New Eastern Outlook

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22/07/2015

 

NATO e occidente sono diventati irrilevanti

F. William Engdahl 

Traduzione di Alessandro Lattanzio

 

Il duplice vertice svoltosi ad Ufa in Russia ai primi di luglio, erano tutt’altro che di routine. In effetti sarà visto dagli storici futuri come l’evento che segnò il declino definitivo dell’egemonia globale della civiltà europea e nordamericana. Non è un piccolo evento nella storia umana, ma il più significativo cambio dei rapporti economici mondiali dalla quarta crociata nel 1204, quando la Repubblica di Venezia emerse come potenza mondiale dopo il brutale assedio e saccheggio vergognoso di Costantinopoli che segnò la fine dell’impero bizantino. Prima uno sguardo a ciò che è accaduto. La Russia ha ospitato due vertici delle emergenti organizzazioni alternative, la riunione annuale dei Paesi BRICS, così come la riunione annuale della Shanghai Cooperation Organization. Il loro grande significato è stato del tutto oscurato dai media occidentali come il New York Times. In primo luogo guardiamo ai risultati della riunione BRICS cui Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa sono Stati aderenti. I BRICS hanno formalmente avviato la loro New Development Bank (NDB) con sede centrale a Shanghai, centro bancario e finanziario della Cina e una filiale in Sud Africa al servizio della regione africana. Opera esplicitamente in alternativa al dominio dal 1945 di FMI e Banca Mondiale, cuore del sistema del dollaro di Washington. Ha avuto contributi dagli Stati aderenti per 50 miliardi di dollari, soprattutto per i progetti infrastrutturali, non esclusivamente negli Stati BRICS. Così hanno creato un fondo di difesa finanziario da 100 miliardi, il cosiddetto Contingent Reserves Arrangement, in caso di attacchi speculativi come quelli lanciati da Washington con il Quantum Fund di Soros nel 1997 per distruggere le economie delle tigri asiatiche. La banca NDB viene attivata un anno dopo l’ultimo vertice BRICS, che ne accettava la creazione, e il vertice annunciava che i primi progetti infrastrutturali approvati inizieranno nel 2016. Questo è un testamento impressionante della reciproca volontà di creare un’alternativa a Fondo monetario internazionale e Banca mondiale controllati da Washington dove hanno sede. In particolare i BRICS hanno deciso per la prima volta d’istituire una cooperazione formale con i dirigenti dell’Unione economica eurasiatica di Russia, Bielorussia, Kazakistan, Armenia e Kirghizistan. Così hanno deciso di incontrare i leader della Shanghai Cooperation Organization (SCO) di Russia, Cina, Kazakistan, Kirghizistan, Russia, Tagikistan e Uzbekistan.

 

