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Giovedì, 30 Luglio 2015

 

Lo Spirito Agile della NATO in Georgia. La Russia e l’altra faccia delle guerre sul Mar Nero

di Alessia Chiriatti

 

L’annuncio era stato dato già lo scorso febbraio, a Bruxelles: ora il programma NATO di lanciare una missione militare in Georgia, nel sud del Caucaso, si è realizzato. L’8 luglio è così partita “Agile Spirit”, l’operazione che vede scendere sul campo sei battaglioni provenienti da altrettanti paesi diversi: Stati Uniti, Bulgaria, Romania, Lituania, Lettonia e naturalmente il 42esimo da Tblisi.

Secondo quanto riportato dall’agenzia RIA Novosti, l’addestramento è ufficialmente iniziato durante i primi giorni di luglio, per proseguire per tutto il resto del mese, e vede il coinvolgimento di 220 riservisti del corpo della marina statunitense. Teatro delle esercitazioni è la cittadina di Vazianim, a soli 25 chilometri dalla capitale georgiana: insieme alla vicina Gudauta, è stata una base aerea molto importante, sia nel periodo sovietico che in quello post guerra fredda, fino a quando le forze di Putin non si decisero di ritirarsi nel 2011 dopo la firma dell’accordo con l’Unione Europea per la riduzione degli armamenti.

 

Questa nuova missione in Georgia segue la linea di quanto preannunciato durante il summit di settembre 2014 in Galles: è nelle parole dell’ex Segretario Generale della NATO Anders Fogh Rasmussen che si trova la genesi dell’operazione Agile Spirit, accanto alla fondazione di un centro di valutazione con il paese del sud del Caucaso, previsto anche dal già vigente Substantial NATO-Georgia Package. Tutte misure, dunque, utili a rafforzare la difesa della repubblica di Tblisi e l’interoperabilità con l’alleanza. Durante il discorso di apertura di Agile Spirit pronunciato proprio l’8 luglio, il maggiore generale Kapanadze ha rimarcato come “i soldati georgiani hanno preso parte in molte operazioni internazionali e stanno continuando a contribuire alla pace globale accanto ai nostri partner. La nostra cooperazione è più che solo una partnership. E’ una fratellanza armata”, ha dichiarato ad Agenda.

L’orizzonte NATO dimostra così di provare a rinvigorirsi con uno sforzo multi-direzionale: già dopo lo scoppio della guerra dei cinque giorni in Ossezia del Sud nell’agosto del 2008, l’Alleanza aveva affermato che la Georgia sarebbe entrata a far parte della NATO, eventualità nella quale Tblisi sperava da tempo, investendo materialmente nelle missioni del Patto Atlantico. Il problema del ritardo dell’effettiva adesione sta nell’attuale regolamento dell’Alleanza, che non prevede l’ingresso da parte di nazioni ancora coinvolte in dispute territoriali non risolte. I nodi da sciogliere sono infatti gli status delle repubbliche de facto autoproclamatesi indipendenti di Abkhazia e Ossezia del Sud, che la Georgia considera parte del proprio territorio, quando per la Russia sono “libere” dal 2008. Ma i tentativi georgiani di aderire allo spazio europeo continuano con progressione: dopo essere entrata a far parte del programma Partnership for Peace, nel 1994, e dopo la Rivoluzione delle Rose nel 2003, la cooperazione bilaterale tra Georgia e NATO è sempre stata più profonda. Lo scorso dicembre, Tblisi ha poi ratificato l’accordo per partecipare a Sostegno Risoluto, la missione NATO in Afghanistan, iniziata a gennaio 2015 e diretta erede dell’ISAF. Ma c’è chi in realtà crede che non ci sia una realistica possibilità per la Georgia di entrare a pieno titolo nei prossimi anni nella sfera occidentale. Infatti, è molto più facile che la Georgia incrementi i suoi rapporti con Mosca, soprattutto per ragioni economiche, o ancora con altri paesi della sua sfera regionale, Turchia inclusa.

Agile Spirit arriva però proprio a rinvigorire il disappunto della Russia sulle possibili ingerenze NATO nel suo cortile di casa. Il vice Ministro degli Affari Esteri russo, Sergei Ryabkov, non ha perso tempo nel sottolineare quanto la promessa dell’Alleanza di rendere la Georgia un suo membro sia una delle decisioni tra le più distruttive per la sicurezza dell’Unione Europea. Queste esercitazioni militari in Georgia sono viste come il sintomo di un atteggiamento minaccioso da parte della repubblica ex sovietica nei confronti di Mosca, che considera la Georgia come un paese promotore di un attacco ingiustificato attacco in Ossezia del Sud nel 2008, che ha portato alla morte di 12 peacekeeper russi e un conflitto militare tra Russia e Georgia. Dalla Russia Agile Spirit è dunque considerata come un falso pretesto per farla muovere a mostrare un atteggiamento aggressivo, accompagnato poi da una retorica non amichevole e maliziosa. “Non stiamo minacciando nessuno e cerchiamo di risolvere tutte le situazioni di conflitto attraverso un linguaggio politico, con rispetto per la legge internazionale e gli interessi delle altre nazioni”, ha dichiarato a tal proposito il presidente Putin, sottolineando che la Russia necessita di una forte, moderna ed adeguata forza militare per controbattere alle sfide che “non possiamo ignorare”. Ma le promesse e le buone intenzioni di una Russia vicina e alleata sembrano svanire, una volta che Tblisi confronta la sua posizione con quella della vicina Ucraina: un destino comune sulla stessa rotta, petrolifera e non solo, del Mar Nero, sempre in bilico tra il vecchio “orso” russo e la “nuova” democrazia occidentale.

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