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01 novembre 2015

 

Tutto ha inizio con una fuga.

 

È l’alba del 28 gennaio 1950. “Come in un romanzo” Pasolini lascia la friulana Casarsa e fugge con la madre verso Roma. Denunciato per corruzione minorile e atti osceni in luogo pubblico, allontanato dall’insegnamento, espulso dal Pci, è oggetto di disprezzo e di attacchi che non lasciano scelta.

Un treno “lento come un merci” attraversa la pianura friulana coperta da un “leggero e duro strato di neve”. È così che il poeta si congeda dall’amata terra materna, dalla sua giovinezza, dal mondo innocente, da quell’Eden fuori dalla storia, sogno e insieme vita, mito reale. È qui che Pasolini è vissuto, dapprima in estati di vacanza, stabilmente dal 1943 fino a quell’alba del 1950.

Ed è in Friuli, patria d’elezione, di passione ideologica, artistica e sentimentale, che emergono in nuce esperienze e riflessioni poi scandagliate in tanta parte della sua produzione. Un amore a lungo ricambiato dalla variegata comunità friulana con cui il giovane Pasolini entra in contatto, un percorso intenso di studi, incontri, amicizie e attività: la fondazione dell’Academiuta di lenga furlana e quella dello Stroligut di ca da l’aga, le prime esperienze d’insegnante quando a Versuta, al culmine della guerra e insieme alla madre, improvvisa una piccola scuola di fortuna, rivolta ai figli dei contadini. E quella esperienza, insieme alle altre che seguirono, rivelano il senso del suo insegnamento: “Può educare solo chi sa cosa significa amare”.

Pedagogo per tutta la vita, uno degli ultimi, insieme a Giorgio Caproni e a don Lorenzo Milani.

Finita la guerra, dal ’47 al ’49, l’insegnamento nella scuola media di Valvasone: “insegnante mirabile” per il preside, per i suoi allievi indimenticabile professore e amico:

Nei due anni che passammo con lui fummo i più ricchi e fortunati allievi del nostro Friuli. Piano piano egli ci condusse per mano nell’immensa steppa di Anton Cecov, piena di solitudine e tristezza […] Con lui attraversammo l’oceano Atlantico per fermarci commossi e pensosi nel piccolo cimitero di Spoon River, scendemmo nel profondo sud per riscaldarci ai canti degli Spirituals negri. Ci fece amare Ungaretti, Saba, Montale, Sandro Penna, Cardarelli, Quasimondo […]

All’improvviso, tutto cambiò.

Era il 30 settembre del 1949, il Friuli di Pasolini, il sogno di pienezza poetico-politica si spezzò. In località Ramuscello, dentro un boschetto.

Fu l’amico scrittore Paolo Volponi a interpretare quel che accadde, rilevandone, nella brevità della nota, un unico aspetto, quello omosessuale:

Era amato da tutto il paese, considerato veramente un piccolo profeta. Ma improvvisamente è esploso il dramma della sua vita. Allora tutto il paese, che lo aveva amato moltissimo, insorse sconvolto e furente contro di lui.

Ma di quella emarginazione, di quella fuga disperata nel gelo di un mattino, di quelle accuse Pasolini conosceva tutte le sottese motivazioni, assai più profonde di quelle che gli venivano imputate, e da cui alla fine venne assolto.

Eppure a quel tempo perduto, a quel tempo “terso nella memoria”, a “quel paese di temporali e di primule”, Pasolini di continuo farà ritorno. Era amore per il mondo dei suoi avi, amore di terra lontana, mito di una società pre-capitalistica, intrisa di religiosità primitiva e autenticità incontaminata. Era amore per l’umanità innocente che lavora e vive in un paesaggio incantato, nei suoi profumi, nella dolcezza dei suoi campi, tra l’azzurro del cielo, e “le case azzurre di luce”. Un tempo eterno perché sempre ritorna.

 

 “Su Pier Paolo Pasolini è stato scritto tutto”, esordisce Luciana Capitolo introducendo il volume. “Gianfranco Contini per primo ne segnalò la grandezza recensendo la raccolta Poesie a Casarsa. Da allora, era il 1943, fino ai giorni nostri critici insigni di tutto il mondo ne hanno studiato e analizzato le opere. Io non sono una critica, e nemmeno una scrittrice di professione. Sono un’insegnante in pensione che si occupa di didattica, oggetto di alcune pubblicazioni.

Il mio, dunque, vuole essere solo un racconto, e nasce dall’amore per Pasolini che ha radici lontane, per aver trascorso la prima giovinezza nella sua terra friulana, per aver abitato, dai tempi dell’Università, a Monteverde, nella sua stessa palazzina, e proprio negli stessi anni. Una comunità di scrittori viveva allora in quei luoghi. Ma è soprattutto attraverso Pasolini che il quartiere ha trovato una sua identità letteraria, perché nei due romanzi romani, e so­prattutto attraverso la poesia, nel corpo fisico di Monteverde lo scrittore osserva e indaga il dramma delle mutazioni antropologiche e culturali, le stesse che lentamente attraversavano l’intera società, destinata a perdere la sua purezza originaria per precipitare nella Nuova Preistoria.Così il racconto centrato su Monteverde ha preso un respiro più ampio ed è diventato un punto di avvio per una riflessione più profonda”.

 

A 40 anni esatti dalla morte di Pasolini, avvenuta il 2 novembre 1975, questo libro ripercorre le tappe più significative del suo percorso artistico e personale. Attraverso il rapporto con la città di Roma e soprattutto con il quartiere di Monteverde, a contatto con personalità del calibro di Attilio Bertolucci e suo figlio Bernardo, Carlo Emilio Gadda e Giorgio Caproni, il poeta indaga il dramma delle mutazioni antropologiche e culturali che percorrono l’intera società italiana. La consapevolezza delle trasformazioni prodotte dal Neocapitalismo porteranno negli anni Pasolini a un pessimismo sempre più cupo nel susseguirsi delle sue opere fino all’incompiuto Petrolio e a Salò, l’ultimo film, straziante metafora del nuovo potere che s’impossessa di corpi e anime. Il messaggio di speranza del poeta sembra allora affidato a un umile verso: “un giorno nei secoli tornerà aprile…

 


Luciana Capitolo. Dopo la laurea in Lettere ha insegnato in diversi licei di Roma. Tra i progettiscolastici da lei diretti ricordiamo “Mafia e Memoria” e, insieme alla Fondazione Bellonci, “Invito alla lettura, Giuria- Giovani, Premio Strega”. Da sempre studiosa di Pasolini e “monteverdina doc”, in collaborazione con il Municipio XII della capitale ha pubblicato: Pier Paolo Pasolini a Monteverde, “La luce è sempre uguale ad altra luce…” (2003) e Giorgio Caproni a Monteverde,“Io, poeta del fil di voce” (2006).


Walter Siti. Scrittore, saggista e critico letterario, nel 2013, con il romanzo Resistere non serve a niente, vince il Premio Strega. Sempre con Rizzoli nel 2014 pubblica Exit strategy. È il curatore dell’opera completa di Pier Paolo Pasolini per la prestigiosa collana “I Meridiani” di Mondadori.


Dario Pontuale, critico letterario

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