La SCO aggiunge una maggiore dimensione alla sicurezza

Da parte loro, le nazioni della SCO, Organizzazione per la cooperazione di Shanghai, oltre ad ammettere formalmente India e Pakistan hanno deciso di aumentarne il ruolo nella lotta al terrorismo nella regione. La SCO fu fondata nel 2001, originariamente per risolvere i conflitti di confine tra Cina, Russia, Uzbekistan, Kirghizistan e Kazakistan negli anni dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica. Ora subisce una metamorfosi organica divenendo qualcosa di molto diverso e, in combinazione con la rete ferroviaria ad alta velocità della Cintura economica della Nuova Via della Seta della Cina che incrocia in Russia ed Eurasia, poteziando economicamente la regione, la cui crescita nel prossimo secolo farà impallidire qualsiasi cosa possano fare le economie occidentali dell’OCSE cariche di debito. Quest’anno i membri della SCO hanno ammesso Pakistan e India come membri a pieno titolo, una mossa che mina 70 anni di geopolitica anglo-statunitense nel subcontinente indiano, portando i due acerrimi nemici nel forum dedito a risolvere diplomaticamente i conflitti di frontiera. La dichiarazione di Ufa dei BRICS ha anche sottolineato l’importanza di riaffermare la Carta delle Nazioni Unite e condannato l’intervento militare unilaterale, chiaro riferimento a s’indovini chi? L’allargamento che include India e Pakistan nella SCO eurasiatica ha enormi implicazioni per la rete ferroviaria ad alta velocità della Cintura economica della Nuova Via della Seta della Cina e potenziali oleogasodotti nell’Eurasia. Significativamente, con l’amministrazione Obama che vuole usare l’Iran contro Russia e Cina, firmando il recente accordo nucleare a 6 di Ginevra, il presidente iraniano Hassan Rouhani ha frequentato i vertici BRICS/SCO ed ha avuto colloqui privati con il presidente russo Vladimir Putin. Teheran probabilmente aderirà alla Shanghai Cooperation Organization dopo la fine dell’embargo, forse già nel 2016, qualcosa che darà alla SCO una presenza importante in Medio Oriente. La revoca prevista delle sanzioni economiche all’Iran, potrà significare un enorme approfondimento economico dello spazio economico eurasiatico da Shanghai a San Pietroburgo a Teheran e oltre, scenario da incubo degli attori geopolitici degli Stati Uniti come Zbigniew Brzezinski e Henry Kissinger. In particolare, la dichiarazione finale dei BRICS ha anche promesso maggiore cooperazione nella lotta al terrorismo e sui problemi di sicurezza degli Stati membri. Ciò si sovrappone all’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO) creata dalla Russia nel 1992 dopo il crollo dell’Unione Sovietica, per fornire una parvenza di sicurezza dai dilaganti mujahidin afghani, scimmiette pagate della CIA per “istigare” (secondo lo stesso Brzezinski) gli Stati ex-sovietici con grandi popolazioni musulmane dell’Asia centrale, in particolare Azerbaigian e Caucaso. Oggi la CSTO emerge come una molto più seria organizzazione e mezzo tramite cui la Russia può legittimamente fornire direttamente sicurezza agli Stati più deboli dell’Unione economica eurasiatica, come Kirghizistan o Armenia, bersaglio di nuove rivoluzioni colorate sponsorizzate dagli USA per diffondere il caos nel nascente spazio economico eurasiatico. Ciò che è degno di nota del vertice BRICS-SCO-UEE ospitato da Putin ad Ufa, città russa di un milione di abitanti ai piedi degli Urali e vicina al Kazakistan, è non solo l’armonizzazione tra le tre grandi organizzazioni. E’ anche il fatto che la Russia sia l’unico aderente a tutti e tre, facilitandone l’armonizzazione degli obiettivi strategici. Inoltre gli Stati membri hanno tutti la necessità di essere pienamente indipendenti dal mondo del dollaro e dall’illegittima farsa dell’euro della moribonda Unione europea. Come Saker ha sottolineato in un pezzo recente, “la lista completa dei membri di BRICS/SCO sarà come questa: Brasile, Cina, India, Kazakistan, Kirghizistan, Pakistan, Russia, Sud Africa, Tagikistan e Uzbekistan. Il BRICS/SCO dunque includerà 2 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e 4 Paesi dotati di armi nucleari (solo 3 Paesi della NATO hanno armi nucleari!), che rappresentano un terzo della superficie terrestre del mondo, producono 16000 miliardi di dollari di PIL e hanno una popolazione di 3 miliardi di persone o la metà della popolazione globale”. La nuova architettura dell’Eurasia si forma con cui, se ci pensano le nazioni dell’UE, soprattutto Germania, Francia e Italia, potrebbero beneficiarne enormemente collaborandovi. Eppure, qual è la risposta di Washington e dei “vassalli” europei della NATO, per usare il termine di Brzezinski?

 

