesi” perché diano “prova di coraggio, e di operare per una pace stabile fondata sulla giustizia”. Nel contesto attuale si è diffusa una “minaccia terroristica senza precedenti”, basata su una “ideologia mortifera, fondata sul fanatismo e l’intransigenza religiosa”. Essa ha colpito “il Libano, la Francia, la Russia, gli Stati Uniti, ma tormenta da anni l’Iraq e la Siria”. “Queste terribili guerre - conclude il patriarca Twal - sono alimentate dal commercio di armi, che coinvolge numerose potenze internazionali”; ma “la risposta militare e l’uso della forza non possono risolvere i problemi dell’umanità”. 

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