La risposta della NATO di Washington

La risposta di Washington e NATO a tutto questo è tetra e patetica, per usare un eufemismo. Il nuovo candidato di Obama a presidente dei Capi di Stato Maggiore, generale del Corpo dei Marines Joseph Dunford, ha dichiarato la Russia maggiore minaccia degli Stati Uniti nella sua testimonianza al Congresso di alcuni giorni fa. Dimenticando la “minaccia esistenziale” del SIIL, l’organizzazione che le intelligence di Stati Uniti ed israeliana hanno creato per diffondere caos, Dunford ha dichiarato: “Se si vuole parlare di una nazione che potrebbe costituire una minaccia esistenziale per gli Stati Uniti, indico la Russia”. La cosa allarmante è che non c’è stato alcun pigolio di protesta sui blog a parte le osservazioni dell’ex-congressista Ron Paul e di pochi altri. Il tam tam bellicoso batte sempre più forte sul Potomac in questi giorni. La rabbia di guerra a Washington va oltre il solo generale. Il Pentagono ha appena rilasciato la sua strategia militare per gli Stati Uniti 2015. L’attenzione chiaramente trascura gli “attori non statali”, come SIIL quale maggiore minaccia agli Stati Uniti, e si concentra sugli “attori statali” che “violano le norme internazionali”. Il documento strategico del Pentagono cita Russia, Cina, Iran e Corea democratica come le peggiori minacce. Ciò che non ammette è la “minaccia” all’egemonia della sola superpotenza Stati Uniti che insiste che la sua volontà sia l’unica valida essendosi auto-nominati custodi di “democrazia” e “diritti umani”, il loro Nuovo Ordine Mondiale come George Bush senior disse nel 1991. Sul fronte economico, ciò che emerge nella vasta Eurasia è il maggiore investimento per infrastrutture fisiche, che a sua volta crea nuovi mercati da cui oggi le regioni remote della Siberia o la Mongolia rimangono praticamente isolate. Al contrario, la Washington di Obama, una volta-egemone, si dispera e riesce ad offrire solo il segreto patto di libero commercio dominato dagli Stati Uniti, il Trans-Pacific Partnership (TPP), agli Stati asiatici, eccetto la Cina, per cercare di contenere la Cina economicamente, e il partenariato transatlantico commerciale e degli investimenti (TTIP) che offre lo stesso vicolo cieco geopolitico alle economie dell’UE. Entrambe le proposte sono un disperato tentativo degli strateghi di Washington e dei loro sostenitori delle multinazionali agro-alimentari, come Monsanto, o farmaceutici, per dominare il commercio e la finanza mondiali.

Proprio come un individuo può disperarsi per un trauma, è possibile che intere nazioni, anche grandi e apparentemente potenti come gli Stati Uniti d’America, siano disperate. Una volta che una nazione si dispera, perde la capacità di agire per il bene. Ciò descrive tragicamente gli USA di oggi. Un lento processo di marcescenza interna, come l’impero romano nel III e IV secolo d. C. Marcescenza cresciuta per decenni. Ci sono stati molti eventi cruciali che il popolo ha lasciato passare senza agire. Uno di questi, da più di un secolo, è il Congresso degli Stati Uniti che ha ceduto la responsabilità costituzionale di controllo dell’emissione di moneta, consegnandola a una cabala privata di banchieri di Wall Street, chiamata Federal Reserve. Un altra la perfidia degli USA fu trasformare l’ex-alleata Russia nel “nuovo Hitler” in modo che lo Stato della sicurezza nazionale di Nelson Rockefeller, con la CIA, potesse essere costruito per giustificare la svalutazione della Costituzione degli Stati Uniti. Un altro fu la decisione, beh, forse potete scegliere voi, dato che ce ne furono tanti, apparentemente minori ma come totalità furono tossici per il genuino rispetto della vita umana e della libertà individuale. Poi, dopo gli eventi dell’11 settembre 2001, la nazione fu paralizzata dalla paura, restando in silenzio mentre il Bill of Rights fu gettato nel tritadocumenti da George W. Bush sotto il nome ingannevole di Patriots Act ed altre leggi da Stato di polizia. Una volta che un popolo, un tempo meraviglioso come quello statunitense. perde tutto ciò che ha fatto di buono, ci vuole decisa consapevolezza e determinazione per riconquistare quella bontà. Il primo passo essenziale è prendere coscienza di ciò che c’è di malvagio nel popolo di oggi. Non è colpa di David Rockefeller, George HW Bush, Bill Gates, Hillary Clinton o Jeb Bush. E’ colpa nostra noi e loro ne hanno approfittato. Dobbiamo cominciare da qui se vogliamo prenderci sul serio di nuovo come nazione e come popolo. Vederci come “vittime” a prescindere da cosa o chi, è come letteralmente finire in un vicolo cieco.

 


F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook” .

 

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